XI Settimana Tempo Ordinario
Avvenne il 18 giugno…
1155 – Federico Barbarossa è incoronato sacro romano imperatore.
1778 – Le truppe britanniche, nella guerra d’indipendenza americana, abbandonano Filadelfia.
1815 – Napoleone Bonaparte è sconfitto durante la battaglia di Waterloo.
1836 – Il generale Alessandro La Marmora istituisce il corpo militare dei Bersaglieri;
1940 – Charles de Gaulle, da Radio Londres (BBC), lancia l’appello al popolo francese, invitandolo a resistere all’invasore nazi-fascista.
1979 – Stati Uniti e Unione Sovietica firmano l’accordo SALT II.
Aforisma di S. Antonio da Padova
“Il diavolo ha terrore soprattutto di due cose: del fuoco della carità e della via calpestata dell’umiltà.”.
Santo del Giorno

Gregorio Barbarigo nasce a Venezia il 16-9-1625. A due anni rimane orfano di madre. Il padre, senatore della Repubblica di Venezia, lo manda nel 1643 assieme all’ambasciatore veneziano Alvise Contarini a Münster in Germania dove incontra il cardinal Chigi, l futuro Papa Alessandro VII che lo incarica di coordinare i soccorsi agli appestati dell’Urbe. Il Papa ha grande fiducia in questo 31enne sacerdote veneziano.
Nel 1667 lo nomina vescovo di Bergamo dove rimane 7 anni, poi lo crea cardinale. Gregorio agisce secondo lo stile del suo modello: Carlo Borromeo. Passa poi a Padova dove dà grande slancio al seminario, puntando molto sul sapere teologico, biblico, ma anche delle lingue orientali.
Si fa anche riformatore dei costumi del clero. «Mangia con la servitù e non lascia mai d’insegnare la dottrina cristiana, di fare missioni e assistenza ai moribondi», narra un testimone. Muore nel 1697. Beato dal 1761 verrà proclamato santo da Giovanni XXIII nel 1960.
Preghiera Colletta
O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici sempre con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio Matteo 6,7-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Riflessione del Cardinal Carlo Maria Martini
È necessario avere della preghiera una visione ampia, totale e inesauribile: la preghiera è una realtà di cui nessun uomo ha scrutato i confini; è un’esperienza di cui nessun uomo ha varcato le ultime soglie. Siamo sempre in cammino, e più si va avanti più si scoprono orizzonti, più si cammina e più si avanza. La preghiera, infatti, è essenzialmente un mistero e, come tale, viene da Dio creatore del cielo e della terra. Così ci spiega la bellissima esclamazione di sant’Agostino: «Ci hai fatti per te, o Dio, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te».
Da quando l’uomo è apparso sulla terra è incominciata la storia della preghiera; uomini e donne di diverse religioni si sono rivolti e si rivolgono in preghiera all’Essere supremo a cui danno nomi diversi. La preghiera è la risposta immediata che sale dal cuore della persona umana quando si mette di fronte alla verità dell’essere. Questo può avvenire in molti modi. Per qualcuno può essere un paesaggio di montagna, un momento di solitudine nel bosco, l’ascolto di una musica che fa dimenticare la realtà che ci circonda, che ci libera dalla schiavitù delle invadenze quotidiane, dalle cose che ci sollecitano continuamente; allora facciamo un respiro un po’ più ampio del solito, avvertiamo qualcosa di indefinibile che ci muove dentro, ci sentiamo pienamente noi stessi e, quasi istintivamente, eleviamo una preghiera: Grazie, mio Dio. Ciascuno di noi, penso, ha sperimentato nella propria vita l’uno o l’altro di questi momenti.
Forse in una serie di circostanze felici si è trovato a esprimere il ringraziamento a Dio traendolo dal fondo del proprio essere: è la preghiera naturale, la preghiera dell’essere. Ogni nostra educazione alla preghiera parte quindi da un semplicissimo principio: l’uomo che vive a fondo l’autenticità del suo esistere, prova spontaneamente l’esigenza di esprimersi attraverso parole, mute o pronunciate, rivolgendosi a Colui che l’ha creato.
Sta a noi cercare di favorire quelle condizioni che ci mettono in stato di autenticità, di cercare dentro di noi la voce misteriosa di Dio per ascoltarla e risponderle, di ravvivare il senso di gratitudine per il dono della vita, della creazione, di quanto di bello e di buono esiste nel mondo. Non sarebbe giusto trascurare l’educazione alla preghiera dell’essere, perché questa ci aiuta a comprendere che la preghiera è una realtà misteriosa, ma facilissima, che nasce «dalla bocca e dal cuore dei lattanti» (cfr. Salmo 8,3), che sgorga quando la persona – il bambino, l’adolescente, il giovane, l’adulto, l’anziano – si pone di fronte a sé in condizioni di distensione, calma, serenità, pace.
Intenzione di preghiera
Santi e beati della carità
S. Benvenuto da Gubbio 1190-1232


Nato da nobile famiglia di Gubbio verso il 1190, diede una svolta radicale alla sua vita quando incontrò S. Francesco d’Assisi nel 1222. Attratto dalla radicalità evangelica del santo, Benvenuto abbandonando le armi e le comodità del suo rango rinunciò al suo passato e si unì all’Ordine francescano come fratello laico, dedicandosi con fervore al servizio dei più emarginati: i lebbrosi.
La scelta di Benvenuto non fu banale. In un’epoca in cui la lebbra era considerata una malattia orribile e contagiosa, egli si dedicò con abnegazione al servizio dei lebbrosi, assumendo la cura dei loro corpi e anime negli ospedali. In questo umile e faticoso ministero, Benvenuto raggiunse le vette della santità, manifestando un’autentica carità compassionevole che lo rese un esempio luminoso per i suoi confratelli.
Oltre al suo impegno verso i lebbrosi, Benvenuto si distinse per la sua profonda vita interiore, caratterizzata da una intensa contemplazione mistica, da un amore ardente per l’Eucaristia e da una straordinaria pazienza nelle lunghe e dolorose malattie che lo afflissero. Queste virtù, unite al suo servizio umile e disinteressato, lo resero un modello di santità ammirato da tutti coloro che lo conobbero. Benvenuto da Gubbio si spense a Corneto, in Puglia, intorno al 1232.








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