VIII Settimana del T. Ordinario
Avvenne il 28 maggio…
585 a.C. – L’eclissi solare predetta da Talete e giudicata di cattivo auspicio provoca una tregua nella guerra fra Persia e Lidia in conflitto da sei anni.
1871 – La Comune di Parigi viene soppressa.
1942 – Cecoslovacchia: In risposta all’assassinio di R. Heydrich, i nazisti uccidono 1.800 persone.
1974 – Brescia, p.za della Loggia: una bomba provoca 8 morti e 102 feriti.
1975 – 15 nazioni firmano il Trattato di Lagos: nasce la Comunità economica di Stati dell’west Africa
1980 – Terroristi della Brigata 28 marzo uccidono a Milano Walter Tobagi, giornalista del Corriere
1999 – A Milano, dopo 22 anni di restauri, riapre al pubblico L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.
Aforisma di Cechov
“Nella vita coniugale, l’essenziale, è la pazienza. Non l’amore: la pazienza!”
Santo del giorno

Saint-Germain-des-Prés è oggi tra i quartieri più suggestivi di Parigi. La chiesa che vi sorge è stata ricostruita nel 990, dopo la distruzione dell’abbazia precedente. L’edificio – che sorgeva “nei prati” attorno a Parigi – era stato voluto da re Childerico, che l’aveva donato a Germano (496-576), abate del monastero di S. Sinforiano, cui attribuiva la sua miracolosa guarigione.
Germano, nato ad Autun alla fine del V sec. fu vittima di due pericoli a cui sfuggì miracolosamente: il primo per la minaccia di aborto della madre e il secondo per avvelenamento. Doveva essere di famiglia agiata dato che proseguì negli studi ad Avállon. Per 15 anni abitò presso un parente in un luogo di incerta identificazione.
Già in quest’epoca doveva condurre vita eremitica o di recluso, usanza assai frequente nella Francia del V e VI sec. Richiamato da Agrippino, vescovo di Autun, fu ordinato diacono e poi, tre anni dopo, prete. Saint-Germain divenne il monastero più importante di Parigi e uno dei grandi polmoni spirituali dell’Occidente. Germano fu poi nominato vescovo di Parigi. Oggi riposa nella chiesa che ha il suo nome.
Preghiera Colletta
Concedi, o Signore, che il corso degli eventi nel mondo si svolga secondo la tua volontà di pace e la Chiesa si dedichi con gioiosa fiducia al tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio Marco 10,46-52
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!».
Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Riflessione Lettera di un padre a un figlio – anonimo
Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami. Quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi, non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.
Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico: ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc. Quando a un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire …la cosa più importante non è quello che dico, ma il mio bisogno di essere con te e averti lì che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo, non trattarmi come fossi un peso; vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.
Quando dico che vorrei essere morto … non arrabbiarti; un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te e che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza; in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio e prego per te anche se mi ignori.
Intenzione di preghiera
Preghiamo per tutti i malati e gli anziani che per le loro condizioni e per l’età sono difficili da gestire da parte di parenti e familiari, affinché questi non dimentichino quello che hanno fatto per loro.
Don’t Forget! GENOCIDIO ARMENO
Studio di ALBERTO ROSSELLI 4.a Parte

Costretti alla fuga, gli armeni furono obbligati a trasferirsi più a nord est in direzione delle regioni caucasiche russe: una manovra che la Sublime Porta, con malafede, interpretò come atto di slealtà nei suoi confronti e di connivenza col nemico zarista. Fu a quel punto che il Movimento Indipendentista Armeno iniziò a frantumarsi in diversi gruppi politici e società segrete, tra cui l’Armenakan (fondato nel 1885), il partito socialdemocratico Hunchak (1887) e il più radicale “movimento” Dashnak (1890), con lo scopo di combattere i turchi. Ma la risposta del Sultano non si fece attendere: organizzò i membri delle tribù curde nei reggimenti di cavalleria Hamidye (vedi foto in basso), autentiche bande armate di predoni autorizzate dal governo a perseguitare e a massacrare gli armeni dell’est Anatolia.

Ma se gli armeni rimasti incapsulati in territorio ottomano se la passavano male, occorre dire che anche quelli che si erano rifugiati nelle zone russo caucasiche non poterono considerarsi in salvo. Nel 1881, in seguito all’assassinio dello zar Alessandro II, il primo ministro liberale di origine armena Loris Melikov, dovette rassegnare le dimissioni, in quanto ritenuto incapace di governare il crescente malcontento dei nazionalisti georgiani e armeni del Caucaso. Dopo l’uscita di Melikov, i successivi governi di S. Pietroburgo iniziarono a manifestare diffidenza se non ostilità nei confronti degli armeni, sia quelli residenti in Turchia che quelli stanziati in territorio zarista.
Nel 1903, lo zar Nicola II tentò perfino di confiscare le proprietà della Chiesa Nazionale Armena, ordinando la chiusura delle scuole e delle altre istituzioni della Transcaucasia russa. Questo drastico cambiamento di rotta russo, consentì al Sultano Abd ul-Hamid di alzare il tiro contro l’odiata minoranza, prendendo a pretesto alcuni gravi ed insensati attentati compiuti, tra il 1890 e il 1894, dalle frange estremiste del Movimento Indipendentista Armeno. La situazione stava precipitando. Nel 1894, un affiliato del Hunchak, un certo Murat, convinse le popolazioni di montagna armene del distretto di Sassun a non pagare ai capi curdi locali l’“hafir” o contributo per la protezione.
L’“hafir” era in realtà una forma di estorsione regolarizzata dal governo turco a beneficio dei curdi che così potevano arricchirsi alle spalle di contadini e montanari armeni. L’11-3-1895, G. Bretagna, Francia e Russia, scandalizzate dall’inasprirsi delle misure anti-armene, mutarono atteggiamento, intimando al Sultano di concedere alla minoranza cristiana una forma di seppur limitata autonomia. La richiesta fu respinta da Hamid che intensificò la politica repressiva, giungendo a compiere stragi di armeni, anche nelle principali città dell’Impero. Secondo testimonianze dell’epoca, riportate da diplomatici italiani, francesi, inglesi e americani, in più di un’occasione le truppe turche e curde saccheggiarono villaggi, rubarono bestiame, violentarono donne e bimbi, costringendo non di rado i prelati armeni a riunirsi nelle loro chiese alle quali appiccavano fuoco dopo averne inchiodato le porte.
Tra il 1894 e il 1896, le forze ottomane e curde eliminarono nei modi più barbari dai 200 ai 250.000 armeni. Quest’ondata di violenza raggiunse livelli tali da indurre Inghilterra, Francia e USA, a invocare la destituzione del Sultano. Dal canto loro, sia lo zar che il kaiser Guglielmo II (che nel 1889 aveva effettuato una visita a Istanbul) decisero di mantenere un comportamento neutrale col Sultano. L’atteggiamento del kaiser scaturiva da considerazioni di carattere politico / economico: infatti desiderava portare a termine la costruzione della linea ferroviaria Berlino-Baghdad che, una volta ultimata, avrebbe consentito alla Germania di intensificare gli scambi commerciali con la Turchia e di consentire all’Impero tedesco di allargare la sua sfera di influenza verso il Medio Oriente, la Mesopotamia e il Golfo Persico.









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