Martedì 14 maggio 2024

     

    7.a settimana di pasqua

     

    Avvenne il 14 maggio…

    1483 – Carlo di Valois è incoronato re di Francia.

    1796 – Edward Jenner somministra la prima vaccinazione anti-vaiolo.

    1939 – All’età di 5 anni, Lina Medina è la più giovane madre nella storia della medicina.

    1940 – I Paesi Bassi si arrendono alla Germania nazista.

    1955 – Otto nazioni, compresa l’URSS firmano il trattato di mutua difesa detto Patto di Varsavia.

     

    Aforismi per Immagini

    “TV SPAZZATURA”

    ILLUSTRAZIONE SATIRICA

    DI PAWEL KUCZYNSKI

     

    Preghiera

    O Dio, che hai voluto aggregare san Mattia al collegio degli apostoli, per sua intercessione concedi a noi, che ci allietiamo per il dono del tuo amore, di essere annoverati tra gli eletti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

     

    Santo del giorno

    S. Mattia Apostolo

    Di Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli apostoli, quando è scelto a ricomporre il numero di dodici, sostituendo Giuda Iscariota. Viene scelto con un sorteggio, attraverso il quale la preferenza divina cade su di lui e non sull’altro candidato – tra quelli che erano stati discepoli di Cristo sin dal Battesimo sul Giordano- Giuseppe, detto Barsabba.

    Dopo la Pentecoste, Mattia inizia a predicare, ma non si hanno più notizie su di lui. La tradizione ha tramandato l’immagine di un uomo anziano con in mano un’alabarda, simbolo del suo martirio. Ma non c’è evidenza storica di morte violenta. Così come non è certo che sia morto a Gerusalemme e che le reliquie siano state poi portate da S. Elena, madre dell’imperatore Costantino, a Treviri, dove sono venerate.

     

    Parola di Dio del giorno Giovanni 15,9-17

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

    Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

    Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

     

    Riflessione

    Ci eravamo proposti di essere liberi; di lasciarci alle spalle tutto l’odio, tutta la violenza, tutto il dogmatismo e la presunzione. Dovevamo imparare a camminare senza paura, parlare senza timore; eravamo sicuri che non ci sarebbero più state né guerre né nemici, il giorno in cui avessimo finalmente deciso di abbandonare Dio, per cominciare a camminare sulle nostre gambe di uomini senza farci sottomettere dalle pretese di illusioni come la fede.

    Abbiamo abbandonato Dio, le chiese sono poco a poco diventate deserte salvo qualche occasionale rito celebrato tra moda e noia; dove la Parola (quella di Dio, per intenderci) ha lasciato lo spazio alle parole, le nostre parole e ciò che un tempo era sacro, è diventato ovvio, così ovvio da essere banale, così banale da essere trascurato, così trascurato da diventare trascurabile. Ciò che non viene ripetuto è solo un’eco che piano svanisce anche dal ricordo. Poi ci siamo accorti che in questo mondo nuovo da noi costruito, la guerra e il massacro sono di casa, la violenza è attesa, invocata…ci siamo accorti che odiamo molti di più di un tempo e molto più di prima.

    Misogini e sessisti, razzisti, omofobi, transfobici, islamofobi, eurocentrici e euroscettici, agenti del patriarcato e del regime, fallocentrici e populisti, bianchi, neri, xenofobi e odiatori, suprematisti e nazionalisti e ogni altra possibile variante di passione o contro-passione. E quest’odio dilagante non può essere mitigato o mitigabile, perché perdonare è diventato impossibile, salvo che a noi stessi, ovvio! Queste cose però le tacciamo o le sussurriamo sotto voce per non farci udire, perché ci siamo accorti che siamo noi i nostri carcerieri.

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo per coloro che hanno abbandonato il sacerdozio o la vita religiosa, perché con l’aiuto e la comprensione della comunità cristiana, non perdano la via che li porta a Dio.

     

    Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo

    VINCENT VAN GOGH: LA RONDA DEI CARCERATI

    Pittura a olio su tela 1890 – 80 x 64 cm –Museo Puskin di Mosca

    Quest’opera è stata realizzata mentre van Gogh era degente nel manicomio di Saint-Rémy. Il soggetto è tratto da un’incisione di Gustave Doré: in quel periodo, infatti, Van Gogh era in isolamento e, non avendo possibilità di dipingere all’aperto, fece numerose copie di stampe di vari artisti. La scena è ambientata in una «fossa dei serpenti» di forma poligonale, le cui pareti estendendosi verso l’alto precludono l’orizzonte allo sguardo, il quale vorrebbe andare oltre questo cortile claustrofobico e opprimente.

    Ogni possibile speranza è rovinata anche dalle grandi pietre della pavimentazione che, riflettendo l’irreale luce azzurra che inonda la scena, la cala in un’atmosfera asfissiante e allucinata. Il senso di chiusura che scaturisce da questa visione viene esasperato dai prigionieri che, fuoriusciti dalle celle per l’ora d’aria, ruotano senza fine, col loro incedere apatico, affaticato e ripetitivo.  Alcuni carcerieri, che per il loro aspetto farebbero pensare piuttosto a flâneur borghesi, osservano con raccapricciante apatia il dramma umano che si consuma davanti ai loro occhi. Un carcerato (quello in primo piano coi capelli biondi) guarda disperato all’osservatore: le sue braccia cadono inerti lungo i fianchi e non indossa berretto, a differenza dei suoi compagni.

    In questo modo si distingue dalla massa anonima e informe rendendosi conto di come la sua umanità sia stata violentata e abbandona la «maschera» che la società gli ha imposto. Secondo alcuni si tratterebbe del ritratto dello stesso artista desideroso di evadere, alla ricerca di libertà. Van Gogh cioè in questo quadro racconterebbe sé stesso e la sua tragedia di uomo e di artista esiliato, incompreso, disadattato, il suo desiderio di amare il prossimo ed di essere riamato. Ma in tutta questa tristezza permane un anelito di speranza. Due piccole farfalle, in alto, volteggiano vicine alla parete: con le bianche e fragili ali superano anche gli ostacoli più insormontabili per gli esseri umani, nella ricerca di felicità infinite.

     

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