Lunedì 5 ottobre 2026

     

    27.a settimana t. ordinario

     

    Aforisma di S. Faustina Kowalska

    “Ho compreso in che cosa stia la santità. Non sono né le rivelazioni, né le estasi, né alcun altro dono a rendere la mia anima perfetta, ma l’unione intima con Dio.” 

     

    Santo del giorno

    Helena Kowalska nacque il 25-8-1905 nel villaggio di Głogowiec in Polonia, terza dei dieci figli di una coppia di contadini. Lasciata la casa paterna a 16 anni, lavorò come donna di servizio in alcune famiglie finché, nell’agosto 1925, entrò nella Congregazione delle Suore della B. V. Maria della Misericordia a Varsavia; con la vestizione religiosa, assunse il nome di Maria Faustina.

    Impegnata nei più umili servizi in varie case della sua Congregazione, non lasciava trasparire nulla delle straordinarie comunicazioni divine che registrava nei suoi diari, cercando invece di vivere unita alla volontà di Dio e confidando nella sua misericordia. Malata di tubercolosi, morì il 5 ottobre 1938 nel convento di Cracovia-Łagiewniki, a 33 anni.

    Il culto alla Divina Misericordia, di cui si è fatta portavoce, si è ben presto diffuso in Polonia e non solo. Beatificata da Giovanni Paolo II il 18-4-1993, è stata da lui canonizzata il 30-4-2000. I suoi resti sono nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia.

     

    Preghiera Colletta

    Dio onnipotente ed eterno, che esaudisci le preghiere del tuo popolo oltre ogni desiderio e ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli. Amen

     

    Parola di dio Luca 10,25-37

    Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”.

    Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». 

     

    Riflessione commento al vangelo

    Il medico mi aveva chiesto di accompagnarlo nella visita in reparto: “C’è qui un giovane al quale cure e medicine non bastano; ha bisogno di uno che gli dica una buona parola. Vedi tu cosa puoi fare”. Nella stanza sono in due: l’anziano sta male e il dottore a lui per primo rivolge le sue attenzioni. Il giovane nel letto accanto è affetto da necrosi alla pelle a causa del folle consumo di droghe: si lamenta e pretende che il medico si occupi di lui “è vecchio –sussurra- non vedi che sta morendo?”.

    Il dottore che il giovane lo conosce fin troppo bene, non gli risponde e continua a badare all’anziano. Ma l’altro non desiste e seguita a lamentarsi e a borbottare, finché spazientito il medico gli si avvicina e puntandogli il dito gli fa: “A te fin da piccolo è mancata una cosa: che qualcuno ti riempisse la faccia di schiaffi per insegnarti a stare al tuo posto e a rispettare le persone”.

    Il tono e i modi non ammettono repliche: il giovane si zittisce e abbassa lo sguardo. Finito il trattamento, il dottore mi fa cenno di rimanere, mentre lui fa per uscire, ma è raggiunto dalla voce del giovane: “Magari da piccolo i miei mi avessero picchiato! Ora forse non sarei in questo letto d’ospedale”. Io che fino ad allora non avevo aperto bocca, mi sono limitato a dire: “Credo che abbia capito. Non c’è altro da aggiungere”.  

     

    Intenzione di preghiera

    Per tutti i Paesi del mondo: perché sull’esempio di S. Francesco siano liberati dal flagello della guerra e da ogni fermento di violenza. Preghiamo. 

     

    Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo

    HENNINGSEN ERIK: LA CORSA MATTUTINA A COPENAGHEN

    1907 – olio su tela – 66 x 83 cm – Ubicazione ignota

     

    ERIK HENNINGSEN (Danimarca 1855-1930) fu una delle figure più significative del realismo sociale danese a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Formatosi all’Accademia Reale Danese di Belle Arti di Copenaghen, emerse in un periodo in cui l’arte danese si stava allontanando dai soggetti romantici e storici per volgersi alla vita contemporanea: la città, la classe operaia e la quotidianità. Negli anni Ottanta dell’Ottocento, l’arista si era distinto come uno dei principali interpreti del realismo impegnato socialmente.

    Con acuta osservazione e profonda empatia, raffigurò domestiche, operai, bambini e anziani e i suoi dipinti trasmettono consapevolezza sociale, pacata compassione e dignità anche nelle avversità. Ma verso la fine del secolo, la pittura di Henningsen si evolve verso uno stile più leggero e suggestivo e lascia il posto a un realismo più poetico, in cui luce, colore e composizione prevalgono sulla narrazione. Gli ambienti urbani sono sostituiti da scene più tranquille, permeate da un senso di intimità, natura e riflessione.

    È in questa fase che Henningsen dipinse “Corsa mattutina”: la donna in bicicletta è di per sé una dichiarazione politica e, con il giovane al suo fianco, con indosso il berretto da studente, i due pedalano verso le nuove idee che i fanno strada nella società del tempo e chissà dove li porterà il futuro…Sullo sfondo, la città moderna è in espansione e si scorgono segni di industrie. In questo quadro, la precisione realista di Henningsen si fonde con un uso fresco e di ispirazione impressionista del colore e dell’atmosfera. Il suo precedente realismo sociale si trasforma qui in una celebrazione della bellezza quotidiana che infonde vitalità, a testimonianza della sua versatilità come artista e della sua capacità di rispecchiare gli ideali mutevoli del suo tempo.

     

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