lunedì 9 settembre ’19

    Proverbio del giorno

    «La gente non ascolta, aspetta solo il suo turno per parlare» (Chuck Palahniuk)

     

    Iniziamo la Giornata Pregando

    “O Padre, che scegli i piccoli e i poveri per farli ricchi nella fede ed eredi del tuo regno, aiutaci a dire la tua parola di coraggio a tutti gli smarriti di cuore, perché si sciolgano le loro lingue e tanta umanità malata, incapace perfino di pregarti, canti con noi le tue meraviglie. Per il nostro Signore Gesù Cristo…Amen”.

    Pietro Claver. Nato a pochi km da Barcellona nel 1580, Pietro Claver entra nella Compagnia di Gesù. Studia filosofia ed è ordinato sacerdote nel 1616: diventato missionario, presta le sue cure agli schiavi neri, deportati dall’Africa dove a migliaia, quasi tutti giovani invecchiano e muoiono presto per la fatica e i maltrattamenti e l’abbandono se invalidi. Fa il voto di essere «schiavo degli Etiopi» (cioè i neri) e per comprendere i loro problemi impara la lingua dell’Angola. Ammalatosi di peste, sopporta i maltrattamenti del suo infermiere, un nero. Muore a 74 anni.

     

    Ascoltiamo la Parola di Dio Luca 6,6-11

    Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. Ora c’era là un uomo, che aveva la mano destra inaridita. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva di sabato, allo scopo di trovare un capo di accusa contro di lui. Ma Gesù era a conoscenza dei loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano inaridita: «Alzati e mettiti nel mezzo!». L’uomo, alzatosi, si mise nel punto indicato. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: E’ lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o perderla?». E volgendo tutt’intorno lo sguardo su di loro, disse all’uomo: «Stendi la mano!». Egli lo fece e la mano guarì. Ma essi furono pieni di rabbia e discutevano fra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

     

    Riflessione Per Il Giorno (Andrea Lonardo)

    Dinanzi a qualsiasi fatto, personaggio, evento storico che abbia a che fare con il cristianesimo gli “intellettuali” prevedono che, per principio, si debba attaccare la chiesa. Che si tratti del Gesù storico o della teologia dei primi secoli, di Caravaggio o del medioevo, della vita quotidiana di una parrocchia o dei preti. Lo si deve fare anche quando la fede cristiana non c’entra niente, sembra quasi un must a cui l’informazione è tenuta, sempre e comunque, perché è un a priori: mai a nessuno dei proprietari dei social verrebbe in mente oggi di “censurare” un post perché troppo anticlericale o offensivo nei confronti di crede o di chi si riconosce comunque, anche da non credente, nei valori del cristianesimo e nella sua originalità. All’opposto sono frequentissime le “censure” quando vengono attaccate altre posizioni, idee o religioni. La cultura contemporanea si sta precludendo a priori la capacità di fare inter-cultura, si sta precludendo a priori la capacità di educare ad essa, poiché non è più in grado di aprire un dialogo fra posizioni diverse, anzi rende impossibile qualsiasi vero confronto a motivo delle sue pre-comprensioni a priori che la paralizzano e le tolgono ogni vera libertà di analisi.

     

    Intenzione del giorno

    Preghiamo per gli educatori alla fede, genitori, catechisti

     

    …Don’t forget!: 100 immagini che hanno cambiato il mondo

    DISCORSO DI LENIN ALL’ARMATA ROSSA 5-05-1920 MOSCA

    FOTOGRAFIA DI GRIGORI GOLDSTEIN

    Il 5-5-1920 Lenin iniziava il suo comizio da un piccolo palco di legno al centro di piazza Sverdlov a Mosca, davanti al teatro Bol’šoj: ad ascoltarlo c’erano i soldati dell’Armata rossa, in partenza per la Polonia per difendere la rivoluzione dall’avanzata delle truppe dei Bianchi in Ucraina. Quel giorno la scena fu immortalata dal fotografo russo Grigorij Petrovič Gol’dštejn (1870-1941) incaricato di seguire il comizio. Poco distanti da Lenin, sulle scale d’accesso al palco, nell’immagine compaiono anche Trockij e Kamenev. Lo scatto di Gol’dštejn divenne ben presto un’icona della rivoluzione, nella Russia sovietica e all’estero. L’immagine fu riprodotta su cartoline e manifesti di propaganda fino alla ricorrenza del decennale della rivoluzione d’ottobre, nel 1927.

    Dopo che Stalin divenne il leader dell’URSS vincendo l’opposizione dei suoi avversari di partito, infatti, le cose cambiarono: così come purghe, processi e gulag fecero scomparire dalla società i “nemici del popolo”, anche nelle immagini del passato furono rimossi i protagonisti di una storia che si voleva riscrivere e falsificare, eliminandone i personaggi più invisi al regime. A partire dagli anni trenta, in quello scatto del 1920, come in molte altre foto più o meno celebri, diventò scomoda la presenza di vecchi “compagni” di partito non più considerati tali: in particolare di Trockij, nemico giurato del segretario georgiano, espulso dal partito nel novembre del ’27 e mandato in esilio nel 1929, infine freddato da un sicario in Messico nel 1940. Prima Trockij, poi Kamenev, vennero cancellati dall’immagine originale. Oggi quella foto e la sua falsificazione sono divenuti il simbolo della censura staliniana e del tentativo di rimodellare e “ritoccare” il passato e la sua memoria.

    La foto “epurata”: dai gradini della tribuna sono scomparsi i due gerarchi.

     

     

    nell’immagine un dipinto di Marianne von Werefkin09

     

     

     

     

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