Nel 1931 mentre don Bepo era direttore de L’Eco di Bergamo e del Patronato San Vincenzo, accadde ad Almenno San Bartolomeo un tragico fatto di sangue: tre fratelli vennero uccisi a colpi di scure. Don Antonio Seghezzi, a quel tempo curato del paese, fu chiamato a benedire le salme. Pochi giorni dopo furono catturati il responsabile del feroce delitto e i tre complici.
L’assassino fu condannato a morte e don Bepo venne incaricato di assisterlo spiritualmente nelle ultime ore. I due parlarono a lungo e l’uomo affidò al sacerdote i suoi figli prima di essere fucilato alla Fara (fu l’ultima esecuzione a Bergamo in tempo di pace). Don Vavassori mantenne la promessa e i figli furono accolti al Patronato dove appresero una professione e si fecero onore nella vita lavorativa e familiare.
In questo fatto colpiscono alcune cose: il ruolo avuto nella tragedia da due preti che sarebbero diventati due glorie della Chiesa di Bergamo, il primo perché martire a Dachau e l’altro perché grande testimone della carità.
In secondo luogo il fatto che un feroce assassino affidi i figli al prete che lo sta aiutando a pentirsi e preparando a morire, così che, perso un padre, ne trovino un altro nel 43enne sacerdote che garantirà loro un futuro sereno. Infine una considerazione: la santità trova il modo di illuminare anche la tragedia più oscura e la carità sa come risolvere anche i casi più drammatici.








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