nell’immagine un dipinto di Maurice Utrillo (1833-1955)
IIIa settimana del Tempo Pasquale
una lettera segreta del 1938 attribuita ad A. Einstein |
Proverbio di Oggi (Africa)
Il dolore è come un tesoro; lo si mostra solo agli amici.
Iniziamo la Giornata Pregando
O Padre, che nel giorno del Signore raduni il tuo popolo per celebrare colui che è il primo e l’ultimo, il Vivente che ha sconfitto la morte, donaci la forza del tuo Spirito, perché, spezzati i vincoli del male, ti rendiamo il libero servizio della nostra obbedienza e del nostro amore, per regnare con Cristo nella gloria. Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen
VITALE e VALERIA MARTIRI
Il giudice Paolino voleva far apostatare Vitale non riuscendovi, ordinò che fosse gettato in una fossa e coperto di sassi e terra. Ravenna gli dedicherà l’omonima basilica. La moglie Valeria, mentre torna a Milano incontra una banda di idolatri, che la invitano a sacrificare al dio Silvano: rifiuta e viene percossa così violentemente, che muore tre giorni dopo. I figli Gervasio e Protasio, danno i loro beni ai poveri e si dedicano alla preghiera: 10 anni dopo vengono martirizzati. Oggi si celebra anche S. GIANNA BERETTA MOLLA
Ascoltiamo la Parola di Dio Giovanni 6,30-35
La folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».»
Riflessione Per Il Giorno (don Arturo Bellini)
La 1.a lettura di oggi racconta la testimonianza di Stefano così coraggiosa che gli procura la morte per lapidazione da parte di una folla inferocita e aizzata –come per Gesù- dalle autorità religiose del tempo (Atti 7,51-8,1). Oggi come allora, tante istituzioni contrarie al cristianesimo perseguitano i cristiani in varie parti del mondo. Una testimonianza emozionante è quella del pakistano Shabbatz, ucciso 9 anni fa: «Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo 13 anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. Pensai di corrispondere al suo amore, donando amore a servizio dei cristiani poveri e perseguitati in questo paese islamico. Mi sono state proposte alte cariche al governo e… di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: «No, io voglio servire Gesù da uomo comune». Shabbatz, deciso a testimoniare e a donare la sua fede in Gesù, non ci fa pensare?
Intenzione del giorno
Preghiamo per i sacerdoti perché vivano gioiosamente il loro celibato
Don’t Forget! “1.000 quadri più belli del mondo”

LUIGI MIRADORI (DETTO IL GENOVESINO) RIPOSO NELLA FUGA IN EGITTO 1651 Olio su tela 8 x 220 cm Cremona Chiesa di S. Imerio
LUIGI MIRADORI (1605–1656) detto Genovesino per le sue origini, operò prevalentemente a Cremona dove lasciò gran parte della sua produzione pittorica. E’ uno dei protagonisti più estrosi e originali della pittura del ‘600 in nord Italia. Nelle opere di questo pittore raffinato, il realismo caravaggesco si fonde con una fantasia creativa imprevedibile, di spirito barocco. Lo dimostra il quadro del Riposo nella fuga in Egitto che si trova in S. Imerio a Cremona, forse il suo capolavoro: in esso la sosta della S. Famiglia è descritta con accenti di sorprendente verità, mentre sul fondo si apre la spettacolare sequenza di architetture in rovina tra le quali si consuma, come in una scenografia teatrale, la Strage degli Innocenti. Quest’opera suggestiva vede, su piani distinti, due raffigurazioni antitetiche: la serenità della Sacra Famiglia in primo piano e l’atrocità della Strage degli innocenti sul fondo.
Questo quadro rappresenta una delle interpretazioni più intense dell’episodio evangelico nella pittura del Seicento: l’infame strage è evocata in tutta la sua crudezza (i bimbi trafitti dalla spada, lanciati dal ponte e ammucchiati per terra), ma rimane sullo sfondo, mentre sopra di loro gli angioletti che volteggiano sospesi nell’aria e la candida nube paffuta che sembra spingerli in alto, suggeriscono il passaggio immediato dei martiri innocenti dal martirio della terra alla glorificazione del cielo. Per contrasto è commovente in primo piano, la dolcezza dell’angelo che nutre l’asinello, speculare all’altro che porta i datteri alla Madre di Gesù, mentre i piccoli martiri diventati angioletti, fanno festa al Dio bambino che li ha riscattati dall’orrore. Infatti in primo piano c’è tutta la poesia dell’infanzia salvata e glorificata, con una giovanissima Maria che contempla il figlioletto che dorme sereno nel grembo. Accanto a lei un pensieroso Giuseppe sembra fare fatica a combinare l’orrore della strage con la pace del riposo. Non c’è nulla di eccessivo o sdolcinato in questo quadro: la realtà è raccontata così com’è, senza negare il suo volto più crudele e spietato, ma il tutto viene visto con uno sguardo di fede che sa vedere oltre e rileggere anche la storia più cruda nel segno della speranza e della gioia più pura.
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