Avvenne il 29 ottobre…
969 – Le truppe bizantine occupano Antiochia.
1268 – Decapitato a Napoli Corradino di Svevia; si conclude la vicenda degli Hohenstaufen in Italia
1863 – Sedici nazioni, a Ginevra, concordano sulla fondazione della Croce Rossa Internazionale.
1923 – La Turchia, a seguito della dissoluzione dell’Impero ottomano, diventa una repubblica.
1945 – A New York viene messa in vendita la prima penna a sfera.
2004 – A Roma i venticinque paesi membri dell’Unione europea firmano la costituzione europea.
Aforisma di M. T. Cicerone
«I saggi sono istruiti dalla ragione; le menti comuni dall’esperienza; gli stupidi dalla necessità; e i bruti dall’istinto».
Santo del giorno
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Vive a Sassello col padre Ruggero e la madre M. Teresa. Tenace altruista, snella, occhi limpidi e sorriso aperto, ama la neve e il mare, pratica molti sport. Ha un debole per gli anziani che copre di attenzioni. A 9 anni conosce i ‘Focolarini’ di Chiara Lubich ed entra a fare parte dei ‘Gen’. Terminate le medie si trasferisce a Savona dove frequenta il liceo classico. A 16 anni, durante una partita a tennis, avverte i primi lancinanti dolori a una spalla: osteosarcoma dopo analisi approfondite. Inutili interventi alla spina dorsale, chemioterapia, spasmi, paralisi alle gambe. Rifiuta la morfina che le toglierebbe lucidità. Si informa di tutto, non perde mai il sorriso. Alcuni medici, non praticanti, si riavvicinano a Dio. Chiara Lubich, che la segue da vicino, in una lettera la chiama ‘Luce’. Negli ultimi giorni, vuole prepararsi all’incontro con ‘lo Sposo e si sceglie l’abito bianco con fascia rosa. Vuole che il rito sia una festa. Muore all’alba del 7 ottobre 1990. Dichiarata “Venerabile” il 3-7-2008, è stata beatificata il 25-9-2010.. |
Preghiera Colletta
Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e la carità, e perché possiamo ottenere ciò che prometti, fa’ che amiamo ciò che comandi. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli. Amen
Parola di dio Luca 13,31-35
In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demoni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”. Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».
Riflessione Don Arturo Bellini commenta don Bepo.
«Offerte e domande. Che cosa domandare? Tutti domandano tutti esigono». Don Bepo Vavassori (12/6/1935 – Quaresima e riflessioni). Osservazione attualissima quella di Bepo, soprattutto se consideriamo che fu scritta nel 1935″. Il “tutto dovuto” crea un cortocircuito pericolosissimo: più un ragazzo ottiene senza sforzo, meno valore attribuisce a ciò che riceve, cresce incapace di tollerare la frustrazione e vive sempre insoddisfatto. Don Bosco racconta che un giorno si presentò a Valdocco una madre disperata insieme al figlio. La donna non sapeva più cosa fare: il ragazzo cresceva incontentabile, costantemente insoddisfatto, nonostante lei gli comprasse tutto ciò che desiderava e lo esentasse da ogni fatica. Pretendeva vestiti nuovi, cibo di suo gradimento e tempo libero, senza badare ai sacrifici della madre come un atto “tutto dovuto”. Don Bosco prese in disparte la madre e, con la sua tipica fermezza intrisa di amorevolezza, le spiegò dove risiedesse l’educazione sbagliata: “Voi credete di amarlo risparmiandogli ogni fatica e assecondando ogni suo capriccio. Ma questo non è amore vero: è un amore falso che lo distrugge. Gli state insegnando che il mondo gli deve tutto, senza che lui debba corrispondere in nulla. Chi cresce nell’illusione che tutto gli sia dovuto, non conoscerà mai la gioia della gratitudine e diventerà un adulto infelice ed egoista.” Don Bosco accolse il giovane nell’oratorio, ma impose una stretta pedagogia del servizio: il ragazzo dovette iniziare a pulire i dormitori, ad aiutare in cucina e a guadagnarsi i piccoli premi attraverso il rispetto delle regole e l’impegno nello studio. Quando il giovane si lamentò che all’oratorio non riceveva subito tutto ciò che chiedeva, Don Bosco gli disse: “Qui non c’è nulla di dovuto, tutto è un dono di Dio e del lavoro dei tuoi compagni. Solo quando imparerai a ringraziare per il pane che mangi, sarai un uomo libero”. Don Bosco e don Bepo, nella loro sapienza educativa, sapevano bene che è diseducativo dare senza chiedere mai una controparte in termini di responsabilità o lavoro. Per crescere leali e responsabili, capaci di guadagnarsi da vivere occorre sviluppare i propri talenti, aiutarli a capire che la vita non è una strada comoda che si percorre senza sforzo, ma comporta spirito di sacrificio e perseveranza e Gratitudine verso che ci ha fatto e ci fa del bene. Un adolescente centrato sui propri impulsi immediati perde la capacità di accorgersi di essere amato e scambia l’amore per un obbligo altrui.
Intenzione di preghiera del Papa
Preghiamo perché la pastorale della salute mentale si integri in tutta la Chiesa, aiutando a superare lo stigma e la discriminazione verso le persone con malattie mentali.

Vincenzo nasce a Pizzighettone (Cremona) il 9-3-1845, penultimo dei dieci figli della famiglia Grossi proprietaria di un mulino e rispetto ad altre agiata, ma non al punto da permettersi di mantenere due figli in seminario. Così Vincenzo aspetta che il maggiore Giuseppe diventi prete e solo a 19 anni può iniziare il suo percorso, anche se, tra un sacco di farina e l’altro, si è preparato con il suo parroco per l’esame di ginnasio, il che gli permette il 22-5-1869, a 24 anni, di arrivare in tempo all’ordinazione. Dopo i primi incarichi nelle parrocchiette limitrofe alla sua, nel 1873 è nominato parroco a Regona, frazione del suo paese, per cercare di rimediare ai danni compiuti (sono parole del vescovo) da un “disgraziato antecessore” che ha desertificato la parrocchia. Ci riesce presto e bene, trasformandola in un “conventino”, come dicono i confratelli un po’ invidiosi, dimenticando che don Vincenzo per tante ore al giorno è prigioniero del confessionale nel tentativo di “costruire” le coscienze, mentre almeno altrettante le passa davanti al tabernacolo. Dai giovani si lascia tranquillamente invadere la canonica e anche svuotare la dispensa un modo questo per tenerli lontano da compagnie e divertimenti pericolosi. A preoccuparlo, però, è la gioventù femminile, per arrivare alla quale pensa di farsi aiutare dalle migliori ragazze che si sono affidate alla sua direzione spirituale. Prendono così forma le Figlie dell’Oratorio, che si ispirano a S. Filippo Neri, al servizio della gioventù e in stretta collaborazione con i parroci e che per abito devono avere un vestito semplice, senza velo per poter meglio avvicinare le ragazze. Chiede loro di abitare in case in mezzo alla gente e di lavorare per potersi mantenere economicamente e non gravare sulle casse della parrocchia. Il sogno di questa nuova congregazione prosegue anche quando, nel 1883, il vescovo gli chiede di andare a Vicobellignano in una parrocchia difficile con una forte presenza metodista. Qui deve adottare un nuovo stile pastorale, più “in uscita”, a cominciare da questi fratelli “separati”, dei quali dice: “I metodisti devono comprendere che amo anche loro”. Per questo cerca di essere per tutti “il bastone che sostiene e non la verga che ferisce”. E si fa capire così bene da convincere il loro pastore a venire ad ascoltare le sue prediche, mentre le famiglie protestanti cominciano a mandare i loro figli alla scuola parrocchiale. “Lavorate, lavorate, perché in Paradiso si deve andare stanchi… là si vive di rendita”, raccomanda ai parrocchiani e alle sue Figlie, dando per primo l’esempio di un’attività senza sosta, di famiglia in famiglia, al confessionale, all’altare. Il peso degli anni, un po’ di delusione nella risposta di alcuni parrocchiani, forse un momento di crisi lo portano a ipotizzare di lasciare la parrocchia per dedicarsi esclusivamente alle sue Figlie, ma il vescovo lo convince a rimandare questo passo perché la parrocchia ha ancora bisogno di lui. Muore il 6-11-1917 di peritonite fulminante e subito si accorgono che è morto un santo, fattosi tale, nella quotidianità più anonima, “semplicemente” facendo il parroco e, insieme, gettando l’occhio al di là del proprio orticello per venire in aiuto alle necessità della Chiesa. Come ancora stanno facendo le sue Figlie, oggi presenti anche in Argentina ed Ecuador.









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