mercoledì 3 gennaio ’18

    Tempo di Natale

     

    nella fotografia – Palazzo Te  (Mantova) Camera dei Giganti di Giulio Romano

     

    Proverbio del giorno

    «Anche se hai sessanta consiglieri, consigliati prima con te stesso (Israele)»

     

    Iniziamo la giornata Pregando

    “O nome glorioso di Gesù, per mezzo tuo sono perdonate le colpe, sono sconfitti i nemici, per te i malati sono liberati e coloro che soffrono sono irrobustiti e gioiscono! Tu onore dei credenti, forza di coloro che operano, tu sostegno dei deboli! I desideri si accendono per il tuo calore e ardore di fuoco, si inebriano le anime contemplative e per te le anime trionfanti sono glorificate nel cielo: con le quali, per questo tuo santo Nome, fa’ che possiamo anche noi regnare. Amen!”

     

     

    S. NOME DI GESÙ

    Il Nome di Gesù (=Dio salva) fu venerato nella Chiesa fin dai primi tempi, ma solo nel sec XIV cominciò ad avere culto liturgico. San Bernardino diffuse con tanto slancio e fervore tale devozione che finalmente venne istituita la festa liturgica.

    Oggi si ricordano anche: S. GENEVIEVE (Genoveffa) vergine e S. DANIELE da Padova martire.

    A fianco: il monogramma di Cristo ideato da S. Bernardino

     

    Ascoltiamo la Parola di Dio (Sir 24,1-2.8-12)

    La sapienza loda se stessa, si vanta in mezzo al suo popolo. Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca, si glorifica davanti alla sua potenza: Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece posare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò; per tutta l’eternità non verrò meno. Ho officiato nella tenda santa davanti a lui, e così mi sono stabilita in Sion. Nella città amata mi ha fatto abitare; in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore, sua eredità”. 

     

    Riflessione per il giorno: simboli cristiani 1°: JHS    

    La sigla JHS o Trigramma (in alfabeto greco JЙΣ) compare per la prima volta nel III sec. fra le abbreviazioni nei manoscritti greci del Nuovo Testamento. Essa indica l’abbreviazione del nome ΙΗΣΟΥΣ (cioè “Iesous” = Gesù, in lingua greca antica e caratteri maiuscoli). La sigma (la esse) nell’alfabeto latino divenne una S a tutti gli effetti e la H che in greco è la eta (cioè la E) fu scambiata per acca per cui nel Medioevo il simbolo fu riportato con significato differente: JHS = JESUS HOMINUM SALVATOR (Gesù Salvatore degli uomini). Nel corso dei secoli il simbolo fu arricchito dai copisti con segni e tratti artistici fino ad intrecciare le lettere tra di loro e divenendo più un disegno grafico che un simbolo di qualcosa. Ed è così che la troviamo rappresentata dappertutto: su affreschi, quadri d’altare, miniature, chiavi di volta, paramenti sacri. A volte è rappresentato al centro di un sole raggiante, come sigillo di alcune antiche città (vedi sopra, il simbolo di S. Bernardino da Siena), intendendo che l’irraggiamento del cristianesimo è il cemento ideale per ogni società.

     

    Intenzione del giorno

    Preghiamo perché in questo 2016 i cristiani si sforzino di evitare l’odioso vizio della bestemmia

     

    Don’t Forget!

    AVVENNE NELL’ANNO 18 DI OGNI SECOLO: 18 D. C.

    18 d.C.: MUORE ERODE ARCHELAO figlio di Erode il Grande (quello della strage degli innocenti per capirci) che alla sua morte lo nomina successore insieme ai fratelli Antipa e Filippo. La successione scatena la lotta tra i fratelli e interviene l’imperatore di Roma Augusto che affida ad Archelao il titolo di Etnarca e metà del regno comprendente Giudea, Samaria e parte dell’Idumea. Archelao faticò non poco a eliminare le bande di briganti che infestavano le campagne. Egli regnò fino al 6 d.C. quando Augusto, accogliendo le richieste di chi ne denunciava il malgoverno, decise di relegarlo a Vienne (in Gallia) incamerando il suo patrimonio.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    196° quadro della serie: “1.000 quadri più belli del mondo”

    JUAN SÀNCHEZ COTAN: NATURA MORTA CON CACCIAGIONE 1602 – Olio su tela – 68 x 69 cm – Museo del Prado – Madrid

     

     

    Juan Sánchez Cotán (1560 – 1627) è pittore spagnolo, tra i più alti esponenti del genere “bodegón” ossia natura morta. La formazione artistica avviene a Toledo dove per 20 anni dipinge scene religiose, ritratti e nature morte. Nel 1603 si decide per la vita monastica dai certosini di S. Maria del Paular, a Madrid; trasferito alla Certosa di Granada, vi rimane fino alla morte. Sanchez Cotàn è uno dei pittori del Siglo de oro (1600) in cui la gloria di Spagna raggiunge le più alte vette in politica, economia e cultura. Ma è anche il secolo in cui si fa strada il “desengaño” cioè il sentimento generato dalla crisi degli ideali rinascimentali e dalla coscienza che, nonostante l’oro e l’argento americano, nel paese nulla stesse cambiando, se non in peggio (in quegli stessi anni Cervantes compone don Chisciotte).

    Ebbene è nelle nature morte di Sanchez Cotan che il disinganno trova una poetica rappresentazione: ciò che sorprende in queste sue opere è infatti il rigore, il gelo di composizioni “metafisiche” dove la vita, il tempo appare fermo, sospeso, come se non ci si aspettasse più nulla e nulla potesse più accadere. Il pittore ritrae con estrema fedeltà al reale degli ortaggi appoggiati alla parete di un vano a muro (cardo bianco, carote e ravanelli) della frutta sospesa (3 limoni e 7 mele) e della cacciagione varia (un cardellino, un passero, due pernici e, legati a una canna, sei uccellini). Il tutto su fondo nero, mentre la luce laterale enfatizza gli oggetti e produce il forte chiaroscuro. Natura morta si dice in inglese “still life” che si potrebbe tradurre letteralmente con vita silenziosa; still vuol però dire anche fermo. Ecco: tutto è perfetto e tutto è immobile. Calderon de la Barca in quegli anni scriveva che “la vida es sueño”, ma aggiungeva: “Anche se è un sogno quel che conta è fare, e fare bene”. E Sanchez Cotan è proprio questo che sembra volerci comunicare nelle sue stupende opere.

     

     

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