martedì 10 settembre ’19

     

     

    Proverbi Della Bibbia – Siracide 6,36

    Cerca il sapiente, avvicinalo di buon mattino e il tuo piede logori la soglia della sua casa

     

    Iniziamo la Giornata Pregando (Inno)

    O Padre, che ascolti quanti si accordano nel chiederti qualunque cosa nel nome del tuo Figlio, donaci un cuore e uno spirito nuovo, perché ci rendiamo sensibili alla sorte di ogni fratello secondo il comandamento dell’amore, compendio di tutta la legge. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

     

    Nicola da Tolentino

    Nato nel 1245, a 14 anni entrò fra gli eremitani di sant’Agostino di Castel Sant’Angelo come oblato e nel 1274 fu ordinato sacerdote. Era un asceta che diffondeva sorriso, un penitente che metteva allegria: veniva da 8-10 ore di preghiera e digiuno a pane e acqua, ma aveva parole che spargevano sorriso. Molti venivano da lontano a confessargli ogni sorta di misfatti, e andavano via arricchiti dalla sua fiducia gioiosa. Sempre accompagnato da voci di miracoli, nel 1275 si stabilì a Tolentino dove resterà fino alla morte il 10 settembre 1305.

     

    La Parola di Dio del giorno Luca 6,12-19.

    Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi

     

    Riflessione del Giorno (Gustave Thibon)

    Definire la libertà come indipendenza nasconde un pericoloso equivoco. Non esiste per l’uomo indipendenza assoluta: un essere finito che non dipenda da nulla, sarebbe un essere separato da tutto, eliminato cioè dall’esistenza. L’uomo non è libero nella misura in cui non dipende da niente e da nessuno: è libero nella misura in cui dipende da ciò che ama, ed è schiavo nella misura in cui dipende da ciò che non può amare. Il problema della libertà non si pone in termini di indipendenza, ma di amore. La forza del nostro amore determina la nostra capacità di essere liberi. Così il problema della libertà non si pone in termini di indipendenza, ma in termini di amore. La potenza del nostro attaccamento determina la nostra capacità di libertà. Per terribile che sia il suo destino, colui che può amare tutto è sempre perfettamente libero, ed è in questo senso che si è parlato della libertà dei santi. All’estremo opposto, coloro che non amano nulla, hanno un bello spezzare catene e fare rivoluzioni: rimangono sempre prigionieri. Tutt’al più arrivano a cambiare schiavitù, come un malato incurabile che si rigira nel suo letto”.

     

    Intenzione del giorno

    Preghiamo per tutti i morti a causa degli attentati e delle guerre dopo l’11 settembre 2001

     

    …Don’t forget!

    11-9-2001: Quattro aerei vengono fatti schiantare sui due grattacieli del World Trade Center, sul Pentagono e in un campo in Pennsylvania, causando migliaia di vittime.

    15-9-1993: la mafia uccide a Palermo don Pino Puglisi per il suo impegno evangelico e sociale

     

    1000 quadri più belli del mondo

     

    Questo quadro è opera di Francisco Rizi (1608-1685) il cui padre, Antonio Ricci, era pittore nativo di Ancona, trasferitosi in Spagna a partire dal 1583. A Madrid Ricci sposò una giovane madrilena che gli diede due figli: Juan e Francisco, i cui cognomi vennero ispanizzati in Rizi. Francisco si fece un nome come artista tanto che nel 1656 fu nominato ufficialmente pittore del re. Nel quadro il re Carlo iI presiede l’AUTODAFÉ (=atto di fede) ossia la cerimonia pubblica in cui era eseguita la penitenza o condanna decretata dal tribunale dell’Inquisizione tenuta a Madrid il 30 giugno 1680.

    FRANCISCO RIZI: AUTO DE FE IN PLAZA MAYOR DI MADRID  1683 - Olio su tela - 277 x 438 cm – Museo del Prado Madrid

    FRANCISCO RIZI: AUTO DE FE IN PLAZA MAYOR DI MADRID 1683 – Olio su tela – 277 x 438 cm – Museo del Prado Madrid

     Quest’atto iniziava con il giuramento del Re di difendere la fede cattolica e di perseguitare eretici e apostati. L’Inquisizione fu creata a Roma nel XIII secolo, come tribunale contro gli eretici e fu affidata ai domenicani. In Spagna l’Inquisizione iniziò in Aragona e i monarchi cattolici la stabilirono per tutti i regni nel XV sec.  Sebbene la maggior parte delle AUTODAFE fossero celebrate in privato, a volte erano tenute pubblicamente, come le esecuzioni o i roghi delle streghe in altri paesi europei. In questo quadro il Rizi non rappresenta qualcosa da lui visto, ma ciò che viene descritto in un libro di José dell’Olmo. L’autodafe in questione si era tenuto anni prima nella piazza principale di Madrid ed è durata l’intera giornata. Sullo sfondo la tribuna reale con Carlos II, sua moglie María Luisa e sua madre. Sulle balconate trovano posto illustri personaggi della corte. A sinistra, sul grande tappeto c’è l’altare e la croce verde a simboleggiare la speranza di perdono per i riconciliati e lo stendardo del Sant’Uffizio. Accanto, le tribune dei pubblici ufficiali e il signore dell’inquisitore generale presso la tribuna del re al quale ha prestato giuramento. Al centro del quadro due detenuti vestiti come nel XV secolo, con coroza (cappello conico simbolo di infamia) e sambenito (vestito tipico dei condannati); vicino a loro in appositi pulpiti i relatori delle cause e condanne e i domenicani con il predicatore nel pulpito centrale. I detenuti potevano essere penitenciados cioè puniti con castighi diversi nel caso avessero rinunciato ai loro errori e si fossero riconciliati; oppure condannati a morte per garrota o sul rogo nel caso fossero recidivi. In primo piano si vedono i soldati della fede e gli asini che porteranno i condannati a morte alla periferia della città per essere giustiziati dalla giustizia secolare. La inquisizione spagnola fu la più terribile di tutte anche perché era diventata un mezzo di controllo non solo da parte della Chiesa (più che altro interessata a salvaguardare la fede da errori e devianze) ma soprattutto da parte del potere politico che la usava come mezzo di repressione del dissenso. Il quadro costituisce un eccezionale documento storico più che un capolavoro artistico.

     

     

    nell’immagine un dipinto di Marianne von Werefkin09

     

     

     

     

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