Venerdì 17 maggio 2024

     

    7.a settimana di pasqua

     

    Avvenne il 17 maggio…

    1809 – Napoleone Bonaparte ordina l’annessione dello Stato Pontificio all’Impero francese.

    1902 – Spyridon Stais scopre la macchina di Anticitera, un calcolatore meccanico ellenistico.

    1970 – Thor Heyerdahl dal Marocco sulla barca di papiro Ra II attraversa l’Oceano Atlantico

    1972 – Lotta Continua uccide, a Milano, il commissario capo della questura Luigi Calabresi.

    1981 – Col voto nel referendum abrogativo, gli italiani confermano la legge sull’aborto del 1978

    2009 – Dopo 25 anni di guerra civile in Sri Lanka, le Tigri Tamil si arrendono

     

    Aforisma di Alessandro Manzoni

    Si dovrebbe pensare più a fare bene che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio.

     

    Preghiera della novena di Pentecoste

    O Dio che nella resurrezione di Cristo ci hai ricreati per la vita eterna, innalzaci accanto al nostro Salvatore che regna alla tua destra, affinché alla sua venuta nella gloria noi tutti, rinati nel battesimo, siamo rivestiti della tua luce senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

     

    Santo del giorno

    Nacque il 16-5-1540, nel giorno di Pentecoste, a Torre Hermosa, in Aragona. Di umili origini, sin da piccolo venne avviato al pascolo delle greggi. Nel lavoro si isolava spesso per pregare.

    A 18 anni chiese di essere ammesso nel convento dei francescani Alcantarini di S. Maria di Loreto, ma venne respinto, forse per la giovane età; non si perse d’animo e fu ammesso al noviziato nel 1564. L’anno dopo, emise la professione come «fratello laico» non sentendosi degno del sacerdozio.

    Nel 1576 il ministro provinciale gli affidò il compito di portare documenti importanti a Parigi, rischiando di essere ucciso dai calvinisti. L’impegno venne assolto in modo proficuo. Tutta la sua vita fu caratterizzata da amore all’Eucaristia che gli valse il titolo di «teologo dell’Eucaristia». Morì nel convento di Villa Real, presso Valencia il 17 maggio 1592, domenica di Pentecoste.

     

    Parola di Dio del giorno Giovanni 21,15-19

    In quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».

    Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».

    Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

     

    Riflessione – Piero Ferrucci: “La forza della gentilezza”

    Essere generosi vuol dire vincere l’antica ansia di perdere ciò che possediamo. Vuol dire ridisegnare i nostri confini. Per la persona generosa i confini sono permeabili. Ciò che è tuo – la tua sofferenza, i tuoi problemi – è anche mio: questa è la compassione. Ciò che è mio – i miei possessi, le mie abilità e conoscenze, le mie risorse, il mio tempo, la mia energia – è anche tuo.

    Questa è la generosità. Con la vittoria sui livelli antichi dell’inconscio e una ridefinizione dei confini, la generosità provoca in noi una trasformazione profonda. Inutile negarlo: spesso anche la persona più rilassata e gioviale nell’intimo è aggrappata ai suoi averi con tutte le sue forze. Questi muscoli emotivi sono sempre tesi. Ciò che abbiamo, o che crediamo di avere, ce lo teniamo stretto: una persona, una posizione sociale, un oggetto, la nostra sicurezza.

    E in questo trattenere c’è paura. Siamo come quei bambini, descritti da una parabola buddhista, che su una spiaggia hanno costruito i loro castelli di sabbia.  Ognuno ha il suo castello.  Ognuno ha il suo territorio.  Tutti si sentono importanti: «È mio!», «È mio!». Magari si azzuffano, fanno la guerra. Poi cala la sera, i bambini ritornano alle loro case.

    Dimenticano i castelli di sabbia e vanno a dormire. Intanto l’alta marea cancella tutto. I nostri monumenti più preziosi sono castelli di sabbia.  Vogliamo prenderci veramente così sul serio?  La generosità molla la presa, è molto più rilassata.

     

    Intenzione di preghiera

    Per i ragazzi che in questi giorni riceveranno il sacramento della Cresima e per i loro genitori e padrini.

     

    Don’t Forget!

    MARTEDÌ 14 MAGGIO 2024 – PORT-AU-PRINCE, HAITI – Impressionante foto delle case aggrappate alle alture nel quartiere Jalousie – AP PHOTO/RAMON ESPINOSA

     

     

     

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