Martedì 26 maggio 2026

     

    VIII Settimana del T. Ordinario

     

    Avvenne il 26 maggio…

    1432 – Apparizione della Madonna a Giannetta de’ Vacchi, a Caravaggio in provincia di Bergamo

    1538 – La città di Ginevra espelle Giovanni Calvino;

    1595 – Muore a Roma San Filippo Neri, fondatore dell’oratorio;

    1805 – Napoleone incoronato re d’Italia nel Duomo di Milano con la Corona ferrea

    1940 – Le forze alleate in Francia iniziano una gigantesca ritirata da Dunkerque.

    1986 – La Comunità europea adotta la bandiera europea;

     

    Aforisma di Cechov

    «Noi facciamo più facilmente dono del nostro cuore che della nostra borsa».

     

    Santo del giorno

    Figlio di un notaio fiorentino, ricevette una buona istruzione e fece pratica dell’attività del padre; ma subì l’influenza dei domenicani di S. Marco, dove Savonarola era stato frate, e dei benedettini di Montecassino e a 18 anni abbandonò gli affari e andò a Roma. Là visse come laico per 17 anni e si guadagnava da vivere facendo il precettore, scrisse poesie e studiò filosofia e teologia.

    Nel 1538 Filippo Neri cominciò a lavorare fra i giovani della città e fondò una confraternita di laici che si incontravano per adorare Dio e per dare aiuto ai pellegrini e ai convalescenti. Filippo passava molto tempo in preghiera e nel 1544 sperimentò un’estasi di amore divino che lasciò un effetto fisico permanente sul suo cuore.

    Nel 1551 fu ordinato prete e andò a vivere nel convitto di S. Girolamo, dove si fece un nome come confessore, ma la sua occupazione principale era ancora il lavoro tra i giovani che aveva organizzati nella Congregazione dell’Oratorio; per la società, costruì una nuova chiesa, S. Maria “in Vallicella”. La sua influenza sui romani del tempo fu incalcolabile.

     

    Preghiera Colletta

    O Dio, che sempre esalti i tuoi servi fedeli con la gloria della santità, infondi in noi il tuo santo Spirito, che infiammò mirabilmente il cuore di san Filippo Neri. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen

     

    Parola di Dio Giovanni 19,25-34

    In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».

    Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

     

    Riflessione del giorno

    Il sacco di Roma del 1527 provocato dalla calata nella città eterna dei lanzichenecchi tedeschi aveva devastato profondamente la città: miseria, furti, bande di ragazzini lasciati a sé stessi affollavano le strade. In questo clima di tensione sociale, Filippo Neri dà vita a quello che prenderà il nome di “Oratorio”. Una sorta di centro di aggregazione ante litteram, dove la pratica religiosa si mescolava al recupero sociale, ma anche alla musica, alla parola, al canto.

    Non si trattava di un semplice ritrovo per ragazzi sbandati: l’Oratorio accoglieva anche nobili, intellettuali, uomini e donne di diversa estrazione, tutti coinvolti in un’esperienza di spiritualità condivisa, ma con uno stile totalmente nuovo.

    Durante gli incontri, infatti, non era raro che Filippo interrompesse la lettura del Vangelo con intermezzi cantati, spesso sonetti scritti da lui stesso, per rendere più vivace e accessibile il messaggio. Così, quasi senza volerlo, l’Oratorio divenne anche laboratorio musicale: le antiche laudi popolari si trasformarono in composizioni a più voci, accompagnate da strumenti, creando una nuova forma di partecipazione liturgica.

    Secondo alcuni studiosi, come Francesco Danieli, da questa sensibilità estetica prese forma un nuovo modo di catechizzare: Filippo Neri ha influenzato in modo diretto e indiretto la pedagogia cattolica post-tridentina lasciando una traccia indelebile nella storia della pedagogia. Un modello in cui l’arte non era fine a sé stessa ma strumento concreto di annuncio del Vangelo e di crescita personale.

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché la goa e l’ottimismo di S. Filippo Neri e di molti santi caratterizzi anche la chiesa di oggi rendendola capace di vivere e testimoniare la gioia del Vangelo.

     

    PARROCCHIE BERGAMASCHE: 4) ALBEGNO 

    La parrocchia di ALBEGNO appartiene al COMUNE DI TREVIOLO con altre 3 parrocchie: TREVIOLO, CURNASCO E RONCOLA. Prima di prendere in considerazione ogni parrocchia, diamo uno sguardo sommario alla storia del Comune. 

    Treviolo è un comune di 10.909 abitanti dell’hinterland di Bergamo e si compone di 4 nuclei abitati: Treviolo, Albegno, Curnasco e Roncola.  I primi insediamenti umani furono forse quelli di alcune tribù di Liguri: in seguito si stanziarono gruppi di Galli Cenomani, ma fu con l’epoca romana che il nucleo abitativo ebbe notevole sviluppo, come dimostrano i numerosi reperti rinvenuti sul territorio (resti di costruzioni, monete, sepolture romane). Alla caduta dell’impero Romano, la zona forse si spopolò: ma l’arrivo dei Longobardi, come risulta da documenti dell’anno 774, favorì la ripresa. Nell’871 in alcuni atti si menziona ALBINEAS (Albegno), mentre TREVILIO appare in carte risalenti al 910 (solo nel 1174 apparirà come TRIVILIOLO). La vicinanza alla città li rese ambiti dalle fazioni guelfe e ghibelline, che miravano ad assumerne il controllo.

    Numerose furono le devastazioni territoriali, alle quali si cercò di porre fine con la costruzione, nel XIII secolo, di un castello in Albegno. Gli scontri raggiunsero l’apice nell’anno 1405, quando Treviolo fu sottoposto a un violento attacco da parte della famiglia guelfa dei Colleoni di Trezzo sull’Adda, che distrussero edifici ed uccisero numerosi abitanti della fazione avversa. La situazione tornò alla normalità solo all’inizio del XV sec. con il dominio Veneto che ristabilì l’equilibrio sociale e risollevò l’economia, favorendo lo sviluppo agricolo. A seguito di questo si sviluppò anche la Roncola, situata sulle rive del fiume Brembo.

    I secoli successivi videro l’arrivo della dominazione francese al termine del XVIII secolo, a cui poi subentrarono nel 1815 gli austriaci, per poi passare al Regno d’Italia nel 1859. Solo nel 1927 il comune assunse le attuali dimensioni, quando a Treviolo vennero accorpate le altre frazioni. Il luogo di maggior rilevanza storica è il castello di Albegno, esistente già nell’XI secolo. Di tale edificio oggi si possono ancora vedere la torre e l’ingresso, nonché parte della cinta muraria.

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