Buon Samaritano, non basta la volontà

    Di solito si fa vedere solo se è nei guai o se ha bisogno di soldi, ma stavolta sembra che non sia così: dice di essere uscito di casa, di vivere per conto suo e aver trovato lavoro.

    Poi precisa che i suoi lo hanno buttato fuori e la persona che l’ha accolto ora gli dato una settimana di tempo per trovarsi un altro alloggio. “Il lavoro però ce l’hai?” chiedo.

    E lui: “Sì, il titolare mi ha preso in prova e domani mi dirà se mi conferma o no”. Cioè non ha né famiglia, né casa, né lavoro, ma non è questo a preoccuparlo, bensì il fatto che ha conosciuto una donna giovane come lui, che soffre tanto e lui vorrebbe aiutarla.

    Non fa che parlare è così scopro che la donna è sposata con figli e che litiga spesso col marito, ma avendo trovato in lui affetto e comprensione, gli ha chiesto di sposarla.

    Il giovane si è detto d’accordo ma precisa: “vorrei essere per lei come il buon Samaritano, ma non so da dove iniziare”.

    Comincio col fargli notare che il Samaritano aveva almeno l’asino per portare alla locanda l’uomo ferito dai briganti e i soldi per pagare il locandiere, “ma tu non hai né asino, né casa, né lavoro”.

    E lui: “Se è per quello non ho neanche i soldi: mi daresti 50 euro per mangiare?”. “Lasciami prima finire il discorso: tu non possiedi niente, nemmeno te stesso e se ai tempi di Gesù fossi stato tu il buon Samaritano, sarebbe toccato al ferito di venire in aiuto a te, non tu a lui”.    

     

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