Mercoledì 6 maggio 2026

     

    V Settimana di Pasqua

     

    Avvenne il 6 maggio….

    1527 – I Lanzichenecchi di Carlo V d’Asburgo, saccheggiano Roma; alcuni storici considerano questa data la fine del Rinascimento

    1536 – Re Enrico VIII ordina di porre una Bibbia tradotta in lingua inglese in tutte le chiese del regno;

    1542 – S. Francesco Saverio arriva a Goa possedimento portoghese, per evangelizzare gli indiani;

    1937 – Lo Zeppelin LZ 129 Hindenburg prende fuoco e si distrugge nel giro di un minuto: 30 i morti;

    1976 – Il Terremoto del Friuli causa ingenti danni e circa 1000 morti

    1994 – Elisabetta II e il presidente François Mitterrand inaugurano l’Euro-tunnel sotto La Manica;

    2023 – Incoronazione di Re Carlo III del Regno Unito e della Regina Camilla.

     

    Aforisma di Alessandro Manzoni

    “Il raziocinio è un lume che uno può accendere, quando vuole obbligar gli altri a vedere, e può soffiarci sopra, quando non vuol più veder lui.”

     

    Preghiera Colletta

    O Dio, che ami l’innocenza e la ridoni a chi l’ha perduta, volgi a te i cuori dei tuoi fedeli, perché, liberati dalle tenebre, non si allontanino mai dalla luce della vera fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

     

    Santo del giorno

    Domenico Savio nacque a Riva di Chieri, Torino, 2 aprile 1842. Fin da bimbo decise il suo progetto di vita cioè vivere da vero cristiano, desiderio accentuato dall’ascolto di una predica di don Bosco, in seguito alla quale decise di divenire santo. Da questo momento, infatti la sua vita fu piena d’amore e carità al prossimo, cercando di dare buon esempio.

    Nel 1856 fondò la Compagnia dell’Immacolata e poco più tardi morì a Mondonio, Asti, 9 marzo 1857 lasciando un valido e bel ricordo della sua persona ai giovani cristiani. Pio XI lo definì “Piccolo, anzi grande gigante dello spirito”. Dichiarato eroe delle virtù cristiane il 9-7-1933, il papa Pio XII beatificò Domenico il 5-3-1950 e dopo il riconoscimento di altri due miracoli avvenuti per sua intercessione, lo canonizzò il 12 giugno 1954.

    Il Martirologio Romano ricorda San Domenico Savio il 9 marzo, mentre la sua memoria liturgica per la  Famiglia Salesiana e la Regione Pastorale Piemontese è fissata al 6 maggio.

     

    Parola di Dio del Giorno Giovanni 15,1-8

    Disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci.

    Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

     

    Riflessione Don Arturo commenta don Bepo

    “Il dovere del proprio stato “vocazione”: Ognuno il suo fine. A ogni età il suo compito. L’età personale. L’età delle scelte”. don Giuseppe Vavassori (7/2/1965 dialoghi domenicali).

    Ogni generazione in modi e tempi diversi pone l’interrogativo della felicità: che cosa fare per essere felici? Che cosa fare per avere una vita piena, bella riuscita?  È l’interrogativo del giovane ricco del Vangelo: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Conosciamo la risposta di Gesù. Davanti a questa domanda Gesù, fissatolo, lo amò (Mc 10). Solo un Amore grande, un amore infinito, gratuito e senza limiti è il volano della vocazione. fondamento della vocazione. Don Bepo come le guide spirituali di ogni epoca ha sempre osato risvegliare la vocazione perché aveva forte consapevolezza che l’appello vocazionale fa orientare lo sguardo verso uno scopo alto della vita.

    Vi è un gustoso episodio di oltre cento anni fa quando Pio X accolse in vaticano i giochi ginnici di ragazzi degli oratori romani.  Per quattro giorni il vaticano divenne una palestra di ginnastica e i prelati erano là meravigliati a godersi corse, salti, volteggi. In questo contesto inusuale, si racconta un cardinale italiano, di quelli del Vaticano antico, ebbe ufficiosamente l’incarico di far sentire, con tutti i riguardi, al pontefice la specie di stupefacente preoccupazione che suscitavano nella Curia tante novità; talune delle quali in contrasto non dubbio con le tradizioni fondamentali dei successori di S. Pietro, specie dopo il XX settembre 1870. 

    Il cardinale parlò riguardoso ma fermo; parlò a lungo a papa Pio X: parlò senza arroganza e senza nascondere nulla. Pio X lo ascoltò con calma. E quando per concludere ripeté al papa la domanda che, qua e là, sommessamente o apertamente, circolava nelle grandi sale della Biblioteca Vaticana, o nei corridoi oscuri di Propaganda Fide, o lungo le logge di Raffaello “DOVE ANDIAMO A FINIRE?” Pio X, con una faccia che esprimeva bontà schietta e salda fiducia, lo interruppe per dirgli in dialetto veneziano: «Caro elo, in Paradiso».

    Gli educatori hanno la mappatura della via della vita e sanno che la destinazione ultima suscita la consapevolezza del dovere di rispondere, di aprire il cuore a Dio che non smette mai di indicarci il sentiero della vita. La vita diventa bella quando si scopre vero quello che dice il salmo: “Solo in Dio riposa l’anima mia” anche se il cammino si snoda tra una via crucis e un itinerario di ascensione. 

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché la nostra carità sia sempre generosa, ma umile e soprattutto rimanga segreta come ci ha invitato a fare Gesù nel Vangelo, affinché la nostra ricompensa sia Dio stesso.  

     

    Don’t Forget! Parrocchie bergamasche

    ABBAZIA DI VALLALTA 

    (Comune di Albino – Provincia di Bergamo) 

    Abbazia è frazione del comune di Albino e si trova nella verdeggiante Valle del Lujo, a sinistra del fiume Serio in Val Seriana a 450 m. di altezza e conta 954 abitanti. Come dice il nome essa prende l’attuale denominazione dall’abbazia di S. Benedetto che è il primo e più antico luogo di culto dell’intera Valle del Lujo e affonda le sue radici medievali nel XII secolo. Già nel 973 d.C. il territorio, caratterizzato dalla presenza di abeti, faggi, larici, querce e castagni, fu dato in gestione dall’imperatore Ottone II al vescovo di Bergamo insieme al distretto della Val Seriana.

    Nel 1135 il vescovo Gregorio (uomo di virtù e sapienza e di formazione benedettina) volle erigere un monastero e, insieme ai monaci incaricati, optò per la Vallis Alta (la Valle del Lujo era identificata così) perché adatta alle esigenze di preghiera e lavoro dei monaci. Il 24-2-1135 papa Innocenzo II concesse la costruzione del monastero il cui atto di costituzione risale all’aprile 1136. La struttura iniziale che prese il nome di S. Benedetto in Vallalta, era di piccole dimensioni e ospitava alcuni monaci. Ansuino fu il primo rettore provvisorio fino all’elezione dell’abate Oprando la cui ordinazione avvenne con il placet del vescovo perché il monastero era di costituzione diocesana (uno dei pochi all’epoca).

    Questo implicava l’indipendenza di sostentamento. Il monastero però aveva possedimenti in varie parti della bergamasca e del bresciano fino alla chiesa di S. Lorenzo a Trento. I monaci, che si sostentavano con le coltivazioni di frumento, miglio, panico e segale, avevano un mulino e un laghetto per il pesce. Con l’arrivo dei comuni la curia revocò i poteri signorili al monastero, ma lasciò i diritti di esazione.

     

     

    Nella seconda parte del XIV secolo iniziò un lento declino causato anche dalla cattiva gestione patrimoniale: calarono i monaci come numero e le zone vicine (Casale e Gavazuolo) rivendicarono l’indipendenza, ma i problemi maggiori furono di tipo economico, infatti, molti affittuari non pagavano più e i frati furono costretti a chiedere prestiti ai laici in cambio della cessione di territori. L’abate Giovanni da Castello fu sospeso da Papa Innocenzo VI per aver sperperato il patrimonio e Antonio de Clivate, l’ultimo abate, morì nel 1437.

    Nel 1470 il controllo dei territori passò direttamente alla Sede Apostolica, ma nel 1789 la Repubblica di Venezia inglobò il territorio sotto il suo controllo e lo mise all’asta: l’abbazia fu assegnata al conte Fogaccia di Clusone e solo nel 1808 fu riacquisita dalla popolazione di Abbazia. Con l’elevazione a parrocchia, avvenuta nel 1831, la chiesa venne rifatta in modo sostanziale. Al termine dei lavori (1850), parte della vecchia struttura monastica era stata demolita per lasciare spazio alla nuova chiesa. Questa era più grande della precedente, con una pianta a tre navate scandite da due pilastri coperti da volte. 

     

    Sinistra: Cristo deposto dalla croce” pregevole opera del pittore bergamasco Giuseppe Carnelli (1838–1909) custodita nella chiesa parrocchiale e premiata con la medaglia d’oro alla esposizione italiana di Firenze nel 1861. Destra: scorcio del chiostro dell’antico monastero benedettino.

    Nel 1910 però, su ordine delle Belle Arti, la chiesa venne restaurata riconducendo ogni cosa al tempo più primitivo possibile: vennero abbattute le case coloniche a ridosso del monastero, si ricostruì l’intera facciata portandola allo stile originale romanico e si ripristinarono le finestre e le coperture delle absidi.

    Negli interni sono da segnalare opere di pregio della bottega dei Manni, dipinti di Giuseppe Carnelli ed una tela attribuibile ad Antonio Cifrondi Sul retro della chiesa si possono ammirare le absidi, tipiche dell’architettura romanica lombarda dell’epoca, modificate con la costruzione della cappella delle congregazioni in sostituzione dell’abside di nord-est (guardando le absidi a destra). Il complesso che è molto suggestivo nonostante i rifacimenti, merita una visita sia dal punto di vista storico che paesaggistico. L’attuale parroco è il Rev. don Gianluca Colpani.

     

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