sabato 22 agosto 2026

    Avvenne il 22 agosto…

    408 – L’imperatore romano d’Occidente Onorio ordina l’assassinio del suo magister militum Stilicone.
    1780 – La Resolution, nave di James Cook, torna in Inghilterra, ma Cook era stato ucciso alle Hawaii.
    1914 – I militari britannici e tedeschi, in Belgio, si scontrano per la 1.a volta nella 1.a guerra mondiale.
    1944 – Ultimo trasporto di ebrei francesi verso i campi di concentramento in Germania
    1950 – Papa Pio XII pubblica l’enciclica Humani generis
    1962 – Fallisce il tentativo di assassinio del presidente francese Charles de Gaulle.

    Aforisma di S. Stanislao Kostka

    “AD MAIORA NATUS SUM: non sono nato per le cose della terra, ma per le cose del cielo, per le quali soltanto voglio vivere.”

    Santo del giorno

    La festa di Maria Regina è stata istituita da Papa Pio XII nel 1955, in parallelo con quella di Cristo Re. In origine si celebrava il 31/5, alla fine del mese dedicato a Maria, oggi cade il 22/8, subito dopo l’Assunzione, per sottolineare il legame tra la sua glorificazione e la sua regalità. Maria è Regina perché è Madre di Cristo, il Re, e perché è la più santa tra tutte le creature. Pio XII, nell’enciclica Ad Coeli Reginam, ne ha illustrato i titoli regali: madre del Corpo mistico, regina della Chiesa e collaboratrice dell’opera di Cristo. Maria ha un ruolo speciale nel piano di Dio: unire i discepoli e distribuire le grazie ai fedeli. La sua regalità è amorevole e materna: dona ciò che ha ricevuto da Dio ai suoi figli. Per questo la Chiesa la invoca come madre e regina, lodata nel cielo. Maria è coronata con la verginità e la maternità divina, come annuncia l’angelo nel Vangelo: “Il Santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio”.

    Preghiera Colletta

    O Padre, che ci hai dato come Madre e Regina la Vergine Maria, dalla quale nacque Cristo tuo Figlio,

    per sua intercessione concedi a noi la gloria promessa ai tuoi figli nel regno dei cieli. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

    Parola di Dio Matteo 22,34-40

    In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filatteri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».».

    Riflessione da “Mattutino” di Mons. Ravasi

    Coloro che vincono, in qualunque modo vincano, mai non ne riportano vergogna. Vae victis!, avrebbe gridato Brenno, capo dei Galli, ai Romani impauriti dopo la sua devastazione di Roma nel 390 a. C., stando almeno alla Storia di Roma di Tito Livio. Che i vinti debbano sempre temere è anche convinzione di quello spirito freddo e pragmatico che è il nostro Machiavelli, che oggi ho voluto presentare in una delle sue frasi lapidarie e realistiche, tratta dalle sue Istorie Fiorentine (1520-25). Il vincitore ha sempre ragione, potremmo sintetizzare, prescindendo purtroppo da ogni considerazione morale sui mezzi, le forme e il merito stesso della vittoria. L’amoralità del vincere è una convinzione da secoli diffusa, per cui ci si premura subito di aggregarsi alla folla e al carro del vincitore, spesso senza pudore. È, questa, una sorta di legge nella politica, nella guerra, nella carriera e così via, in tutte le occasioni dalle quali emergono nettamente vincitori e vinti. Ciò che vorrei, però, mettere in luce nella frase di Machiavelli è quel «non riportarne mai vergogna». L’arroganza del vincitore lo rende spudorato, gli cancella il rimorso, gli amputa dal cervello il senso critico. Quella della perdita della vergogna è una delle più truci esperienze dei nostri giorni, un vizio che non è più appannaggio dei vincitori, ma di tutti. Scherzando, lo scrittore russo Anton Cechov parlava di «un bassotto che camminava per la strada e provava vergogna di avere le gambe storte». Ora invece, le gambe storte – soprattutto le storture dello spirito – vengono ostentate e diventano materia di spettacoli televisivi. Come, invece, è profondo l’asserto di un altro russo, il pensatore Vladimir S. Solov’ëv: «Provo vergogna, dunque esisto».            

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo per la classe politica perché ricordi che la democrazia si difende con un’etica rispettosa della verità e della giustizia e un atteggiamento personale leale e onesto.   

    Don’t Forget! Foto della settimana

    GIOVEDÌ 20 AGOSTO – CEUTA, SPAGNA
    Migranti provenienti dalla spiaggia di El Trampolín sono trasferiti in un centro di accoglienza
    EPA / REDUAN VIA ANSA

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