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giovedì 7 dicembre ’17

1a settimana di Avvento

 

nell’immagine una fotografia di Howard Schatz

 

Proverbio del giorno

«Nessun uomo può essere felice se non ha stima di se stesso (Cina)»

 

Iniziamo la Giornata Pregando (Canti di Avvento)

Nessuno è così solo sulla terra da non avere un Padre nei cieli; nessuno è così povero nel mondo da non avere Te. Mi sento più sicuro se ti penso qui vicino; di nulla ho più paura se Ti so sul mio cammino; rinasce la speranza nel mio cuore un po’ deluso sul volto delle cose io ritrovo il Tuo sorriso. Canto a Te, Signore che hai fatto questo per amore, perché i tuoi figli avessero una casa.

 

AMBROGIO

A 30 anni era Console di Milano, capitale dell’Impero: l’imprevedibile accadde quando parlò alla folla con tanto buon senso e autorevolezza che si levò un grido: «Ambrogio Vescovo!». Cedette, quando comprese che era volontà di Dio. Distribuì i beni ai poveri e si dedicò alla Scrittura. Imparò a predicare, divenendo uno dei più celebri oratori del tempo e incantò Agostino che si convertì grazie a lui. Alla morte nel 397 lasciava un tesoro di insegnamenti in campo morale e sociale, impronta che si conserva ancor oggi.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio Matteo 7,21-27.

Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande». 

 

Riflessione Per Il Giorno (Da: “I racconti di un pellegrino russo”).

«Eccomi pellegrino, recitando senza posa la preghiera di Gesù che mi è più cara e più dolce di ogni altra cosa al mondo. Talvolta percorro più di 70 verste in un giorno e non mi accorgo di camminare; sento soltanto che recito la preghiera. Quando un freddo violento mi colpisce, recito la preghiera con maggior attenzione e ben presto mi sento caldo e confortato. Se la fame si fa troppo insistente, invoco più spesso il nome di Gesù Cristo e non mi ricordo più di aver avuto fame. Se mi sento male e la schiena o le gambe mi dolgono, mi concentro nella preghiera di Gesù e non sento più dolore. Quando qualcuno mi insulta, non penso che alla benefica preghiera di Gesù; immediatamente collera o pena svaniscono e dimentico tutto. Il mio spirito è diventato semplice, veramente. Non mi do pena per nulla, nulla mi occupa, nulla di quanto è esteriore mi trattiene; vorrei essere sempre in solitudine; per abitudine, non ho che un bisogno solo: recitare senza posa la preghiera, e quando lo faccio divento allegro. Dio sa che cosa si compie in me. Naturalmente tutte queste cose sono soltanto impressioni sensibili o, come diceva lo starets, l’effetto della natura e di un’abitudine acquisita; ma non oso ancora mettermi a studiare la preghiera nell’intimo del cuore, sono troppo indegno e troppo stupido. Aspetto l’ora di Dio sperando nella preghiera del mio starets defunto. Così non sono giunto ancora alla preghiera spirituale del cuore, spontanea e perpetua: ma, grazie a Dio, comprendo chiaramente ora quel che significa la parola dell’Apostolo che avevo udita un tempo: Pregate senza posa.»

 

Intenzione del giorno

Preghiamo per le diocesi lombarde e per i loro Vescovi e sacerdoti.

 

Don’t Forget! – 192° quadro de “1.000 quadri più belli del mondo”

DANIELE RICCIARELLI DA VOLTERRA: ELIA NEL DESERTO 1550-60 – Olio su tela – Casa Pannocchieschi d’Elci – Siena

 

Daniele Ricciarelli noto come Daniele da Volterra (1509 – 1566), è un pittore e scultore ricordato per la sua associazione, nel bene e nel male, con le ultime opere di Michelangelo: passò infatti alla storia col soprannome di “Braghettone” per aver coperto le nudità del Giudizio Universale nella Cappella

Sistina, nel 1565, dopo le decisioni del Concilio di Trento sull’arte religiosa. Grazie al suo intervento censorio però il progetto di demolire quegli affreschi considerati scandalosi fu accantonato. Il quadro che presentiamo, descrive il passo biblico di 1 Re 19,1ss con il profeta Elia costretto a rifugiarsi nel deserto per sfuggire alla persecuzione del Re Acab e della moglie Gezabele, in seguito alla sfida e alla successiva mattanza dei profeti dei Baal sul monte Carmelo. Il profeta Elia in questo quadro giace sfinito e scoraggiato a terra: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri» aveva esclamato prima di addormentarsi per la stanchezza. Tutto attorno a lui, dal bosco incombente, al cielo plumbeo che si specchia nel paesaggio e nel fiume, riflette il suo stato d’animo. Il profeta è solo: “Sono rimasto solo (io fedele all’alleanza) ed essi (i miei nemici) tentano di togliermi la vita” esclamerà una volta giunto sull’Oreb. D’altra parte la prossimità di Dio al profeta perseguitato è espressa non solo dalla pagnotta che Elia sta afferrando e dal vicino orcio di acqua dono dell’angelo, ma anche dalla luce che cade su di lui dall’alto. Il profeta è colto infatti nel momento del risveglio, dopo che l’angelo in sogno l’aveva esortato: “Alzati e mangia”. Stupendo il contrasto fra i colori accesi delle vesti del profeta e il grigiore che lo circonda. Sia nell’uso del colore che nel disegno del corpo è evidente la lezione del suo grande maestro, il Michelangelo giovanile della volta della Sistina.

 

 

 

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