Mercoledì 3 giugno 2026

     

    IX Settimana del T. Ordinario

     

    Aforisma di Cechov

    “Una volta che sei entrato a far parte del gregge è inutile che abbai: scodinzola.”

     

    Santi del giorno

    La Chiesa cattolica venera come Santi Martiri Ugandesi un gruppo di 22 servitori, paggi e funzionari del re di Buganda, nell’odierna Uganda, convertiti alla fede dai missionari d’Africa del cardinale Charles Lavigerie, i cosiddetti “padri bianchi”, i quali vennero fatti uccidere come cristiani sotto il regno di Mwanga II (1884-1903) tra il 15-11-1885 ed il 27-1-1887.

    Inizialmente l’opera dei missionari, avviata nel 1879, fu ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però influenzato dal cancelliere del regno e dal capotribù, decise la soppressione dei cristiani, alcuni dei quali uccisi con le proprie mani.

    Questa persecuzione vide in totale un centinaio di vittime. Tra loro Carlo Lwanga, capo dei paggi del re Muanga, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Papa Benedetto XV beatificò i ventidue gloriosi martiri il 6 giugno 1920 ed infine furono canonizzati l’8 ottobre 1964 dal pontefice San Paolo VI. 

     

    Preghiera Colletta

    O Dio, che nel sangue dei martiri hai posto il seme di nuovi cristiani, concedi che il campo della tua Chiesa, irrigato dal sangue di san Carlo Lwanga e dei suoi compagni, produca un raccolto sempre più abbondante a gloria del tuo nome.

    Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen.

     

    Parola di Dio Marco 12,18-27

    In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza.

    Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli.

    Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

     

    Riflessione Dal Blog di Costanza Miriano

    Oggi decostruisco la decostruzione. La decostruzione è il virus mentale più efficace mai concepito contro una civiltà. È stato fabbricato in Francia tra il 1966 e il 1980 da tre uomini: Foucault, Derrida, Deleuze. È stato esportato negli Stati Uniti, ibridato con il puritanesimo razziale americano, ed è tornato 30 anni dopo sotto il nome di WOKISMO per paralizzare l’intero Occidente. Ecco come funziona, e perché bisogna distruggerlo. La tesi del wokismo è semplice. Ogni verità non è che un rapporto di potere travestito. Ogni testo sacro, ogni legge, ogni scienza, ogni norma, ogni gerarchia, ogni identità, ogni istituzione nasconde in realtà una dominazione. Decostruire significa mostrare il rapporto di forza sotto la vernice del vero. Significa strappare la maschera. Significa “smascherare”. Formulata così, sembra innocua. Anzi, utile.

    Chi non ama un po’ di spirito critico? Il trabocchetto è lì. La decostruzione si presenta come metodo, in realtà è un’ontologia. Non dice solo “interroghiamo le norme”, dice “ci sono solo rapporti di potere”. La differenza è ciò che definisce una civiltà. Una società che interroga le sue norme resta in piedi. Una società che crede che le sue norme non siano nient’altro che dominazione, crolla. Perché non può più difendere nulla. Non più un confine, non più una legge, non più una scienza, non più una lingua, non più una storia, non più una biologia, non più una famiglia. Tutto diventa sospetto. Tutto diventa negoziabile. Tutto diventa “costruito dunque decostruttibile”. È il primo motivo per cui è un virus. Si auto-replica. Una volta inoculato, trasforma tutto ciò che tocca in bersaglio. La scienza è patriarcale, dunque decostruciamola.

    Il linguaggio è coloniale, dunque reinventiamolo. La meritocrazia è razzista, dunque aboliamola. Il sesso è una costruzione, dunque scegliamolo. Non c’è più roccia. Tutto è sabbia. Secondo motivo. Il virus è non-falsificabile. Se difendi una norma, è perché sei l’oppressore. Se neghi di essere oppressore, è la prova del tuo privilegio inconscio. Se citi fatti, i tuoi fatti sono contaminati dal potere che li ha prodotti. Se citi la ragione, la ragione stessa è bianca, maschile, occidentale. Non c’è via d’uscita possibile. Il sistema è concepito per rendere ogni obiezione inaccettabile per definizione. È esattamente la struttura di una setta. Ed è esattamente ciò che si è installato nelle università, nelle risorse umane, nei media, nelle amministrazioni, nei consigli di amministrazione da vent’anni a questa parte. Terzo motivo. Il virus si auto-rifiuta ma non si auto-distrugge. Se ogni verità è potere, allora la frase “ogni verità è potere” è essa stessa potere, dunque priva di valore. Logicamente, la decostruzione si morde la coda dalla prima frase. Ma se ne infischia. Perché non ha mai cercato la coerenza. Cerca l’efficacia politica.

    E la sua efficacia politica è immensa. Disarma i suoi nemici e arma i suoi militanti. Paralizza il difensore e libera l’attaccante. È un’arma asimmetrica perfetta. Quarto motivo. Il virus produce umani diminuiti. Un’intera generazione ha imparato a decostruire e non ha mai imparato a costruire. Sa sospettare, mai ammirare. Vede il potere ovunque e la bellezza da nessuna parte. Può produrre mille pagine sul carattere opprimente di Shakespeare e zero righe che valgano la pena di essere lette tra cent’anni. Ha confuso l’intelligenza critica con la posa critica. È sterile per costruzione. Uno spirito nutrito di decostruzione è uno spirito che non sa più erigere nulla. Quinto motivo, il più grave. Una civiltà si regge su tre pilastri: 1) la convinzione che una verità sia accessibile alla ragione. 2) La convinzione che un bene si distingua da un male. 3) La convinzione che un’eredità meriti di essere trasmessa. La decostruzione ha metodicamente fatto saltare i tre. Non per malvagità. Per gioco intellettuale, per fascinazione del sospetto, per odio della borghesia che aveva nutrito i suoi profeti. Ma il risultato è lì.

    Una civiltà che non crede più nella sua verità, né nel suo bene, né nella sua eredità non si difende. Si scusa in attesa della fine. Ecco cosa abbiamo fatto. Ecco ciò che bisogna chiamare per nome. La buona notizia è che un virus mentale sopravvive solo finché gli cediamo l’autorità del discorso. Muore non appena smettiamo di stare al suo gioco. Non appena riaffermiamo senza problemi che esiste la verità, il bello, il bene, l’eredità. Non appena smettiamo di chiedere il permesso ai decostruttori per costruire. Non appena ricominciamo. Non appena trasmettiamo. Non appena creiamo. I costruttori hanno sempre l’ultima parola sui commentatori. Sempre. Perché alla fine resta ciò che è costruito, e nulla di ciò che è stato decostruito. Allora: oggi abbiamo decostruito la decostruzione. E domani iniziamo a costruire. 

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché i battezzati non dimentichino che la confessione, oltre a perdonare i peccati, spiana il cammino di fronte a difficoltà e problemi e ristabilisce la pace.  

     

    Don’t Forget! Avvenne il 3 giugno…

    1257 – A Bologna viene abolita la servitù della gleba con il Liber Paradisus.

    1326 – Firma del Trattato di Novgorod, con cui vengono stabiliti i confini fra la Norvegia e la Russia

    1539 – Hernando de Soto cede la Florida alla Spagna

    1944 – ore 23:15 Radio Londra trasmette la parola in codice “elefante” che avvisa dell’arrivo delle Truppe alleate a Roma

    1963 – Muore dopo cinque anni di pontificato papa Giovanni XXIII

    1979 – Lo scoppio nel pozzo petrolifero Ixtoc 1 nel golfo del Messico meridionale, causa il più grande sversamento in mare di petrolio della storia, con la fuoriuscita di 600.000 tonnellate di petrolio

     

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