Dopo aver letto e illustrato la parabola dei lavoratori nella vigna (Matteo 20,1-16) ho invitato i presenti a esprimersi sul fatto che il padrone avesse pagato allo stesso modo –un denaro- chi aveva lavorato 12 ore e chi una sola. Uno dei presenti osservò: “Tutti gli operai il giorno dopo si sarebbero presentati alle 5 di sera e il datore di lavoro avrebbe rischiato una denuncia sindacale per disparità di trattamento”.
Quanto alla parabola del pastore che lasciò le 99 pecore nel recinto per cercare quella smarrita (Luca 15,3-7), una catechista fece notare che oggi le pecore smarrite sono 99, un po’ troppe da cercare, così che i pastori si sono rassegnati a chiudere il recinto per salvare almeno l’unica rimasta.
Anni orsono in Bolivia la spiegazione della parabola del seminatore (Marco 4,1-9) che sparge la semente non solo in terra buona, ma anche sulla strada, fra le pietre e fra i rovi, provocò la reazione sdegnata di un campesino che fece notare come solo un pazzo avrebbe potuto sprecare la preziosa semente in quel modo.
Infine dopo che a un gruppo di povera gente fu letta la parola di Gesù nel Vangelo di Matteo 25,29: “A chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche ciò che ha”, i presenti si dissero umiliati e offesi dal fatto che Dio si comportasse con “chi non ha” (cioè con quelli come loro) come un volgare sfruttatore. In conclusione, ha ragione da vendere Dio quando ci ricorda che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le nostre vie non sono le sue vie. (Isaia 55,8)








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