lunedì 15 luglio ’19

XV Settimana del tempo ordinario

 

nell’immagine una fotografia di Città Alta – Bergamo

 

Proverbio del giorno

«Una casa senza bimbi è come un giardino senza fiori (Cina)»

 

Preghiera del giorno (preghiera colletta)

Donaci, o Padre, do non avere nulla di più caro del tuo Figlio, che rivela al mondo il mistero del tuo amore e la vera dignità dell’uomo; colmaci del tuo Spirito, perché lo annunziamo ai fratelli con la fede e con le opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

Bonaventura.

Giovanni Fidanza nacque a Bagnoregio (Viterbo) nel 1218. Bambino fu guarito da S. Francesco, che avrebbe esclamato: «Oh bona ventura» e quello gli rimase per nome. Studiò a Parigi ed entrò nell’Ordine dei Frati Minori. Insegnò teologia all’università di Parigi e formò intorno a sé una scuola. Nel 1257 venne eletto generale dell’Ordine francescano, carica che mantenne per 17 anni con impegno al punto da essere definito 2° fondatore dell’Ordine. Scrisse opere di carattere teologico e mistico e fu nominato vescovo di Albano e cardinale. Morì nel 1274.

 

La Parola di Dio del giorno Mt 13,1-23

Gesù disse: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità vi dico: non perderà la ricompensa». 

 

Riflessione Per Il Giorno (Mattutino di Mons. Ravasi)

Ti amo da molto tempo. Da quando ti ho visto ho cessato di essere me stessa. Mi sembra che fin dal primo momento ti avrei seguito, se tu mi avessi chiamata; e anche se tu andassi in capo al mondo, ti seguirei sempre. Il me vit, il m’aima; je le vis, je l’aimai. Si cita spesso questa battuta di uno scrittore francese del Seicento, Pierre du Ryer: «Mi vide, mi amò; lo vidi, lo amai». È il cosiddetto “colpo di fulmine” che travolge due persone che fino a quel momento si ignoravano e che ora divengono «una sola carne», come si dice in Genesi 2,24. La donazione d’amore, totale, pura, libera, è vissuta anche dalla Katarina protagonista di uno dei capolavori del drammaturgo russo, Aleksandr N. Ostrovskij, L’uragano (1860), la tragedia di un amore votato al sacrificio sullo sfondo della più tenebrosa provincia russa. Abbiamo appunto evocato oggi le sue parole più intense che mostrano un amore limpido e assoluto, pronto a giungere a quell’apice che Gesù ha tratteggiato in modo folgorante nel Cenacolo, nell’ultima sera della sua vita terrena: «Non c’è amore più grande di chi dà la vita per la persona che ama» (Gv 15,13). L’amore perfetto va anche oltre la legge dell’«amare il prossimo come se stessi» (Lv 19,18), perché ama l’altro ancor più di se stesso, in pienezza di dedizione. Oggi invece l’innamoramento è un incontro superficiale, un contatto di pelle e non certo un dialogo di anime. Tutto si consuma presto e si riduce a una fra le tante “esperienze”. Oppure si rivela un mero possesso che scatena non passione, ma solo gelosia e persino violenza, come spesso accade. È necessario, allora, educare ancora all’amore autentico perché, quando lo si incrocia nell’esistenza lo si scopra in tutto il suo fascino e bellezza, in tutta la sua pienezza vitale.

 

Intenzione del giorno                                        

Preghiamo per i ricoveri, le case di cura ecc. per chi vi lavora e per chi vi è ospitato

 

Don’t forget!

Le 100 immagini che hanno cambiato il mondo

ROBERT PEARY AL POLO NORD – 1909 ELLESMERE ISLAND – CANADA La foto è del 1909 e ritrae Peary prima della partenza

ROBERT PEARY AL POLO NORD – 1909 ELLESMERE ISLAND – CANADA La foto è del 1909 e ritrae Peary prima della partenza

1-3-1909 Robert Peary esploratore, lasciò Cape Columbia, punta estrema dell’isola canadese di Ellesmere, nel mare glaciale artico. Con slitte, pellicce, cani, guide e amici esploratori, Peary voleva arrivare per primo al polo Nord e conficcarvi la bandiera degli Stati Uniti. La missione era finanziata dalla National Geographic che dal 1890 ha promosso 3700 esplorazioni. Dopo oltre un mese di cammino, tra i ghiacci artici e i consueti imprevisti, Peary arrivò a Camp Jesup il 6 aprile. Ritornato a casa, la scoperta venne subito contestata: c’era l’esploratore concorrente, Frederick Cook, che sosteneva di aver toccato il polo un anno prima. A mettere fine alle polemiche fu il Congresso americano che si occupò della spedizione e affidò la palma al baffuto Peary. Sono passati tanti anni, Peary è morto del 1920, ma le polemiche non erano archiviate: Stanca di delle insinuazioni, la National Geographic ha condotto un’inchiesta approfondita i cui risultati danno ragione a Peary.

 

 

 

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