giovedì 14 febbraio ’18

    5a Settimana del Tempo Ordinario

     

     

    nell’immagine un dipinto di George Grosz – Hitler all’inferno

     

     

    L’aforisma del giorno (1000 proverbi della Bibbia)

    “L’occhio avido non si sazia dei propri beni e mentre ghermisce quelli altrui, perde i propri”

     

    Iniziamo la Giornata Pregando

    Dio, ricco di misericordia, che nella missione apostolica dei santi fratelli Cirillo e Metodio hai donato ai popoli slavi la luce del Vangelo, per la loro comune intercessione fa’ che tutti gli uomini accolgano la tua parola per formare il tuo popolo santo concorde nel testimoniare la vera fede. Amen

     

    CIRILLO E METODIO

    fratelli di sangue e fede, nati a Tessalonica (Salonicco, Grecia) all’inizio del sec. IX, evangelizzarono i popoli della Pannonia e Moravia. Crearono l’alfabeto slavo e tradussero in questa lingua la Scrittura e i testi della liturgia latina, per aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti. Per questa missione apostolica sostennero prove e sofferenze di ogni tipo. Papa Adriano II accreditò la loro opera, confermando la lingua slava per il servizio liturgico. Cirillo morì a Roma il 14-02-869. Giovanni Paolo II li ha proclamati con S. Benedetto patroni d’Europa.

     

    Ascoltiamo la Parola di Dio (Luca 10,1-9)

    Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

     

    Riflessione Per Oggi (Gramellini: il Caffè – Corriere della Sera)

    Così risponde Gramellini alla trovata del prof. Coletti che sdoganava espressioni diffuse nella parlata popolare soprattutto del sud, ma scorrette del tipo “scendi il cane”

    A me un po mi dispiace tanto che il presidente dell’H-demmia della Crusca habbia fatto marcia nel didietro e coretto a uno dei suoi ex-ponenti più lustri, il professor Coletti. Il cuale, come anno letto anche cuelli che non s’hanno leggere, aveva spiegato che in itagliano ammodernato si può dire «scendi il cane» e «siedi il bambino». Sempre se cè un bambino da sedere o un cane da scendere, perche quì nessuno vuole obrigare a cualcuno a saliscendere a cualcun’altro. S’iamo una democrazzia intransitiva, ma se uno vuole sedere un bambino, o un cane, deve poterglielo fare. La lingua non va tenuta chiusa come un porto. La lingua va spalancata ai desiderati del po’polo. Se al presidente di tutte le Crusche non gli stà abbene, mi dispiace per egli. Chiedessimo al ministro della Drammatica, della Sintassica e della Nalisi Logica che si facesse un Re Ferendum repubblicano. Se la maggioranza dei propietari di cani voterebbe che il cane si scende, all’ora si scende ebbasta, così non bagna dapertutto. Si scende con il sacchetto e il guinz’aglio, pero senza l’amuseruola, perche l’Itaglia non è una dettatura, ma un paese Maduro. Cè solo un verbo che non mi trova accordato con al professor Coletti. Secondo il cui, andrebbe giusto d’ire anche «Esci i soldi». Non scherzassimo. I soldi e sempre meglio che non eschino, specie al giorno doggi, altrimenti glieli prendono i banch’ieri amichi di Macronne, l’economia siede, il Pil si scende e, se tutto andrebbe bene, fossimo rovinati.

     

    Intenzione del giorno

    Preghiamo per tutti i fidanzati e per gli sposi perché non smettano mai di volersi bene

    don’t forget:

    S. VALENTINO DA TERNI vescovo romano, martire. E’ considerato patrono degli innamorati. Sono molte le leggende sulla sua vita che riguardano gli innamorati: ciò spiega perché è il patrono di fidanzati e sposi. Una di queste leggende narra che il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle mani: i giovani si allontanarono riconciliati.

     

     

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