Giovedì 14 maggio 2026

     

    VI Settimana di Pasqua

     

    Avvenne il 14 maggio…

    1643 – A soli 4 anni, Luigi XIV diventa re di Francia: regnerà per 72 anni

    1796 – Edward Jenner somministra la prima vaccinazione anti-vaiolo;

    1914 – Inizia l’olocausto ellenico: gli ottomani uccidono 350.000 Greci del Ponto durante e dopo la prima guerra mondiale

    1948 – Israele si dichiara Stato indipendente e viene istituito un governo provvisorio;

    1955 – Guerra fredda: 8 nazioni del Blocco comunista, compresa l’URSS, firmano un trattato di mutua difesa chiamato Patto di Varsavia;

    1973 – Viene lanciata Skylab, la prima stazione spaziale degli USA;

     

    Aforisma di Alessandro Manzoni

    «I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi».

     

    Santi del giorno

    Mattia è abbreviazione del nome ebraico Mattatia, che vuol dire dono di Jahvè. Di Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli apostoli, quando viene chiamato a ricomporre il numero di dodici, sostituendo Giuda Iscariota. Viene scelto con un sorteggio, attraverso il quale la preferenza divina cade su di lui e non sull’altro candidato – tra quelli che erano stati discepoli di Cristo sin dal Battesimo sul Giordano -, Giuseppe, detto Barsabba.

    Dopo Pentecoste, Mattia inizia a predicare, ma non si hanno più notizie su di lui. La tradizione ha tramandato l’immagine di un uomo anziano con in mano un’alabarda, simbolo del suo martirio. Ma non c’è evidenza storica di morte violenta. Così come non è certo che sia morto a Gerusalemme e che le reliquie siano state poi portate da sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, a Treviri, dove sono venerate.

     

    Preghiera Colletta

    O Dio, che hai voluto aggregare san Mattia al collegio degli apostoli, per sua intercessione concedi a noi, che ci allietiamo per il dono del tuo amore, di essere annoverati tra gli eletti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

     

    Parola di Dio Giovanni 15,9-17

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.

    Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

     

    Riflessione card. Carlo Maria Martini

    È necessario avere della preghiera una visione ampia, totale e inesauribile: la preghiera è una realtà di cui nessun uomo ha scrutato i confini; è un’esperienza di cui nessun uomo ha varcato le ultime soglie.  Siamo sempre in cammino, e più si va avanti più si scoprono orizzonti, più si cammina e più si avanza. La preghiera, infatti, è essenzialmente un mistero e, come tale, viene da Dio creatore del cielo e della terra.  Così ci spiega la bellissima esclamazione di sant’Agostino: «Ci hai fatti per te, o Dio, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te». Da quando l’uomo è apparso sulla terra è incominciata la storia della preghiera; uomini e donne di diverse religioni si sono rivolti e si rivolgono in preghiera all’Essere supremo a cui danno nomi diversi.

    La preghiera è la risposta immediata che sale dal cuore della persona umana quando si mette di fronte alla verità dell’essere. Questo può avvenire in molti modi. Per qualcuno può essere un paesaggio di montagna, un momento di solitudine nel bosco, l’ascolto di una musica che fa dimenticare la realtà che ci circonda, che ci libera dalla schiavitù delle invadenze quotidiane, dalle cose che ci sollecitano continuamente; allora facciamo un respiro un po’ più ampio del solito, avvertiamo qualcosa di indefinibile che ci muove dentro, ci sentiamo pienamente noi stessi e, quasi istintivamente, eleviamo una preghiera: Grazie, mio Dio.

    Ciascuno di noi, penso, ha sperimentato nella propria vita l’uno o l’altro di questi momenti. Forse in una serie di circostanze felici si è trovato a esprimere il ringraziamento a Dio traendolo dal fondo del proprio essere: è la preghiera naturale, la preghiera dell’essere. Ogni nostra educazione alla preghiera parte quindi da un semplicissimo principio: l’uomo che vive a fondo l’autenticità del suo esistere, prova spontaneamente l’esigenza di esprimersi attraverso delle parole, mute o pronunciate, rivolgendosi a Colui che l’ha creato. Sta a noi cercare di favorire quelle condizioni che ci mettono in stato di autenticità, di cercare dentro di noi la voce misteriosa di Dio per ascoltarla e risponderle, di ravvivare il senso di gratitudine per il dono della vita, della creazione, di quanto di bello e di buono esiste nel mondo.

    Non sarebbe giusto trascurare l’educazione alla preghiera dell’essere, perché questa ci aiuta a comprendere che la preghiera è una realtà misteriosa, ma facilissima, che nasce «dalla bocca e dal cuore dei lattanti» (cfr. Salmo 8,3), che sgorga quando la persona – il bambino, l’adolescente, il giovane, l’adulto, l’anziano – si pone di fronte a sé in condizioni di distensione, calma, serenità, pace.

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché l’ateismo ideologico e pratico, l’indifferenza religiosa, l’agnosticismo dilaganti lascino posto alla ricerca di Dio, all’ascolto della sua Parola, all’obbedienza ai suoi comandi. 

     

    Don’t Forget! Storia dei martiri cristiani: 

    I MARTIRI DELL’ARMENIA (1.a parte) 

    Nel 1915 si consumava uno dei più sanguinosi eccidi dei tempi moderni che costò la vita a 1 milione e mezzo di cristiani armeni. La Chiesa Apostolica Armena ha canonizzato in massa questi uomini, donne e bimbi e ha fissato al 24-4 la “giornata della memoria”.

    La persecuzione scatenata, tra il 1915 e il 1918, dai turchi nei confronti degli armeni residente in Anatolia e nel resto dell’Impero Ottomano rappresenta il primo esempio in epoca moderna di sistematica soppressione di una minoranza etnico-religiosa. Una campagna di eliminazione che non scaturì solo dall’ideologia, scopertamente razzista, del sedicente Partito “modernista e progressista” dei Giovani Turchi (vedi foto in basso a sinistra), ma trasse le sue origini più profonde dall’innata, anche se inconfessabile, insofferenza che i musulmani ottomani e curdi di Anatolia hanno sempre manifestato nei confronti della minoranza cristiana armena, portatrice di valori religiosi e culturali semplicemente diversi. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire le motivazioni e la genesi di uno dei più orribili e meno pubblicizzati fenomeni di intolleranza etnico-religiosa del XX secolo.

    Lo sterminio degli armeni (1915-1918) in realtà non è che il completamento di una lunga campagna di persecuzioni e discriminazioni che ebbe inizio a partire dalla seconda metà dell’800 all’interno del decadente Impero Ottomano. Tra il 1894 e il 1896 ‘Abd ul-Hamid, l’ultimo sovrano, o meglio despota, della Sublime Porta (vedi foto a destra), diede il via a un programma di sterminio che, sotto molti aspetti è possibile paragonare a quello nazista nei confronti del popolo ebraico. Fu in questo periodo, infatti, che il governo turco iniziò ad applicare nei confronti degli armeni – già discriminati in molti settori della vita civile ma ancora in grado di sopravvivere più o meno decorosamente – una serie di leggi volte non solo a perfezionare l’isolamento civile della minoranza, ma a decretarne e a renderne possibile lo sterminio legale: una manovra che in buona misura venne attuata anche per scaricare sugli armeni – nazione molto attiva e mediamente colta – la responsabilità dei fallimenti della politica di governo dei sultani, assolutamente deficitaria ed arretrata.

    La persecuzione contro gli armeni, infatti, va anche vista come il risultato dei complessi e traumatici processi storici che tra la seconda metà del XIX secolo e i primi 13 anni del XX determinarono lo sgretolamento dell’Impero Ottomano. Dopo avere dovuto rinunciare (dopo la guerra con l’Italia del 1911/12 e la Prima Guerra Balcanica del 1913) a gran parte dei suoi possedimenti (Libia, Albania, Macedonia e parte delle isole dell’Egeo) il governo turco, entrò in una fase di crisi molto acuta. Temendo la completa dissoluzione dell’Impero, prima la Sublime Porta e poi il Partito dei Giovani Turchi, assunsero un atteggiamento sempre più sospettoso verso le minoranze (greca, bulgara, ebraica, beduina e armena), colpevoli – secondo i vertici di Costantinopoli – di tramare nei confronti dell’Impero, minandone le fondamenta.

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