mercoledì 14 agosto ’19

XIV Settimana del tempo ordinario

 

 

nell’immagine un dipinto di Ivan Aivazovsky

 

 

 

Aforisma del Giorno (Nicolas Gomez Dàvila)

Chi si ostina a voler capire più di quel che c’è da capire, capisce meno di tutti.

 

Iniziamo la Giornata Pregando

Signore Gesù, insegnaci a portare la nostra croce ogni giorno e a seguirti, con volontà di riparare i nostri peccati e quelli dell’umanità. Tu che ci hai salvato, rendici salvatori dei nostri fratelli: come tu hai dato la vita per noi, così fa’ che doniamo la vita per gli altri. Rendici gioiosi testimoni della tua risurrezione, e mantieni viva in noi la speranza della gioia che hai promesso ai tuoi fedeli. Amen

 

Massimiliano Maria Kolbe

nasce nel 1894 in Polonia. Entra tra i francescani e, mentre inizia il 2° conflitto mondiale, svolge un intenso apostolato missionario in Europa e Asia. Ammalato di tbc, dà vita al «Cavaliere dell’Immacolata». Nel 1941 è deportato ad Auschwitz. Lì Kolbe offre la sua vita in cambio di quella di un padre di famiglia, compagno di prigionia: è il 14 agosto 1941. Giovanni Paolo II lo ha proclamato patrono del nostro secolo

 

La Parola di Dio del giorno (Matteo 18,15-20)

Gesù disse ai discepoli: «Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

 

La Riflessione del giorno

Un’altalena per sfidare il muro sul confine tra USA e Messico. L’idea è partita da due artisti, Ronald e Virginia, che hanno costruito un bilico, l’altalena composta da un asse sui cui due vertici opposti si siedono i bimbi dondolandosi, tra le sbarre della barriera già costruita tra California e Messico, permettendo ai bambini americani e messicani di giocare insieme. Ronald Rael, professore di architettura di Berkeley e Virginia San Fratello, professoressa di design alla S. Jose State, già nel 2009 avevano realizzato il progetto per la “Teetertotter Wall’’, con l’idea di trasformare il muro da elemento di divisione “a fulcro” letterale tra i due Paesi, momento di incontro e interazione. Ora che Donald Trump ha ottenuto dalla Corte Suprema lo sblocco dei fondi per la costruzione del suo più ampio muro, Ronald e Virginia hanno deciso di realizzare questo progetto con un’installazione performance a cui hanno partecipato molte persone sui due lati del confine.

 

Intenzione del giorno

Preghiamo perché impariamo e pratichiamo la virtù dell’umiltà sia verso Dio sia verso il prossimo

 

Don’t forget…! Santi della carità

MASSIMILIANO KOLBE 1894-1941

Kolbe nacque presso il centro industriale di Lodz, l’8 gennaio 1894. I suoi genitori erano operai tessili. Kolbe da ragazzo fece esperienza del binomio povertà e lavoro. E quell’esperienza non fu estranea ad alcune scelte che lo portarono ad abbracciare la Regola di san Francesco tra i minori conventuali di Leopoli (1907) e poi a dar vita a una istituzione che aveva proprio, in povertà e lavoro, caratteristiche tipicamente francescane, un sicuro fondamento, e cioè le «Città dell’Immacolata» in Polonia e in Giappone. In Polonia era ritornato nel 1919, dopo aver conseguito a Roma la laurea in teologia. A pochi chilometri da Varsavia diede vita nel 1927 a «Niepokalanów» (Città dell’Immacolata) i cui cittadini, tutti frati, si dedicavano, vivendo in rigorosa povertà, all’apostolato per mezzo della stampa autori di un consistente boom editoriale che ancor oggi sorprende: il «Cavaliere dell’Immacolata», la prima di una catena di riviste, fondato nel 1922 dopo un periodo iniziale di stasi, decollò raggiungendo 50mila copie. In seguito si affermò come settimanale con 750mila copie.  Nel 1930 partì missionario per il Giappone a fondarvi un’altra Città dell’Immacolata, animata dallo stesso spirito e dagli stessi ideali.

Tornato definitivamente in Polonia, dopo un paio di altri viaggi «missionari» nello stesso Giappone e in altri paesi dell’oriente, padre Kolbe si dedicò interamente alla sua opera. La seconda guerra mondiale lo sorprese a capo del più importante complesso editoriale della Polonia. Il 19 settembre 1939 fu arrestato dalla Gestapo. Rilasciato l’8 dicembre 1939, tornò a Niepokalanów, riprendendo l’attività interrotta. Arrestato di nuovo nel 1941 fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz, dove la sua dignità di prete e uomo retto primeggiava fra i prigionieri: un testimone disse: “Kolbe era un principe in mezzo a noi”. Alla fine di luglio fu trasferito al Blocco 14, dove i prigionieri erano addetti alla mietitura nei campi; uno di loro riuscì a fuggire e secondo l’inesorabile legge del campo, dieci prigionieri vennero destinati al bunker della morte. P. Kolbe si offrì in cambio di uno dei prescelti, un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. La disperazione che s’impadronì di quei poveretti, venne attenuata e trasformata in preghiera comune, guidata da padre Kolbe e un po’ alla volta essi si rassegnarono alla loro sorte; morirono man mano e le loro voci oranti si ridussero ad un sussurro; dopo 14 giorni non tutti erano morti, rimanevano 4 ancora in vita, fra cui padre Massimiliano, allora le SS decisero, che giacché la cosa andava troppo per le lunghe, di abbreviare la loro fine con una iniezione di acido fenico; il francescano tese il braccio dicendo “Ave Maria”, le sue ultime parole, era il 14 agosto 1941. Le sue ceneri si mescolarono insieme a quelle di tanti altri condannati, nel forno crematorio; così finiva la vita terrena di una delle più belle figure del francescanesimo della Chiesa polacca. Il suo fulgido martirio gli ha aperto la strada della beatificazione, avvenuta il 17 ottobre 1971 con papa Paolo VI. Il 10 ottobre 1982 è stato canonizzato da papa Giovanni Paolo II, suo concittadino.

 

 

 

 

 

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