Al Patronato dove convivono persone di una trentina di nazioni, bisogna sviluppare capacità di ascolto, pazienza e tolleranza non comuni. Ma ci sono casi in cui uno si dà per vinto, come quando un giovane ospite mi fa notare che la sua famiglia è in Africa, “ma qui il mio padre sei tu. Perché non mi aiuti?”.
Non capisco: lo si è aiutato a ottenere il permesso di soggiorno e il lavoro; gli si è data una stanza singola e grazie a noi ha superato un grave momento di crisi.
Cosa vuole ancora? “A 30 anni non ho ancora una donna: tu che conosci tante italiane, perché non me ne procuri una per moglie?” Mi è stato chiesto di tutto e di più, mai però di fare il “sensale di matrimonio”! Per contro c’è chi senza chiedere nulla, ottiene tutto.
È il caso di un giovane muscoloso come un body-builder, ma educato come un gentiluomo, che giunto in Spagna dall’Africa, si è spostato in Germania, poi in Italia e infine a Bergamo dove ha trovato ospitalità da noi.
Qui con tenacia, dopo aver ottenuto i documenti, ha cercato e trovato un lavoro ben retribuito grazie a capacità di adattamento e serietà d’impegno. Poi sempre da solo ha acceso un mutuo per l’appartamento ed è tornato in Africa a sposarsi, riuscendo poi a ottenere il ricongiungimento familiare.
Da pochi giorni è nata sua figlia e vedendo quest’omone che piangeva e ringraziava tutti, ci siamo commossi e siamo stati noi a ringraziare insieme a lui anche il buon Dio.








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