Settimana Santa
Venerdì Santo
Aforisma dal Profeta Isaia
“Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.”

| Il VENERDÌ SANTO è il giorno in cui si ricordano gli eventi della Passione e della Morte di Gesù Cristo, come narrati nei Vangeli. La Chiesa con la lettura e la meditazione sui testi della passione del Cristo e con l’adorazione e il bacio della Croce nella liturgia di questa sera commemora la propria nascita dal fianco del Signore crocifisso, aperto dalla lancia e dal quale escono “l’acqua e il sangue” rispettivamente simbolo dei sacramenti del battesimo e dell’eucaristia che sono quelli costitutivo della Chiesa. In questo giorno non si celebra l’Eucaristia. Il sacerdote e i ministri si recano all’altare in silenzio, senza canto né musica e si prostrano a terra davanti all’altare; questa prostrazione assume il significato di umiliazione dell’uomo terreno e partecipazione alla sofferenza di Cristo. La Croce è al centro della celebrazione, mostrata e celebrata nell’adorazione del Legno e ricevuta, quale mistero di salvezza, nella Comunione eucaristica. |
Preghiera Colletta
O Dio, che nella passione del Cristo nostro Signore ci hai liberati dalla morte, eredità dell’antico peccato trasmessa a tutto il genere umano, rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio; e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita, l’immagine dell’uomo terreno, così per l’azione del tuo Spirito, fa’ che portiamo l’immagine dell’uomo celeste. Per Cristo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio – Giovanni 19,17-37
I soldati presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Golgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto». I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
Riflessione Commento a Isaia 42,1-9
“Il mio servo che io sostengo…non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole…” Essere amici di Dio non preserva dalla complessità della vita, chiede al contrario di esporsi, di mettere a rischio la propria vita, di tendere sempre al superamento di sé, oltre ogni possibile mediocrità. Il Figlio di Dio, prediletto e crocifisso, porta a perfezione la figura del servo del Signore descritto nelle profezie di Isaia (cfr. Is 42,1-9). Eppure, potremmo rileggere le parole del profeta provando a mettere noi stessi nella scomoda posizione del servo del Signore, di colui o di colei che ha ricevuto un compito. Non si parla qui di vocazione, di uno stato di vita particolare, ma di un modo di abitare il mondo, di non essere (come diceva Paolo VI) estranei alla storia. E se riprendiamo in mano, parola per parola, il testo di Isaia ci accorgiamo di quanto il mondo abbia ancora bisogno di figure così, anonime forse, ma amate, prescelte e inviate. Certo: “portare il diritto alle nazioni” può sembrare compito sproporzionato alle nostre reali possibilità, al nostro ruolo nella società, ma gli atteggiamenti descritti sono in realtà molto semplici, feriali, alla portata di tutti: non alzare il tono, non strillare nelle piazze…in un tempo in cui la ragione sembra stare dalla parte di chi parla di più, di chi urla di più, di chi insulta di più…l’invito a non alzare il tono è estremamente attuale, forse un po’ rivoluzionario e comunque controcorrente. Non spezzare una canna incrinata, non spegnere una fiamma smorta…in un tempo in cui vige la legge del più forte…proteggere i più deboli è diventato un lusso, roba da ingenui idealisti. E poi proclamare il diritto con verità…che potremmo sintetizzare semplicemente “dire la verità”: basterebbe così poco per portare il diritto alle nazioni? Forse no, ma sarebbe un ottimo punto di partenza. Ma dire la verità non va molto di moda. Oggi ci è chiesto di contemplare Gesù – amato e crocifisso – capostipite degli amici di Dio ai quali è riservata una sorte complicata, che spinge decisamente verso un oltre, oltre noi stessi, oltre le nostre paure, oltre i nostri limiti. San Paolo direbbe che è la grazia a caro prezzo, noi aggiungiamo che è una vita pienamente umana ma abitata dallo spirito di Dio, dal Creatore di tutto che ci prende per mano.
Contemplando il Crocifisso
«Allegoria dell’Antico e Nuovo Testamento» di Hans Holbein della Scottish National Gallery di Edimburgo
In questi giorni di riflessione e di preghiera proponiamo un’opera poco conosciuta del pittore HANS HOLBEIN IL GIOVANE (1498-1543) il quale visse in ambiente protestante (ma mantenendo nei confronti della fede cattolica un atteggiamento rispettoso) come si può notare dal quadro in questione che è una vera e propria catechesi in immagini. Si tratta di un’opera complessa, anzi, complicata, che fa pensare a un rebus: la scena è spartita in due da un grande albero che ha rami spogli sulla sinistra e fronde verdi sulla destra; a sinistra il cielo è coperto da scuri nuvoloni di tempesta mentre a destra sta arrivando il sereno. Davanti alla pianta c’è un uomo nudo che simboleggia l’umanità seduto su una pietra sulla quale è incisa una famosa frase di S. Paolo: «Che uomo disgraziato sono! Chi mi libererà da questo corpo soggetto alla morte?» (Romani 7,24). Alla sua destra il profeta Isaia gli indica la Vergine Maria che inginocchiata su un’altura riceve la visita di Gabriele il quale le annuncia che diventerà madre del Figlio di Dio. Il profeta commenta: “Ecco la Vergine concepirà e darà alla luce un figlio che sarà chiamato Emmanuele” (Is. 7,14). Alla sinistra di Adamo Giovanni Battista pone la sua mano sulla spalla dell’uomo invitandolo a guardare “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” (Giovanni 1,29) e puntando l’indice gli mostra Gesù con i discepoli, il quale è in cammino verso l’epilogo della sua vita: Gesù infatti “doveva morire…per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (cfr. Gv 11,51-52) Il pittore li rappresenta come gregge di pecore che sta pascolando tranquillo nei pascoli erbosi attorno all’albero della croce (Il Signore è il mio pastore non manco di nulla: in pascoli erbosi mi fa riposare…Salmo 23).

La sinistra (per noi) del quadro rappresenta l’Antico Testamento ed è esattamente speculare rispetto alla destra che come abbiamo visto rappresenta invece il nuovo Testamento: prevale l’oscurità, l’albero è spoglio, la montagna è aspra e rocciosa e in primo piano c’è l’inequivocabile richiamo alla morte con una tomba aperta in cui è deposto uno scheletro. Sopra la tomba la scena del peccato di Adamo ed Eva con il serpente che offre alla prima coppia il frutto proibito. Proprio di fronte a Maria sul monte c’è Mosè che riceve le tavole della legge di Dio nel fuoco e nella nube e sotto, di fronte alla croce, c’è il serpente di bronzo che salva dalla morte chi è stato colpito dal morso dei serpenti nel deserto. Sopra il palo con il serpente di bronzo c’è la scritta: “Mysterium Iustificationis” = il mistero della giustificazione di cui il serpente di bronzo è solo il segno mentre la realtà è Gesù crocifisso. Infine alla nostra destra in primo piano Gesù risorto schiaccia lo scheletro e il mostruoso demonio ai suoi piedi per indicare che il Risorto non è solo la sua (di Gesù) vittoria sul male, sul demonio e sulla morte, ma anche la nostra ottenuta grazie non alla legge di Mosè, ma alla fede in Cristo Gesù. Dove infatti c’è Cristo regna la vita, la luce, l’armonia e la bellezza e Cristo in questo quadro è rappresentato come il definitivo superamento e completamento dell’Antico Testamento.
Buona Pasqua a tutti








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