Avvenne il 20 agosto…
479 a.C. – A Platea, le città greche, comandate dal generale spartano Pausania, respingono i persiani.
1794 – Battaglia di Fallen Timbers: i bianchi costringono i guerrieri nativi a una fuga disordinata
1940 – Il rivoluzionario russo Lev Trockij è ferito mortalmente a Città del Messico da un sicario
1968 – 200.000 soldati del Patto di Varsavia e 5000 carri armati invadono la Cecoslovacchia per porre fine alla Primavera di Praga
1991 – L’Estonia dichiara l’indipendenza dall’Unione Sovietica.
Aforisma di S. Bernardo di Chiaravalle
“L’impunità provoca la temerarietà e questa apre la via a ogni eccesso.”
Santo del giorno
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Nacque nel 1090 a Fontaines-lès-Dijon, in Francia; il padre era vassallo del duca di Borgogna. È 15enne quando gli muore la madre e iniziò per lui un periodo incerto, fino a che, a 22 anni, entrò fra i benedettini di Citeaux. Nel 1109 fondò il monastero di Chiara Valle – Clairvaux, di cui diviene abate fino alla morte, sopravvenuta il 20-8-1153. Dalla fondazione di Clairvaux la vita di Bernardo acquista un ruolo di rilievo nell’ambiente monastico e in quello ecclesiastico e politico, negli affari della Chiesa e in quelli degli Stati. Tutta l’Europa lo conosce e molti lo consultano per consigli privati e pubbliche decisioni. Ben presto diventa garante dell’osservanza della Regola di Benedetto secondo il rigoroso senso di Roberto di Molesme e di Stefano Harding e nasce l’ordine cistercense. Bernardo fu un maestro di vita spirituale, un mistico e un uomo di Dio. |
Preghiera Colletta
O Dio, che hai preparato beni invisibili per coloro che ti amano, infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore, perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa, otteniamo i beni da te promessi, che superano ogni desiderio. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio Matteo 22,1-14
Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Riflessione di don Davide Rota
Certi avvenimenti sono così assurdi e paradossali che la gente (la stampa, i media, i giudici e i politici) si rompe la testa per cercare di capire cosa ci sia sotto e moltiplica le ipotesi, i sospetti, le spiegazioni col risultato che tutti dicono la loro e non si capisce più niente, ma soprattutto non si capisce chi sia il colpevole e chi la vittima o meglio se non sia la vittima a essere il colpevole e viceversa. In questi casi può essere utile applicare “il rasoio di Occam” cioè quel principio filosofico e metodologico formulato dal filosofo inglese Guglielmo di Occam (1288-1347) nel XIV secolo, secondo il quale a parità di condizioni, si deve scegliere la spiegazione più semplice tra le tante teorie poiché richiede il minor numero di ipotesi o di elementi superflui. È quello che sta avvenendo con il caso del giornalista Sigfrido Ranucci davanti alla cui casa nell’ottobre 2025 è scoppiato un ordigno rudimentale… un attentato che è parso fin dall’inizio strano e ha dato il via alle indagini della polizia che hanno portato all’arresto di 4 persone a fine giugno e all’arresto e detenzione in carcere dell’amico fraterno di Ranucci, Valter Lavitola, il 10 agosto con l’accusa di essere stato lui ad aver organizzato l’attentato. A questo punto i dubbi, le spiegazioni, le accuse si sono moltiplicati e se prima ci si capiva poco, ora non ci si capisce più nulla. Eppure il metodo del rasoio di Occam potrebbe aiutare a far chiarezza: 1) se la sapienza popolare da sempre mette in guardia più dagli amici che dai nemici (dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io) un motivo ci sarà. L’amico infatti lo scegli tu, mentre il nemico il più delle volte lo subisci; e se scegli per amico uno che pensa di farti un favore facendoti scoppiare una bomba nel giardino di casa, vuol dire che la tua capacità di discernimento è ridotta…il che è strano per un giornalista d’inchiesta tra i più noti e apprezzati. 2) Se poi l’amico fraterno è noto soprattutto come “faccendiere” che ha fatto parlare di sé più per la fitta rete di affari tra politica, editoria e finanza che non per la limpidezza dei comportamenti, allora tutto si complica ulteriormente: infatti un altro proverbio sostiene: “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. 3) Il signor Ranucci si sa è un volto noto della Rai che lavora al programma Report da 20 anni nei quali ha svolto indagini e inchieste a tutto campo con imparzialità e rigore (ma questo lo dice lui). Uno così è mai possibile che abbia preso un abbaglio tanto colossale nella scelta del principale dei suoi collaboratori e confidenti? Ebbene sì, è possibile, perché se fai inchieste che ti danno notorietà e ti rendono intoccabile, finisci per crederci così tanto che prima o poi combini uno sbaglio tanto grosso da far franare tutto l’edificio costruito in tanti anni. 4) Questo caso che per certi aspetti è chiarissimo, sarà sicuramente manipolato dai tifosi e avversari sia di Report e delle sue inchieste, sia di Ranucci e dei suoi metodi, ai quali non interessa la verità, ma solo di far vincere il loro beniamino o far perdere il loro avversario perché proprio questo è il problema di tifosi e avversari: per loro non è stabilire la verità e la giustizia che conta, ma solo di riuscire ad avere ragione, così da consolidare il proprio potere.
Intenzione di preghiera
Preghiamo per le vittime (i morti, i feriti e chi ha perso tutto) dei terremoti che in questi giorni hanno sconvolto la Colombia e l’Indonesia.

RASOAMANARIVO è una principessa del Madagascar (Oceano Indiano) nata a Tananarive nel 1848 e appartenente a prestigiosa famiglia. Suo nonno è il 1° ministro della regina, carica ereditata da suo fratello maggiore. La madre la educa rispettando la religione locale. Quando nell’isola arrivano i missionari gesuiti francesi, alla loro scuola la bambina impara a conoscere la religione cattolica che entra nel suo cuore per sempre. Ha 13 anni e, contro il volere della famiglia, si fa battezzare con il nome Vittoria; si reca in chiesa tutti i giorni, prega, recita il Rosario – lo tiene sempre in mano, visibile a tutti – anche in gruppo, con gli schiavi, all’aperto. Aiuta i poveri, i prigionieri, i lebbrosi. Dona denaro alle chiese, alle scuole dei missionari, ai ricchi affinché rendano migliore la condizione degli schiavi. A difesa della Chiesa cattolica si schiera contro la famiglia e il governo quando vengono allontanati i missionari gesuiti, accusati di essere alleati con la Francia colonizzatrice. Diventa lei stessa punto di riferimento per i cattolici del Madagascar in assenza di sacerdoti e di suore, fino al ritorno nell’isola. La principessa vorrebbe diventare suora, ma la famiglia la convince a rinunciarvi. Viene data in sposa a Radriaka, figlio del primo ministro. Per volere di Vittoria il matrimonio viene celebrato alla presenza di un sacerdote cattolico. La principessa crede nel sacramento del matrimonio e desidera mantenere fede a tale unione per tutta la vita, ma il marito si rivela un uomo fragile, con il vizio del gioco e dell’alcol. È infedele, si accompagna ad altre donne che porta anche nella casa coniugale. Vittoria non perde la pazienza e continua ad amare suo marito. Quando torna a casa ubriaco gli lava i piedi, gli prepara da mangiare, lo mette a letto. A volte l’uomo si pente della sua condotta, però poi ricade nei suoi vizi. Vittoria potrebbe divorziare o accettare la corte di altri uomini, ma non cede alle tentazioni perché desidera rimanere fedele al matrimonio. Un giorno Radriaka rincasa gravemente ferito per una caduta: Vittoria lo cura e prega per lui, per la sua anima. Rimasta vedova e senza figli, ha tanti schiavi alle sue dipendenze e vorrebbe farne a meno, ma li tiene per non cederli ad altri padroni spietati. È loro amica e da loro è molto stimata. La principessa dal cuore d’oro muore nel 1894, amata da tutti. È stata proclamata beata da Giovanni Paolo II il 29-4-1989 e i suoi resti mortali sono venerati nella missione di Ambohipo.









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