Mercoledì 13 maggio 2026

     

    VI Settimana di Pasqua

     

    Avvenne il 13 maggio…

    1787 – Arthur Phillip lascia l’Inghilterra con 11 navi di detenuti, per fondare una colonia penale in Australia;

    1809 – Napoleone I occupa Vienna;

    1846 – Guerra Messico-Statunitense: gli Stati Uniti d’America dichiarano guerra al Messico;

    1888 – Il Brasile abolisce la schiavitù;

    1909 – Parte da P.za Loreto a Milano il 1° Giro d’Italia, 8 tappe per 2448 km, vinto da Luigi Ganna;

    1917 – Tre fratellini vedono la B. V. Maria a Cova da Iria vicino a Fátima, in Portogallo;

    1978 – In Italia entra in vigore la Legge Basaglia, che abolisce i manicomi;

    1981 – Mehmet Ali Ağca tenta di assassinare papa Giovanni Paolo II in P.za S. Pietro a Roma;

     

    Aforisma di Alessandro Manzoni

    «La vita non è già destinata ad essere un peso per molti, e una festa per alcuni, ma è per tutti un impiego, del quale ognuno sarà chiamato a rendere conto».

     

    Santi del giorno

    La Madonna appare a Fatima in tempi di diffuso materialismo ideologico e politico (il bolscevismo sovietico); non solo, otto giorni prima, papa Benedetto XV, visto il perdurare della 1.a Guerra Mondiale, aveva invitato i cattolici di tutto il mondo ad unirsi in una crociata di preghiera, per ottenere la pace.

    Il 13 maggio la Vergine Maria si rivelò a Fatima, in Portogallo nel 1917 a 3 pastorelli Lucia de Jesus, Francesco e Giacinta Marto, per 6 volte: lasciò loro un messaggio per tutta l’umanità, centrato su penitenza e devozione al suo Cuore Immacolato. Il 13 ottobre 1930 il vescovo di Leiria dichiarò degne di fede le visioni dei tre bambini, autorizzando il culto alla Madonna di Fatima.

    Sul luogo delle apparizioni è sorto un santuario, che comprende la Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima, dove sono venerati i resti mortali dei tre veggenti. Da allora Fatima è una delle più importanti mete di pellegrinaggio.

     

    Preghiera Colletta

    O Padre, che ci doni la grazia di celebrare nel mistero la risurrezione del tuo Figlio, fa’ che possiamo rallegrarci con tutti i santi nel giorno della sua venuta nella gloria. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

     

    Parola di Dio Giovanni 16.5-11

    In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da sé stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».».

     

    Riflessione don Arturo commenta don Bepo

    «Nella S. Messa i benefici dell’Eucaristia (potrebbero essere) paragonati ai benefici della vita difesa dalle leggi igieniche».  don Giuseppe Vavassori (10/5/1965, dialoghi domenicali)

    In una catechesi Papa Francesco per spiegare la celebrazione della Messa prese il via dagli alberi quando fioriscono. Disse: «Vi farò qualche domanda. Un albero ammalato, fiorisce bene, se è malato? No! Un albero, una pianta non innaffiati dalla pioggia o artificialmente, possono fiorire bene? No. E una pianta a cui hanno tolto le radici o che non ha radici, può fiorire? No. Cioè senza radici si può fiorire? No! E questo è il messaggio: la vita cristiana deve fiorire nelle opere di carità, nel fare il bene. Ma se tu non hai radici, non potrai fiorire. Ma la radice chi è? Gesù! Se tu non sei con Gesù, lì, in radice, non fiorirai.

    Se tu non innaffi la tua vita con la preghiera e i sacramenti, voi avrete fiori cristiani? No! Perché la preghiera e i sacramenti innaffiano le radici e la nostra vita fiorisce. Vi auguro che questa primavera sia per voi primavera fiorita, come sarà la Pasqua fiorita. Fiorita di buone opere, di virtù, di bene fatto agli altri Ricordate questo, questo è un versetto molto bello della mia Patria: “Quello che l’albero ha di fiorito, viene da quello che ha di sotterrato”». I tralci, come i rami, non possono vivere se non sono collegati al tronco e il tronco non vive se si tagliano le radici. Tutto è connesso. Se stacchi un ramo da un albero, il ramo si secca perché non gli arriva più il nutrimento di cui ha bisogno, se tagli le radici il tronco secca.

    Gesù ci ricorda: “State uniti a me altrimenti vi seccate”. Occorre mettere in atto i meccanismi di alimentazione e di protezione – suggerisce don Bepo – così come giustamente ci preoccupiamo di rispettare l’igiene nei nostri ambienti…In una lettera il sindaco di Firenze La Pira ha scritto: «Togliete il ramo secco dell’ateismo e vedrete quel tronco rifiorire a nuova vita e speranza per tutti». Tralci, vite, radici sono condizioni indispensabili per dare frutto e la comunità cristiana e la vita di ogni cristiano. La mia vita spirituale è una pianta di cui devo prendermi cura anch’io insieme a Dio. Non posso lasciare che cresca selvatica e da sola.

    Lo spirito che ho dentro, e che è il vero luogo del mio incontro con Dio, rischia davvero di seccarsi e di esser gettato via se non è curato attraverso la preghiera, la meditazione della Parola, la vita comunitaria della Chiesa, la vita concreta di carità sullo stile di Gesù. Questi sono gli strumenti per la giusta cura e la corretta potatura della mia vita spirituale. Se imparo a coltivare questa mia vita spirituale divento fruttuoso, e chiunque mi avvicina si accorge che in me i frutti dell’amicizia, della pazienza, del perdono, dell’altruismo sono davvero abbondanti. E questi frutti di vita segnalano che il mio legame con la pianta principale che è Gesù non è interrotto ma è vivo. 

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché l’ateismo ideologico e pratico, l’indifferenza religiosa, l’agnosticismo dilaganti lascino posto alla ricerca di Dio, all’ascolto della sua Parola, all’obbedienza ai suoi comandi.

     

    Don’t Forget! Santi della carità

    S. ISIDRO labrador, S. MARIA DE LA CABEZA, S. ISIDORO contadino e sua moglie S. MARIA DE LA CABEZA

    sec. XI-XII Spagna

    Questo è uno dei rari casi di uomini sposati diventati santi. Isidoro dedica tutta la vita alla preghiera e al lavoro dei campi e ciò che guadagna non lo tiene tutto per sé perché è generoso e altruista. Nato a Madrid, in Spagna, intorno al 1070, da famiglia di contadini poverissimi, Isidoro (che non sa né leggere né scrivere, come tutti i poveri agricoltori dell’epoca) rimane orfano di padre da bambino. Sua moglie, contadina come lui, si chiama Maria e, seguendo l’esempio del marito, da avara diventa buona e religiosa. L’agricoltore ama la natura e gli animali e d’inverno – francescanamente- getta sulla neve un po’ di grano per non far morire di fame gli uccellini.

    Isidoro crede in Dio ed è molto religioso: quando lavora la terra per conto del padrone, a volte si ferma a pregare. I colleghi, invidiosi, lo accusano di essere “assenteista”, uno scansafatiche che ruba ore al lavoro. Alcuni di loro vanno dal padrone per accusare ingiustamente Isidoro di tenere per sé parte del raccolto. Il padrone crede alle calunnie riferite, ma la verità è un’altra: Isidoro dona parte delle proprie sostanze, per altro modeste, ai più poveri.

    Si racconta anche di un miracolo dovuto alla Provvidenza Divina che dona abbondanza a chi sa essere generoso con i più sfortunati: Isidoro, infatti, aiuta i poveri togliendo del cibo da un sacco che, prodigiosamente, si riempie di continuo. Un giorno il padrone non può credere ai suoi occhi: recatosi a controllare il lavoro svolto da Isidoro, vede due angeli spingere l’aratro e guidare i buoi mentre il buon contadino è intento a pregare. Il proprietario da quel momento non crede più alle calunnie degli invidiosi e comincia a tenere in grande considerazione il suo bravo agricoltore: grazie al lavoro di Isidoro, infatti, i raccolti, di ottima qualità, sono abbondanti e sembrano moltiplicarsi.

    Il padrone capisce che il suo dipendente è guidato dall’intervento Divino e tutti i poveri contadini della zona cominciano a vivere meglio, usufruendo dell’abbondanza creata dalle preghiere di Isidoro. Isidro muore nel 1130 circa, mentre la moglie morirà nel 1175, entrambi in fama di santità. Ancora oggi S. Isidro è molto amato in tutta la Spagna. Santo patrono di Madrid, le sue spoglie riposano nella cattedrale della città. Viene invocato contro la siccità e perché arrivi la pioggia. Tantissime le grazie ottenute da chi lo invoca. È protettore degli agricoltori, dei braccianti, della semina e dei raccolti.

     

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