La confessione, il resto è venuto da sé

     

    «Ho saputo che si sposa tua nipote» gli faccio. E lui: «Sì e sono contento per lei e mio fratello, ma non penso che andrò al matrimonio». Spiega di aver avuto problemi con la famiglia di sua cognata e racconta tutto per filo e per segno concludendo: «Ecco perché non vorrei trovarmi faccia a faccia con loro! Mi inventerò una scusa».

    Lo invito ad andare a parlare con un mio amico sacerdote: «È un bravo prete e una buona persona, non devi temere, anzi sono sicuro che ti saprà consigliare per il meglio. Però tu devi parlargli solo di te e dei tuoi problemi e non insistere sui torti altrui. Se riesci a fare pace con Dio, vedrai che poi sarà più facile far pace con gli altri».

    Giorni dopo, viene a trovarmi: «È andato tutto bene. Da anni non mi confessavo e sono stato sincero col tuo amico prete, per questo temevo “öna resentada” (una lavata di capo) da parte sua e invece mi ha trattato bene, anzi mi ha fatto star bene. Allora ho capito che era quello il modo giusto per affrontare i problemi.

    Sono andato al matrimonio e mi sono comportato come se niente fosse successo fra noi: nella Messa al segno della pace ho stretto la mano a tutti e durante il pranzo abbiamo parlato senza problemi. Io mi sentivo libero e loro hanno capito che il cielo sopra di noi si era rischiarato». Gli ho stretto la mano e gli ho detto: «La confessione ha spianato la strada e il resto è venuto da sé».

     

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