Martedì 8 settembre 2026

     

    23.a settimana tempo ordinario

     

    Avvenne l’8 settembre…

    70 – Tito, incaricato dal padre Vespasiano di finire la 1.a guerra giudaica, conquista Gerusalemme

    1941 – Inizia l’assedio di Leningrado da parte della Wehrmacht.

    1943 – L’armistizio di Cassibile, firmato il 3 settembre, è reso pubblico dal proclama Badoglio.

    1960 – Il presidente USA D. Eisenhower inaugura il Marshall Space Flight Center della NASA.

    1991 – La Macedonia dichiara l’indipendenza dalla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

    2022 – La Regina Elisabetta II muore dopo 70 anni di regno. Le succede il figlio Carlo III.

     

    Aforisma Card. Pier Battista Pizzaballa

    “Si è perso il senso del bene comune, e sembra che quello che deve guidare le istituzioni politiche sia semplicemente ciò che è buono per sé.”

     

    Santo del giorno

    Oggi le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano la nascita di Maria, madre di Gesù. Secondo il Protovangelo di Giacomo, Maria nacque a Gerusalemme da Gioacchino e Anna; qui nel IV secolo fu costruita la basilica di S. Anna, e la festa della sua nascita si diffuse poi a Costantinopoli e in Occidente.

    Dante e i Padri della Chiesa vedono in Maria la realizzazione del piano eterno di Dio: la sua nascita prepara il grembo umano per l’incarnazione del Verbo. Maria, fin da bambina, rappresenta l’umanità nuova, pronta ad accogliere Dio. La sua nascita viene celebrata non solo come quella di un santo, ma come l’inizio della salvezza, il compimento dell’amore divino.

    Come il tempio di Salomone accolse la gloria di Dio, Maria diventa il tempio vivente del Verbo incarnato, luce per le genti e simbolo della redenzione. «Quelli che Dio da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati»: Dante sembra quasi parafrasare il versetto di san Paolo quando definisce Maria «termine fisso d’eterno consiglio».

     

    Preghiera Colletta

    Concedi, o Signore, ai tuoi servi il dono della grazia celeste e poiché la maternità della beata Vergine ha segnato l’inizio della salvezza, la festa della sua nascita accresca in noi la pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen

     

    Parola di dio Matteo 1,18-23

    Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa.

    Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

     

    Riflessione Card. Pizzaballa Patriarca Latino di Gerusalemme

    Al meeting di Rimini il Cardinal P. Battista Pizzaballa ha detto: «Si dice “il dialogo tra le religioni”: io non sopporto questa espressione. Le religioni sono un astratto, le religioni non parlano. I credenti parlano». Finora infatti, ha spiegato, il dialogo interreligioso a suo avviso «è stato un po’ di élite, tra le varie élite cristiane, ebree, musulmane», e proprio per questo alla prova della guerra si è rivelato inconsistente. «Non è arrivato tantissimo alle nostre comunità, resta riservato solo al rabbino, al prete o all’imam».

    Autocritica inclusa, visto che il porporato è membro nel Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso. «Bisogna farle, quelle cose, ma restano lì». L’alternativa che propone è di «creare occasioni a livello di territorio, dove le comunità si incontrano, perché lì nasce e si crea anche qualcosa di bello e di diverso». Con un criterio di ammissione: «Voglio incontrare rabbini o imam che a loro volta abbiano una comunità, perché se tu hai una comunità parli in maniera diversa rispetto a uno che rappresenta solo sé stesso».

    E una data che ha segnato uno spartiacque: «Dopo il 7 ottobre, dopo la guerra di Gaza, non possiamo più tornare a quello che era prima, come se nulla fosse accaduto. Ci sono state tante ferite tra noi, tante incomprensioni con le quali dobbiamo fare i conti». Come si tiene viva allora la speranza? «Non dobbiamo identificare la speranza con una soluzione», ha risposto Pizzaballa a uno studente del Kansas arrivato a Rimini con il suo gruppo di Gioventù studentesca, il movimento giovanile di Cl, che sul palco dell’evento lo ha interrogato insieme ad altri tre ragazzi. Per il cardinale, sebbene soluzioni all’orizzonte non se ne vedano, la speranza «nasce dall’interno, dal cuore».

    Poi il racconto della visita di giugno all’università di Gaza City, dove ha trovato oltre 600 studenti intenti a ripulire quel che restava degli edifici per riprendere gli esami. In quell’occasione, ha raccontato il porporato, non ha ricevuto nessuna domanda sulla guerra, mentre un ragazzo musulmano aveva preparato la sua in latino. «Risposi che per noi cristiani è costitutivo il rifiuto di ogni forma di violenza.

    Non ho fatto in tempo a finire la frase che si sono alzati di scatto, tutti in piedi ad applaudire». Ragazzi che hanno perso casa e familiari: «finché ci sono persone così, c’è ancora speranza». Sul resto, «la preghiera non cambierà la geopolitica del Medio Oriente, ma cambierà il mio sguardo su quella geopolitica».

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo per i cristiani che svolgono ruoli di guida, abbiano risorse di bontà e di intelligenza, per rendere la comunità umana più giusta e pacificata sulla strada del regno.   

     

    Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo

    PABLO PICASSO: GUERNICA 

    1937 – pittura a olio su tela – 351 x 782 cm.

    Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía – Madrid – Spagna

    Pablo Picasso realizzò il grande dipinto intitolato Guernica nel 1937, poco dopo il bombardamento della cittadina basca a opera di un gruppo di volontari dell’aviazione tedesca. Il quadro prende spunto da un episodio della guerra civile in atto in Spagna (1936-1939) per trascendere il singolo episodio e diventare un vero e proprio manifesto contro le dittature (a quel tempo quella nazista e fascista) e le guerre di ogni tempo e luogo. La lettura del quadro va realizzata a partire da destra verso la sinistra. Il primo personaggio è la donna ferita che alza le braccia al cielo, nella casa in fiamme.

    Il suo viso mostra i segni del terrore: la bocca spalancata lancia un grido disperato e gli occhi mostrano la paura della morte. Alla sua sinistra una figura “spettrale” dall’aspetto triste e malinconico, sembra uscire attraverso una finestra reggendo in mano una lampada accesa. Sotto di lei, una donna svestita avanza trascinandosi e guardando spaventata la morte che scende dal cielo: forse è uscita correndo di casa per tentare di salvarsi dal massacro.

    Le mani infatti pendono in basso, in segno di resa e di impotenza di fronte alla tragedia che si sta consumando. Al centro della grande tela un cavallo avanza verso destra ma volta la testa a sinistra e nitrisce terrorizzato: sotto gli zoccoli giace il cadavere di un soldato con la mano sinistra straziata dalle ferite, mentre la destra impugna una spada dalla lama spezzata. Dalla stessa mano però sorge un fiore. In alto brilla una lampadina e diffonde la sua luce nel buio. Infine una donna che stringe fra le braccia il figlio neonato morto e sopra di lei un toro, che diventa il simbolo del suo sacrificio nell’arena durante la corrida e del sacrificio della Spagna nella sanguinosissima e crudele guerra civile. La scena ricorda una natività sconvolta dal bombardamento.

    Tra i due animali (toro e cavallo) è dipinta una colomba (cfr. sotto foto 1.a da sinistra), simbolo della pace ormai ferita. Come si vede l’iconografia è complessa, ma la decisione del pittore di evitare i colori limitandosi al bianco e nero (come se si trattasse del fatto di cronaca di un giornale dell’epoca), semplifica i vari episodi e fa emergere in tutta la sua potenza il dramma di tutte le “Guernica” del mondo e della storia.

    Il quadro è stato dipinto nello stile cubista tipico dell’artista spagnolo ed è popolato da figure he ricorrono spesso nei suoi quadri e in questo senso rappresenta una “summa” della sua opera e insieme un “manifesto” dei suoi pensieri e ideali. Finché Picasso fu in vita e finché lo fu anche il “generalissimo” Franco, l’artista si rifiutò di riportare in Spagna la sua opera. Solo dopo la morte di entrambi, Guernica da New York poté far ritorno al suo paese d’origine.  

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