Giovedì 2 luglio 2026

     

    XIII Settimana del T. Ordinario

     

    Avvenne il 2 luglio…

    1777 – Il Vermont diventa il primo stato americano ad abolire la schiavitù.

    1897 – Guglielmo Marconi, a Londra, brevetta la radio.

    1900 – Primo volo di uno Zeppelin vicino a Friedrichshafen, sul lago di Costanza.

    1990 – In Arabia Saudita 1426 pellegrini muoiono schiacciati dalla folla alla Mecca

    1993 – A Mogadiscio, nel corso della battaglia del pastificio, cadono tre soldati italiani. 

     

    Aforisma di John Steinbeck

    “Le leggi cambiano, ma le cose giuste restano uguali. Ognuno ha il diritto di fare quello ch’è giusto.”

     

    Santo del giorno

    Diventa patrono di una città mentre era ancora in vita. Lecce, estate del 1616: il padre gesuita Bernardino Realino sta morendo, 42 anni dopo esservi arrivato. I reggitori del Municipio lo vanno allora a visitare in forma ufficiale. E gli fanno richiesta di voler essere il protettore della città. Lui, che tanto aveva fatto del bene a Lecce, acconsente.

    Nato in una famiglia illustre di Carpi, che per i suoi primi studi gli faceva venire i maestri a casa, fu poi mandato all’Accademia modenese. A 26 anni, si laurea in diritto civile e canonico. Sotto la protezione di Cristoforo Madruzzo, Bernardino si avvia sulla strada dei «pubblici uffici». A un certo punto, però, la sua carriera s’interrompe.

    Bernardino Realino frequenta i Gesuiti ed entra nella Compagnia. Nel 1567 è ordinato sacerdote e diventa il maestro dei novizi gesuiti. Sette anni dopo, a Lecce, crea un collegio al quale si dedicherà fino alla morte. Papa Pio XII lo proclamerà santo nel 1947.

     

    Preghiera Colletta

    O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen

     

    Parola di Dio Matteo 9,1-8

    In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».

    Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Alzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Alzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua».

    Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini. 

     

    Riflessione don Arturo commenta don Bepo

    «Un episodio gentile ha chiuso la riunione: due profughi del Polesine, ospiti del Patronato hanno offerto al Vescovo, al Prefetto, al Sindaco e alle altre Autorità, un mazzo di garofani bianchi. La nostra casa, infatti, ne aveva ospitati 8, e gli abitanti del Patronato avevano raccolto ben 100 mila lire per i fratelli alluvionati del Polesine. I poveri per i più poveri. A chiudere la giornata c’è stata la processione con il Santissimo nel cortile interno della Casa, gioiosamente pavesata e corsa da festoni di luce». (Cronaca 1952 -30- novembre 1952 bollettino del Patronato).

    Offrire un mazzo di garofani bianchi è un gesto di gentilezza, un modo di trattare gli altri che si manifesta nel tratto, nell’attenzione a non ferire con le parole o i gesti e di prossimità per alleviare il peso degli altri. Lo stile gentile comprende il «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano», invece di «parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano». Oggi raramente si trovano tempo ed energie disponibili per soffermarsi a trattare bene gli altri, a dire “permesso”, “scusa”, “grazie”.

    Eppure ogni tanto si presenta il miracolo di una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza. È mettere come motore della vita non la sfiducia verso l’altro o l’indifferenza, ma una concreta capacità di empatia, tanto nelle cose grandi come in quelle che ci sembrano briciole o semplici dettagli.

    La gentilezza esige da noi che prima di qualsiasi giudizio ci mettiamo al posto dell’altro e più frequentemente ci domandiamo che cosa egli provi, di cosa abbia bisogno, quale desiderio darebbe sollievo al suo animo o ne farebbe riaccendere il sorriso. La gentilezza è quella purezza di cuore che ci permette di guardare all’altro senza giudizi preventivi, con una disponibilità vera ad ascoltare e capire. La gentilezza ci insegna che amare non è sufficiente: occorre farlo con eleganza.

    Che dare, tanto per dare, non basta: bisogna farlo con delicatezza. La gentilezza ci esorta a costruire presenze che non siano soffocanti, conversazioni che non occupino inutilmente, doni che non leghino, ma a mettere l’altro al centro, scegliendo per noi il nascondimento di chi sa che la gioia vera sta nel servire.       

      

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo per le vittime, i feriti e i dispersi del terremoto in Venezuela e perché il paese riceva la solidarietà internazionale di cui ha bisogno in questi tragici momenti. 

     

    Don’t Forget! 10) PARROCCHIA ALBENZA (Comune ALMENNO S. BORTOLOMEO)

    La parrocchia di Albenza posta a 501 m. sul livello del mare a 17 km da Bergamo fa parte del Comune di Almenno S. Bartolomeo (Bergamo). La frazione prende il nome dal Monte Albenza che più che un monte è l’intero “dorsale” che si trova tra Roncola e il valico di Valcava (e che separa la Valle Imagna dalla Valle di S. Martino), la cui cima più alta è chiamata “Monte Linzone” (1320 m). Sotto la croce in vetta al Linzone c’è la rustica, ma affascinate chiesetta della S. Famiglia fatta costruire da Mons. Daniele Rota a ricordo dei suoi familiari che in quel luogo possedevano terreni e stalle e che da qualche anno è diventata riferimento molto amato dalla popolazione di Almenno e dei paesi vicini oltre che dai tanti escursionisti. 

    CENNI STORICI: In occasione della visita apostolica nel 1575 dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo nella pieve di Almenno S. Salvatore, la chiesa di S. Rocco “loci Cabardelli”, era definita chiesa dipendente dalla Roncola S. Bernardo. La chiesa di Albenza venne eretta parrocchiale con decreto 28-3-1753 del vescovo Antonio Redetti, che la smembrava dalla chiesa matrice della Roncola. Nella visita pastorale del vescovo Dolfin del 7-9-1779, si attesta l’esercizio della scuola della Dottrina cristiana; il clero era composto da un parroco mercenario affiancato da un cappellano. Nella circoscrizione parrocchiale era compreso l’oratorio pubblico di S. Giuseppe, di proprietà privata. La comunità di Albenza contava allora 245 anime, di cui 173 comunicate. Fin dal momento della propria erezione la parrocchia di Albenza risultava compresa nella vicaria foranea di Almenno S. Salvatore.

    Chiesa di S. Rocco

    Chiesa parrocchiale di S. Rocco interno

    Chiesetta S. Famiglia

    Nel 1861, la parrocchia di San Rocco contava 349 anime, era retta da un parroco – definitore della vicaria -, da un cappellano e da un coadiutore. La parrocchia di Albenza rimase compresa nella vicaria di Almenno S. S. anche dopo la riorganizzazione territoriale diocesana in zone pastorali del 1971 e con la formazione dei vicariati locali nella diocesi nel 1979. Oggi forma l’unità pastorale con Almenno S. Bartolomeo il cui parroco è DON GIULIVO FACCHINETTI e conta 553 abitanti. 

    Fra le attrattive della zona c’è il GOLF CLUB ALBENZA uno dei migliori campi da golf d’Italia, che conta 27 buche e un tracciato di grande levatura tecnica. È situato in un posto bellissimo dove si può godere una vista mozzafiato sulla pianura padana.  

     

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