XVIII Settimana del T. Ordinario
Avvenne il 7 agosto…
1420 – Filippo Brunelleschi inizia la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze
1427 – Guerre di Lombardia: la flotta viscontea è distrutta dai veneziani sul Po
1814 – Con la bolla Sollicitudo omnium ecclesiarum Pio VII ricostituisce la Compagnia di Gesù
1819 – Simón Bolívar trionfa contro gli spagnoli nella battaglia di Boyacá
1998 – Attentati alle ambasciate USA del 1998: gli attentati alle ambasciate di Dar es Salaam (Tanzania) e Nairobi (Kenya) uccidono 224 persone e ne feriscono oltre 4500
Aforisma del S. Curato d’Ars
“Osservate una persona di un certo livello che esamina il lavoro di un’altra: ci troverà mille difetti”.
Santo del giorno

Nacque a Vicenza dalla nobile famiglia dei Thiene nel 1480, e fu battezzato con il nome di Gaetano, in ricordo di un suo celebre zio, il quale si chiamava così perché era nato a Gaeta. Protonotario apostolico di Giulio II, lasciò sotto Leone X la corte pontificia maturando, specie nell’Oratorio del Divino Amore, l’esperienza congiunta di preghiera e di servizio ai poveri e agli esclusi.
È restauratore della vita sacerdotale e religiosa, ispirata al discorso della montagna e al modello della Chiesa apostolica. Devoto del presepe e della passione del Signore, fondò (1524) con G. Pietro Carafa, vescovo di Chieti (Teate), poi Paolo IV (1555-1559), i Chierici Regolari Teatini. Non si risparmia per i malati, soprattutto nelle epidemie di colera e le ricorrenti carestie; crea il primo Monte di Pietà, dal quale trae origine il Banco di Napoli, per dare aiuto economico a chi ha bisogno. Per la sua illimitata fiducia in Dio è venerato come il santo della provvidenza.
Preghiera Colletta
Mostra la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce creatore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio Matteo 16,24-28
Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?
O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».».
Riflessione dal Blog di Costanza Miriano
Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa? Perché dovrebbero amare le sue leggi?
Essa ricorda loro la Vita e la Morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare.
È gentile dove sarebbero duri, e dura dove essi vorrebbero essere teneri.
Ricorda loro il Male e il Peccato, e altri fatti spiacevoli.
Essi cercano sempre d’evadere
dal buio esterno e interiore
sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono.
Ma l’uomo che è oscurerà l’uomo che pretende di essere. T. S. Eliot, Cori da “La Rocca”, Coro VI
Che l’uomo sia naturalmente buono, come ho sentito dire da tanti, è una delle idee più anticristiane che esistano. Se ha permeato la nostra idea di mondo è perché è una menzogna che ci è stata somministrata quotidianamente da almeno due secoli e mezzo. È l’idea di Rousseau, secondo cui sono le istituzioni che rovinano il mondo del suo immaginario Buon Selvaggio; è l’idea che ci ha dato la Rivoluzione Francese, il Terrore e quindi il Comunismo e gli altri terrori non meno terribili del secolo scorso. Ogni sistema costruito su questa idea ha dovuto prima o poi istituire un Comitato di Salute Pubblica per occuparsi di coloro che non si comportano da buoni.
Perché ci sono coloro che non si comportano da buoni. Le persone che ho conosciuto che non ho mai visto comportarsi da cattive sono le prime ad ammettere di non essere buone. Poi ci sono quelli che credono di essere buoni perché asseriscono non esista una cosa come la bontà, o perché identificano la bontà con ciò che pensano loro. Se bontà è ciò che noi pensiamo, invece di una oggettività riconosciuta, tutti coloro che non si adeguano devono venire eliminati. È la ragione per cui i nichilisti ammazzavano, i rivoluzionari ammazzavano, gli “sveglioni” stanno indirettamente ammazzando in attesa di farlo direttamente. Se le cose non vanno bene pur essendo tutti buoni, di chi è la colpa? Se la colpa non è nell’uomo, dev’essere nelle istituzioni, nella religione, nella cultura, nell’ignoranza. Nel possesso, o nel non possesso: per cui una parte accusa di tutti i mali chi ha di più, l’altra chi ha di meno. Tutte cose umane, ma questo si tende a dimenticarlo. Ma come scriva Eliot, “L’uomo che è oscurerà l’uomo che pretende di essere”. Che noi siamo cattivi è un dato di fatto. Che possiamo essere buoni è un altro dato di fatto.
Ma chi ci darà un motivo per essere buoni?
Intenzione di preghiera
Preghiamo il Dio della gloria, che chiama ogni uomo a vivere alla sua presenza, affinché ci aiuti a coltivare lo spirito di contemplazione, per pregustare la gioia che ci attende nel cielo.
Don’t Forget! Parrocchie della Diocesi di Bergamo

Almenno S. Salvatore è un comune di 5.486 abitanti in provincia di Bergamo. Il toponimo “Almenno” deriva da “Lemine”, la cui etimologia è incerta (se è di origine latina, significa «limite, confine»). Questo territorio fu abitato sin dalla protostoria dai Celti e dai Galli Cenomani, ben prima dell’arrivo dei Romani, grazie alla sua posizione strategica sullo sbocco delle valli Imagna e Brembana. In epoca romana, Almenno S. Salvatore faceva parte di un ampio comprensorio territoriale strutturato in pagus.
Il centro amministrativo si trovava nell’area del Castello in prossimità del ponte romano di Lemine. Non si sa con precisione la data di costruzione di questo ponte, anche se si può legarla agli anni dell’Imperatore Traiano (verso il 55 d.C.) che ne realizzò uno simile anche in Spagna (ad Alcantara).
Il ponte era composto da sette arcate, lungo 180 m. e alto 24, con una larghezza di 6 metri e ½: una struttura imponente nata come strada militare per congiungere il territorio di Como con il Friuli e la Rezia, vasta regione dell’Europa Centrale. E così è stato fino al XV secolo.
(sotto: ricostruzione del ponte romano di Almenno. Disegno di Elia Fornoni e ruderi dello stesso)









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