Giovedì 15 ottobre 2026

     

    28.a settimana t. ordinario

     

    Avvenne il 15 ottobre…

    533 – Il generale bizantino Belisario conquista Cartagine, capitale del regno vandalo.

    1582 – Entra in vigore il calendario gregoriano, che sostituisce il vecchio calendario giuliano.

    1815 – Napoleone Bonaparte inizia l’esilio sull’Isola di Sant’Elena.

    1822 – Su istituzione del re Carlo Felice di Savoia, nasce il Corpo forestale dello Stato

    1872 – Italia: Giuseppe Perrucchetti fonda il Corpo degli Alpini

    1917 – La ballerina-spia olandese Mata Hari viene giustiziata.

    1990 – Michail Gorbačëv riceve il Premio Nobel per la pace.

    1993 – Nelson Mandela e Frederik de Klerk ricevono il Nobel per la pace, per aver liberato il Sudafrica dall’apartheid

     

    Aforisma di S. Paolo apostolo

    “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi”.

     

    Santo del giorno

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    Nata nel 1515, fu donna di eccezionali talenti di mente e di cuore. Fuggendo da casa, entrò a vent’anni nel Carmelo di Avila, in Spagna. Faticò prima di arrivare a quella che lei chiama la sua «conversione», a 39 anni. Ma l’incontro con alcuni direttori spirituali la lanciò a grandi passi verso la perfezione. Nel Carmelo concepì e attuò la riforma che prese il suo nome. Unì alla più alta contemplazione una intensa attività come riformatrice dell’Ordine carmelitano. Dopo il monastero di San Giuseppe in Avila, con l’autorizzazione del generale dell’Ordine si dedicò ad altre fondazioni e poté estendere la riforma anche al ramo maschile.

    Fedele alla Chiesa, nello spirito del Concilio di Trento, contribuì al rinnovamento dell’intera comunità ecclesiale. Morì a Alba de Tormes (Salamanca) nel 1582. Considerata dalla Chiesa “Madre degli spirituali”, cioè di chi cerca l’unione profonda con Dio, fu proclamata santa il 12-3-1622 e il 27-9-1970, da Paolo VI, Dottore della Chiesa. I più illustri teologi si stupivano nel vedere come da lei fossero state raccolte per scritto le massime di teologia mistica, tramandate dai Padri della Chiesa.

     

    Preghiera Colletta

    O Dio, che per mezzo del tuo Spirito hai suscitato santa Teresa di Gesù per mostrare alla Chiesa una via nuova nella ricerca della perfezione, concedi a noi di nutrirci sempre della sua dottrina e di essere infiammati da un vivo desiderio di santità. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli. Amen

     

    Parola di dio Luca 11,47-54

    In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario.

    Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

     

    Riflessione don Arturo commenta don Bepo      

    «Non possiamo sottrarci alla vita nella quale dobbiamo vivere. Dobbiamo far nostro l’insegnamento di S. Vincenzo alle cooperatrici. Noi constatiamo che lo spirito di penitenza non esiste: “Il benessere uccide lo spirito di sacrificio”. La nostra reazione: L’esempio delle reverende Suore. Amore vicendevole: Unione. 2) Vivere con i nostri ragazzi. 3) Le preghiere ben dette…don Bepo (3/3/1961).

     “Il benessere uccide lo spirito di sacrificio”: è una massima che don Giuseppe Vavassori, fondatore del Patronato S. V. di Bergamo ha ripreso dall’arcivescovo Fulton Sheen. Perché in modo efficace mette in evidenza che l’aumento del tenore di vita, delle comodità materiali e l’abitudine alle comodità indeboliscono la capacità umana di tollerare lo sforzo, la rinuncia e la fatica a lungo termine. Nella pedagogia di don Bepo, l’accentuazione dello spirito di sacrificio nasce dalla volontà di non privare le nuove generazioni del valore dello sforzo e della conquista personale, elementi fondamentali per la maturazione psicologica e spirituale.

    Don Bepo non intendeva però il sacrificio come una sofferenza fine a sé stesso, ma come la capacità di investire energie e rinunce personali per costruire qualcosa di grande e significativo per sé, per gli altri e per la società. Quando don Bepo ricordò ai suoi studenti che il benessere uccide lo spirito di sacrificio stava per cominciare il cosiddetto boom economico. Ora ne possiamo misurare le conseguenze. Il benessere sganciato da valori evangelici e morali porta a confondere desideri e bisogni: e a trasformare i desideri superflui in bisogni primari, rendendo la rinuncia non più una scelta virtuosa, ma una privazione intollerabile. S. Ilario vescovo di Poitiers nel terzo secolo scrisse con spirito profetico: «Oggi ci troviamo a lottare contro un persecutore subdolo, un nemico seducente.

    Un tentatore che non flagella il dorso, ma liscia il ventre; non esilia a vita, ma condanna a morte coprendo di ricchezze; non ci chiude in carcere, dandoci la vera libertà, ma ci accoglie nei suoi palazzi, e così ci rende schiavi; non ci tormenta i fianchi, ma si impossessa del nostro cuore; non decapita con il ferro della spada, ma uccide l’anima con l’oro; non ci minaccia apertamente del rogo, ma in segreto attira su di noi il fuoco della Geenna. Non ci sfida, per non essere sconfitto, ma prevale su di noi con l’adulazione. Professa il nome di Cristo per poi sconfessarlo; si adopera per la conciliazione e ci toglie la pace; opprime gli eretici per fare sparire i cristiani; copre di onori i sacerdoti perché non vi siano più pastori; costruisce chiese e distrugge la fede». Profezia che fa pensare.

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo per la Chiesa, sposa di Cristo: perché colmata di Spirito Santo, segua fedelmente la parola di Gesù per recare a ogni creatura il lieto annuncio della salvezza.

     

    Don’t Forget! Santi della Carità

    BEATO ANICETO KOPLIN

    CAPPUCCINO MARTIRE 1875-1941

    Nato il 30-6-1875 in Preußisch-Friedland, Germania, Adalberto (nome di battesimo) era il più piccolo di 12 fratelli, di una famiglia tutt’altro che benestante. Cresciuto conobbe i cappuccini noti in quel tempo per il loro apostolato sociale e nel 1893 entrò nel convento di Sigolsheim in Alsazia (in Prussia tutti i conventi cappuccini erano stati soppressi) e ricevette il nome di Aniceto (= l’invincibile). Il 15-8-1900 fu consacrato sacerdote per svolgere il suo ministero nella regione della Ruhr come assistente dei polacchi. A casa aveva infatti un po’ studiato polacco e l’aveva poi migliorato negli anni di studio. Egli riusciva a capire gli operai ed essi capivano lui.

    La svolta fondamentale nella vita di p. Aniceto avvenne nel 1918 a Krefeld quando gli fu chiesto di rendersi disponibile per la riorganizzazione della vita ecclesiale a Varsavia. Con entusiasmo accettò questa sfida: la situazione economica dei polacchi era disastrosa e molti i poveri e le famiglie che vivevano in miseria. P. Aniceto sempre con il suo povero saio e con i sandali, lo si vedeva a piedi per le strade di Varsavia a chiedere la carità per i suoi poveri e ciò che riceveva lo riponeva nelle profonde tasche del suo mantello: pane, salsicce, frutta, verdura, dolci per i bambini. Spesso si caricava sulle sue spalle pesanti pacchi o trascinava grandi valige piene di beni di prima necessità. Era stimato per questo come “S. Francesco di Varsavia”. Quando non era in giro per i suoi poveri, sedeva nel confessionale della chiesa dei cappuccini.

    Molti i sacerdoti che andavano a confessarsi da lui compresi i vescovi Gall e Gawlina, e anche dal cardinale Kakowski e dal nunzio apostolico Achille Ratti, futuro Pio XI e a loro come penitenza imponeva di fare un’elemosina per i poveri. P. Aniceto chiedeva ai ricchi pane per i poveri, ma invitava questi a pregare per sé e per i ricchi: davanti a Dio ognuno porta la responsabilità dell’altro. Aniceto Koplin era tedesco ma intravide e capì lo spirito anticristiano del nazismo e la sua visione demoniaca del mondo. Avendo sperimentato l’onestà e la fede dei polacchi, non poteva non schierarsi dalla loro parte, fino ad assumere in una radicale solidarietà, il nome di Koplinski. Nella prima settimana dell’occupazione tedesca in Polonia, egli rimase in convento. Ma subito lo si vide impegnato nell’aiuto ai suoi poveri e anche a coloro che dovevano fuggire a causa della violenza nazista. Dall’ambasciata tedesca ottenne i necessari permessi per ottenere viveri, vestiti, scarpe e medicine. Il padre Koplinski si impegnò anche per i cristiani non cattolici e per gli ebrei.

    Per la Gestapo i cappuccini e in particolare p. Koplinski erano fumo negli occhi. Il giorno dell’Ascensione del 1941 ebbe luogo il primo interrogatorio. È possibile ritenere che il padre cappuccino avrebbe salvato la sua vita, se si fosse appellato alla sua cittadinanza tedesca, ma non lo fece. Il 28-6-1941, venne arrestato insieme ad altri 20 confratelli e rinchiuso nella prigione di Pawiak dove vennero rasati dei capelli e della barba e spogliati dei loro abiti religiosi ma fu concesso loro di conservare il breviario. Il 3 settembre furono caricati tutti in un carro bestiame per essere trasportati ad Auschwitz, dove ricevettero la casacca a strisce e un numero di prigionia. Avendo 66 anni P. Aniceto venne destinato nel blocco degli invalidi, vicino a quello dei destinati allo sterminio e ni giorni successivi fu maltrattato e torturato. 

    Colui che fino a poco tempo prima aveva urlato per difendere i poveri e condannare il peccato, ora taceva e pregava. Il 16 ottobre gli aguzzini dopo un breve processo, buttarono il p. Aniceto insieme ad altri prigionieri in una fossa e gettarono sopra di loro calce viva; una morte atroce, dopo essere vissuto povero ed essersi impegnato per i poveri, Aniceto Koplin è morto nella fede che la sua sofferenza e morte costituiva un aiuto per riconciliare gli animi divisi della Germania e della Polonia, dei giudei e dei cristiani, dei cattolici e dei protestanti, dei poveri e dei ricchi.

     

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