Sabato 18 maggio 2024

     

    7.a settimana di pasqua

     

    Avvenne il 18 maggio…

    1190 – 3.a crociata: i crociati guidati da Federico Barbarossa e Federico VI di Svevia vincono la battaglia di Iconio contro il Sultanato di Rum

    1198 – Incoronazione di Federico II Hohenstaufen come re di Sicilia nella Cattedrale di Palermo

    1652 – Il Rhode Island approva la prima legge che rende la schiavitù illegale in Nord America

    1944 – 2.a guerra mondiale: reparti del II° Corpo polacco conquistano l’Abbazia di Montecassino appena sgomberata dalle forze tedesche in ritirata dalla Linea Gustav.

    1999 – Carlo Azeglio Ciampi inizia il suo mandato come presidente della Repubblica

     

    Aforisma di Alessandro Manzoni dai Promessi Sposi

    Quelli che fanno il bene, lo fanno all’ingrosso: quando hanno provata quella soddisfazione, ne hanno abbastanza, e non si vogliono seccare a star dietro a tutte le conseguenze; ma coloro che hanno quel gusto di fare il male, ci mettono più diligenza, ci stanno dietro fino alla fine, non prendono mai requie, perché hanno quel canchero (cancro) che li rode.

     

    Preghiera

    Rifulga su di noi, Dio onnipotente, lo splendore della tua gloria, Gesù Cristo, luce della tua luce, e confermi con il dono dello Spirito Santo i cuori di coloro che per tua grazia sono rinati a vita nuova.

    Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

     

    Santo del giorno

    Felice Porro nacque a Cantalice (Rieti) nel 1515; giovanissimo si trasferì a Cittaducale dove prestò servizio nella famiglia Picchi come pastore e contadino. Nel 1544 decise di assecondare il desiderio di farsi Cappuccino. Dopo il Noviziato a Fiuggi, nel 1545 emise i voti nel convento di San Giovanni Campano.

    Quindi sostò per poco più di due anni nei conventi di Tivoli e di Viterbo-Palanzana per poi trasferirsi nel convento romano di San Bonaventura (S. Croce dei Lucchesi sotto il Quirinale), dove nei rimanenti quarant’anni fu questuante per i suoi confratelli.

    Ebbe temperamento mistico, dormiva appena due o tre ore e il resto della notte lo trascorreva in preghiera. Per le strade di Roma assisteva ammalati e poveri: devotissimo a Maria era chiamato «frate Deo gratias» per il suo abituale saluto. Venne canonizzato da Clemente XI nel 1712.

     

    Parola di Dio del giorno Giovanni 21,20-25

    In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?».

    Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».

    Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

     

    Riflessione dei Padri del deserto

    Un fratello chiese a padre Matoes: “Che devo fare? La mia lingua mi è causa di afflizione: quando vado in mezzo agli altri, non riesco a trattenerla, ma in ogni loro azione trovo da giudicarli e accusarli. Che devo fare dunque?” L’anziano gli rispose: “Fuggi nella solitudine. Chi vive con i fratelli, non deve essere un cubo, ma una sfera, per poter rotolare verso tutti”. E disse: “Non per virtù vivo in solitudine, ma per debolezza; sono forti infatti quelli che vanno in mezzo agli uomini”.

    Il vero forte non è il solitario, ma chi vive in mezzo agli uomini. Questo è quanto ci viene confermato da padre Matoes. Ma oggi, sembra vero il contrario. Viviamo facilmente nel mondo e difficilmente nella solitudine, ma non siamo tutti forti, anzi. Siamo diventati sempre più “cubi” che rotolano, con i lati smussati dai continui conflitti, ma così facendo non diventeremo mai “sfere” in grado di dirigerci con verità e amore verso tutti. L’invito che il padre del deserto ci fa è quello di accettare i momenti di debolezza, recuperando il senso della vera solitudine, come allenamento all’apertura totale ed incondizionata agli altri.

     

    Intenzione di preghiera

    Alla vigilia di Pentecoste preghiamo Dio che non ci lasci mancare il suo Spirito e ci renda capaci di ascoltarlo e ubbidirgli, affinché in Lui la nostra anima trovi la pace.

     

    Don’t Forget!

    Papa Francesco ha presentato la Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 dal titolo:

    “SPES NON CONFUNDIT”

    (la speranza non confonde).

    Il Giubileo o Anno Santo si celebra ogni 25 anni (a meno che si tratti di un giubileo straordinario come quello del 2015 celebrato in occasione dei 50 anni dalla fine del Concilio Vaticano II dedicato alla Misericordia e indetto da Papa Francesco).

     

    I SEGNI DELLA SPERANZA: L’elenco di segni proposto dal Papa evita il rischio di fermarsi solo all’annuncio della speranza, senza che ci sia un coinvolgimento personale diretto:

    1. la pace;
    2. la trasmissione della vita;
    3. i detenuti per i quali il Papa intende aprire una “Porta Santa” in un carcere “perché sia per loro un simbolo che invita a guardare all’avvenire con speranza e rinnovato impegno di vita” (n. 10).
    4. il richiamo a tutti i vescovi perché si facciano portavoce contro la pena di morte;
    5. i giovani e gli anziani; gli ammalati, i profughi, migranti e rifugiati: “Le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure; l’accoglienza, che spalanca le braccia ad ognuno secondo la sua dignità, si accompagni con la responsabilità, affinché a nessuno sia negato il diritto di costruire un futuro migliore” (n. 13).

     

    GLI APPELLI DELLA SPERANZA:

    1. rispettare il creato,
    2. condonare i debiti,
    3. unità dei cristiani

    Gli “appelli” che il Papa rivolge in Spes non confundit possono essere interpretati come ulteriori segni di speranza che richiedono l’impegno di tutti perché il creato sia rispettato e conservato nella sua interezza; alla stessa stregua il richiamo per “condonare i debiti di Paesi che mai potrebbero ripagarli: prima che di magnanimità, è questione di giustizia; l’appello per l’unità dei cristiani nella ricorrenza dei 1700 anni del 1° Concilio a Nicea.

     

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