Venerdì 24 aprile 2026

     

    III Settimana di Pasqua

     

    Avvenne il 24 aprile…

    1184 a.C. – Secondo la tradizione, gli Antichi Greci entrano a Troia servendosi di un finto cavallo

    1547 – Il Duca d’Alba, comandante delle forze imperiali di Carlo V, sconfigge le truppe della Lega di Smalcalda nella battaglia di Mühlberg.

    1792 – Viene composto l’inno nazionale francese, intitolato La Marsigliese.

    1915 – Coi primi arresti a Costantinopoli ha inizio il genocidio armeno nell’impero ottomano.

    1945 – In varie città italiane inizia la fase finale della guerra partigiana di liberazione, che porterà il giorno dopo alla presa di quasi tutte le città del nord da parte del Comitato Liberazione Nazionale

    2005 – Vaticano: in P.za S. Pietro S. Messa di inaugurazione del pontificato di papa Benedetto XVI

     

    Aforisma di Origene

    “Se qualcuno vuole salvarsi, venga in questa casa, nella quale c’è il sangue di Cristo, in segno di redenzione…fuori di questa casa, cioè fuori della Chiesa, nessuno si salva.

     

    Santo del giorno

    Marco Reyd – il futuro fra Fedele – nato a Sigmaringen, in Germania, nel 1578, si era laureato in filosofia e in diritto all’università di Friburgo in Svizzera, e aveva intrapreso la carriera forense a Colmar in Alsazia. Accolse con entusiasmo l’invito del conte di Stotzingen, che gli affidava i figli e un gruppo di giovani perché li avviasse agli studi.

    Soggiornando per 6 anni in diverse città d’Italia, Spagna e Francia, impartì ai giovani allievi ammaestramenti che lo fecero ribattezzare col nome di “filosofo cristiano”. A 34 anni, abbandonò tutto e tornò a Friburgo al convento dei cappuccini. Fu guardiano al convento di Weltkirchen.

    Da Propaganda Fide ebbe l’incarico di recarsi in Rezia, in piena crisi protestante: le conversioni furono numerose, ma attorno a lui si creò un’ondata di ostilità. Nel 1622, a Séwis, durante la predica, si udì qualche sparo. Fra Fedele portò a termine la predica e poi si riavviò verso casa. Gli si fecero attorno una ventina di soldati che gli intimarono di rinnegare quanto aveva predicato poco prima e, al suo rifiuto, lo uccisero di spada.

     

    Preghiera Colletta

    Dio onnipotente, che ci hai fatto conoscere la grazia della risurrezione del Signore, donaci di rinascere a vita nuova per la forza del tuo Spirito di amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

     

    Parola di Dio Giovanni 6,52-59

    In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.

    Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.

    Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.»

     

    Riflessione dal Blog di Costanza Miriano

    C’è una famosa barzelletta dove Peppino invoca S. Gennaro: “fammi vincere alla lotteria”. Il santo risponde: “Va bene Peppino ma, almeno, tu compra il biglietto”. La vita ci è data gratuitamente, però l’abitudine a essere viziati può essere letale. Ci possiamo aspettare che le cose ci calino sulla testa. Pensiamo che possiamo averle senza sforzo, come l’aria, il sole, la felicità. Ma chiedere ciò che si desidera, lottare per ciò che si vuole è il minimo, altrimenti sarebbe un affronto alla libertà.

    Chiede chi sa cosa vuole, chiede chi è certo di appartenere, come il bambino che domanda a un padre. Chi crede di potere fare da solo, chi si pensa orfano perché ha rinnegato la sua famiglia guarda da lontano, pieno di invidia. Non vuole sentirsi dire che anche lui potrebbe, che non è davvero solo. Vorrebbe, ma non si abbassa a supplicare. Come quei bimbi boriosi, troppo orgogliosi per chinarsi, che pensano sia loro tutto dovuto. Siamo stati tratti dal nulla, per questo il nulla ci affascina.

    Se rifiutiamo di esser creati ogni momento ritorniamo nel nulla, un caos informe dove niente è certo. Ci fa credere di essere nulla, mentre siamo qualcosa. Ogni istante in cui viviamo ci dice che siamo qualcosa, ogni nostro respiro afferma che la vita vale, va vissuta. Invece preferiamo rinchiuderci nella prigione del nostro breve ragionamento errato, credendo di sapere già tutto, che nessuna novità sia possibile, che il vero sia un’invenzione per i fessi.

    Invece di godere di ciò che abbiamo il nostro orgoglio ci spinge perfino a negare l’ultima evidenza, cioè noi stessi. Cogito ergo non sum. Si pensa di sapere tutto. Si vede la felicità degli altri e la si disprezza, incapaci di capire che potrebbe essere anche la nostra, se la domandassimo, se rispondessimo a quella chiamata che ancora e ancora ci viene fatta. Finché un giorno sarà troppo tardi, l’ultima eco del richiamo si spegnerà e il biglietto della lotteria vincente resterà invenduto. 

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo il buon Dio affinché non faccia mancare al popolo cristiano preti e religiosi che donino ogni giorno la Parola divina, il pane di vita eterna e il perdono dei peccati.

     

    Don’t Forget! Foto della settimana

    PROSEGUE IL VIAGGIO DEL PAPA IN AFRICA 

    Saurimo, Angola. Papa Leone XIV in visita a una casa di riposo
    AP PHOTO / ANDREW MEDICHINI

     

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