venerdì 11 maggio ’18

6a Settimana di Pasqua

 

 

nell’immagine il volto della Vergine raffigurato da Filippi Lippi

 

Preghiera del giorno (P. Turoldo)

Padre, non sappiamo più ascoltare, nessuno più ascolta nessuno: nessuno fa silenzio. Abbiamo perso la capacità di contemplare e siamo diventati soli e vuoti, rumorosi e insensati e idolatri! Se l’angoscia ci assale donaci la grazia di credere alla tua fedeltà e al tuo amore al di là di tutte le apparenze; e con il tuo Spirito, sempre presente nella nostra storia. Amen.

 

Il Santo del Giorno – ZEFFIRINO NAMUNCURÀ

nasce nel 1886 a Chimpay, in Argentina. Suo padre Manuel, ultimo cacicco degli indios araucani, si era arreso 3 anni prima alle truppe della Repubblica argentina. A 11 anni il ragazzo è condotto a Buenos Aires: Zeffirino, entrato nel collegio salesiano, vuol diventare il 1° sacerdote araucano per evangelizzare i fratelli. Sceglie Domenico Savio come modello e diventa esemplare nella pietà, carità, doveri quotidiani, esercizio ascetico. A 17 anni va in Italia per proseguire gli studi ed è uno dei più bravi. Ma un male lo minava: la tbc. L’11 maggio 1905 muore a Roma. Dal 1924 i resti mortali riposano in patria, a Fortin Mercedes, dove folle di pellegrini accorrono a pregarlo.

 

Parola di Dio del Giorno (Giovanni 16,16-20)

Disse Gesù ai discepoli: «Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete». Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po’ ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?». Dicevano perciò: «Che cos’è mai questo “un poco” di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po’ ancora e mi vedrete? In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.»

 

BREVE COMMENTO AL VANGELO

Le parole del Vangelo ci additano in Gesù il Figlio e il Rivelatore del Padre. Il suo insegnamento, il suo ministero, il suo stesso stile di vita, tutto in Lui rinvia al Padre che è il centro della vita di Gesù, così come Gesù è l’unica via per accedere al Padre. “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,6). Gesù è il punto di incontro degli esseri umani con il Padre, che in Lui si è reso visibile: “Chi ha visto me ha visto il Padre”.

 

Riflessione Per Il Giorno (Storie Vere)

Carmen D’Agostino, 27anni, è diventata Suor Maria Vittoria della Croce indossando l’abito da sposa. Nel giorno della vestizione, accompagnata dal padre, come in ogni matrimonio, ha attraversato le poche decine di metri dall’ingresso della Chiesa Benedettina di Barletta all’altare, con la disarmante leggerezza e il volto pulito e libero di chi aspira alla congiunzione con l’Eterno. Anche il taglio di capelli fatto da una consorella è sembrato un atto meno crudele di quanto non appaia: mai come stavolta, infatti, ogni gesto e la intera cerimonia hanno richiamato l’essenza di una fede assoluta, di chi si dona a Dio, ma con una efficacia simbolica che può produrre sussulti anche nell’animo dello spettatore più pigro. Se Dio esiste, si è di sicuro palesato in quella cerimonia e nei gesti e sorrisi della giovane donna.

 

Intenzione del giorno

Preghiamo perché il dialogo fra Vangelo e culture

 

DON’T FORGET! …RICORDA!

11/05/1961: a Clusone muore don Giuseppe Rota, bravo prete del PSV

 

IL PERSONAGGIO DELLA SETTIMANA:

P. MATTEO RICCI

 

Nato a Macerata il 6-10-1552 da nobile famiglia, inizia gli studi dai gesuiti e nel 1568 si trasferisce a Roma per completare la sua formazione. Nel 1572 entra nel noviziato a S. Andrea al Quirinale e dal tedesco P. Cristoforo Clavio eredita la passione per le scienze: matematica, astronomia, cartografia e per la conoscenza dei classici. All’epoca, i gesuiti mirano a espandersi in Cina e P. Ricci è tra i destinati al trasferimento: ordinato sacerdote, nel 1582 salpa alla volta di Macao.

MATTEO RICCI e XU GUANGQI

(In una illustrazione del 1670)

(sotto) Tomba di Matteo Ricci a Pechino

Dopo avere tentato nel 1598 di raggiungere Pechino, Padre Matteo Ricci rientra a Nanchino dove rimane fino al 1601, anno in cui riesce finalmente a raggiungere la capitale. Non sono però anni infruttuosi: in questo periodo cresce e si rafforza il legame di stima reciproca con la classe colta e con le schiere governative cinesi tanto che, proprio grazie al rispetto di cui gode presso di esse, viene raccomandato per il suo ingresso a Pechino, capitale del “Regno di Mezzo”, alla Corte Imperiale di Wanli. La fama di teologo, predicatore e letterato lo precede: l’Imperatore, colpito dallo straniero, gli permette di fondare una chiesa (a spese dell’erario) e lo introduce nella cerchia dei mandarini, i più importanti funzionari imperiali. Quando P. Ricci muore nel 1610, la comunità cristiana cinese, da lui fondata, contava 500 convertiti di cui 400 a Pechino. Tra i neofiti spiccano figure di primo piano della vita sociale, culturale e politica cinese e alcuni parenti dell’Imperatore. Padre Ricci riceve, forse, il più alto riconoscimento, cioè il privilegio imperiale di un terreno di sepoltura nella capitale in quella che oggi è la School of Beijing Municipal Committee. Tale onore (gli stranieri non potevano essere inumati a Pechino) è concesso dall’Imperatore su richiesta dei compagni in virtù del suo amore e della sua profonda stima per il popolo e la cultura cinesi. La tomba del gesuita si trova all’interno del Cimitero di Zhalan nel Collegio Amministrativo di Pechino, situato nei pressi del Tempio delle Cinque Pagode, alla periferia nord-ovest della città.

Xu Guangqi, mandarino imperiale della dinastia Ming, convertito al cristianesimo non rinunciò al confucianesimo e collaborò con Ricci per la traduzione in cinese della geometria euclidea e in latino di Confucio ed è considerato precursore ante litteram del dialogo di civiltà.

 

 

 

 

 

 

 

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