Lunedì 22 giugno 2026

     

    XII Settimana Tempo Ordinario

     

    Avvenne il 22 giugno…

    776 a.C. – Data tradizionale dei primi giochi olimpici, svoltisi a Olimpia in Grecia

    207 a.C. – I Romani distruggono l’esercito di Asdrubale nella battaglia del fiume Metauro

    431 – Nel Concilio di Efeso viene pronunciato il dogma di fede della Theotókos, la Madre di Dio

    1815 – Napoleone Bonaparte abdica al trono dopo la sconfitta di Waterloo di 4 giorni prima

    1940 – 2.a guerra mondiale: la Francia firma il 2° armistizio di Compiègne con la Germania nazista

    1941 – 2.a guerra mondiale: la Germania nazista invade l’Unione Sovietica senza dichiarazione previa

    1945 – Si conclude la battaglia di Okinawa con la vittoria degli Stati Uniti d’America

     

    Aforisma di S. Tommaso Moro 

    “Che io abbia la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io abbia la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere”.

     

    Preghiera Colletta

    Donaci, o Signore, di vivere sempre nel timore e nell’amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen

     

    Santi del Giorno

    S. TOMMASO MORO

    MARTIRE

    Nato il 7-2-1478 a Londra e morto il 6-7-1535 a Londra

    S. GIOVANNI FISHER

    MARTIRE

    Nato nel 1469 a Beverley e morto il 22-6-1535 a Londra

    Thomas More, avvocato, scrittore e uomo politico inglese ha coniato il termine «utopia» nel suo libro omonimo nel quale indica un’immaginaria isola dotata di una società ideale, ma è ricordato soprattutto per il suo rifiuto alla rivendicazione di Enrico VIII di farsi capo supremo della Chiesa d’Inghilterra, una decisione che mise fine alla sua carriera politica conducendolo alla pena capitale con l’accusa di tradimento.

    Nel 1935, è stato proclamato santo da Papa Pio XI e più tardi lo sarà anche dalla chiesa anglicana insieme l’amico John Fisher, vescovo di Rochester, decapitato pochi giorni prima lui. Nel 2000 S. Tommaso Moro venne dichiarato patrono degli statisti e dei politici da Giovanni Paolo II.

     

    Parola di Dio del giorno Matteo 7,1-5

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

     

     Riflessione Frammenti di vita

    Al Patronato dove convivono persone di una trentina di nazioni, bisogna sviluppare capacità di ascolto, pazienza e tolleranza non comuni. Ma ci sono casi in cui uno si dà per vinto, come quando un giovane ospite mi fa notare che la sua famiglia è in Africa, “ma qui il mio padre sei tu. Perché non mi aiuti?”. Non capisco: lo si è aiutato a ottenere il permesso di soggiorno e il lavoro; gli si è data una stanza singola e grazie a noi ha superato un grave momento di crisi.

    Cosa vuole ancora? “A 30 anni non ho ancora una donna: tu che conosci tante italiane, perché non me ne procuri una per moglie?” Mi è stato chiesto di tutto e di più, mai però di fare il “sensale di matrimonio”! Per contro c’è chi senza chiedere nulla, ottiene tutto. È il caso di un giovane muscoloso come un body-builder, ma educato come un gentiluomo, che giunto in Spagna dall’Africa, si è spostato in Germania, poi in Italia e infine a Bergamo dove ha trovato ospitalità da noi.

    Qui con tenacia, dopo aver ottenuto i documenti, ha cercato e trovato un lavoro ben retribuito grazie a capacità di adattamento e serietà d’impegno. Poi sempre da solo ha acceso un mutuo per l’appartamento ed è tornato in Africa a sposarsi, riuscendo poi a ottenere il ricongiungimento familiare. Da pochi giorni è nata sua figlia e vedendo quest’omone che piangeva e ringraziava tutti, ci siamo commossi e siamo stati noi a ringraziare insieme a lui anche il buon Dio.

     

    Intenzione di preghiera

    Per i giudici e quanti operano nel campo della giustizia, perché svolgano la loro azione con onestà e retta coscienza, cercando sempre la verità e il rispetto di ogni uomo. Preghiamo. 

     

    Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo

    HONORÉ DAUMIER: LA LAVANDAIA

    1863 circa, olio su legno, 49 x 33,5 cm. Parigi, Musée d’Orsay

    Honoré Daumier (1808-1879) si interessò sempre alla condizione dei lavoratori delle città industrializzate del Secondo Impero in Francia. La sua fu un’arte di denuncia verso la povertà del popolo e la precarietà del loro lavoro. La Lavandaia è un dipinto che denuncia la pesante fatica alla quale erano sottoposte le donne del popolo al servizio della classe borghese. Come Millet anche Daumier assunse come soggetti principali le classi più povere rappresentandole senza l’ottica folcloristica o pittoresca tipica del XVIII secolo. Infatti la Lavandaia o i contadini di Millet assumono una tragicità che li rende protagonisti di un dramma epocale. 

    La Lavandaia sale a fatica i gradini che conducono alla Senna. Il braccio sinistro stringe un fardello di panni appena lavati. Con la destra accompagna nella salita la figlioletta che ha portato con sé al lavoro. La donna è vestita con abiti semplici che la ricoprono interamente. La bambina indossa un’ampia veste priva di ogni decorazione. La bimba che stringe una mestola tra le mani, sembra già destinata a perpetuare il lavoro della madre. +Né il volto della lavandaia né della bambina si vedono: ma non è importante la loro identità, poiché il loro è un ritratto simbolico di tutta la classe dei lavoratori. In basso si intravede scorrere l’acqua della Senna e sullo sfondo la veduta è chiusa dai bastioni e dalle abitazioni dei parigini. L’attenzione che l’arista rivolge agli umili si unisce in questo quadro a una pulsione di forza e di monumentalità che ricorda Michelangelo e che svela allo spettatore una sorta di “allegoria reale”.

     

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