E’ bene non prendersela troppo

     

    È proprio vero che non si finisce mai di imparare: a me in pochi giorni sono capitate due occasioni.

    Mercoledì 8 marzo, alla fine della Messa un amico mi fa: «Si capisce che non sei sposato: te de dòne te capeset negòt!». «Perché?» chiedo.

    «Oggi è la giornata della donna, no? In questo giorno i maschi a una donna regalino fiori, facciano gli auguri e ricordino che le parole più apprezzate sono quelle che non diranno.

    Tu non hai regalato i fiori e passi, ma sei proprio un prete e non ce la fai a stare zitto nemmeno nel giorno in cui solo le donne possono parlare di sé stesse».

    Devo ammettere che aveva ragione! Giorni prima ero andato in ospedale per degli esami, accompagnato da un amico di due anni meno: faticavo a reggermi in piedi per il dolore a una gamba e il malessere diffuso ed ero tutto imbacuccato con la mascherina che lasciava scoperta solo parte del viso.

    Un’infermiera si rivolge al mio amico e gli fa: «Inviti suo papà a sedersi, per non stancarsi troppo». Di colpo ho scoperto che la mia età non era né quella anagrafica (73 anni) né quella che la testa mi faceva illudere di avere (una decina in meno), ma che agli occhi altrui io ero un ultranovantenne male in arnese.

    Così ho imparato che se anche ci si impegna a dire e a fare tutto bene, non è detto che gli altri capiscano. Ma ho imparato pure che è bene non prendersela troppo…

     

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