martedì 9 luglio ’19

    Proverbio del giorno

    Nessuno ha più bisogno di un sorriso di colui che non ha più niente da offrire. (Cina)

    Iniziamo la giornata Pregando

    Signore Dio, che in Cristo hai manifestato la tua attenzione e il tuo amore nei confronti dei piccoli e dei poveri, fa’ che nel reciproco servizio della carità diventiamo strumenti di misericordia. Amen

    Veronica Giuliani una delle grandi mistiche della storia, ebbe numerose rivelazioni e ricevette le Stimmate. Nata presso Urbino nel 1660, nel monastero di Città di Castello. Entratavi 17enne, vi morì nel 1727, dopo essere stata cuoca, infermiera, maestra delle novizie e badessa. All’autopsia risultò che il cuore era trafitto da parte a parte. Dopo aver ricevuto le piaghe della Passione di Cristo, infatti «piansi molto e con tutto il mio cuore pregai il Signore di volerle nascondere agli occhi di tutti». Morì il Venerdì Santo, dopo 33 giorni di malattia.

    Ascoltiamo la Parola di Dio Matteo 9,32-38.

    In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. Scacciato il demonio, quel muto cominciò a parlare e la folla presa da stupore diceva: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demoni per opera del principe dei demoni». Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».

    La Riflessione del Giorno (Frammenti di Vita)

    La signora non fa nulla per nascondere la scatoletta di raso verde che fa intuire la preziosità del contenuto e con la voce rotta dall’emozione confida: “Ho un grosso favore da chiedere alla Madonna per i miei figli: così ho pensato di donarle questo”. Siccome nel cortile nulla sfugge agli occhi di chi, non avendo niente da fare, passa il giorno scrutando l’occasione propizia, mi affretto a suggerirle: “Entriamo in chiesa prima”. Dentro, lei apre la scatoletta e tira fuori un prezioso collier d’oro: “Ecco, mettiamolo al collo della Madonna” fa indicando la statua che troneggia sull’altare. Con tutto il tatto possibile le faccio notare che l’operazione è apprezzabile, ma forse un po’ imprudente: al collo della Madonna il gioiello non resterebbe più di cinque minuti…In quel momento entra in chiesa un africano con una vistosa collana dorata, di poco valore, ma di grande effetto e propongo alla signora: “Se alla Madonna doniamo la collana del ragazzo e a lui e ai tanti altri giovani ospiti destiniamo il ricavato della vendita del collier, lei pensa che la Madre di Dio si offenda?”. Le si illumina il volto e: “Mi sembra una splendida idea –dice- Da mamma sono convinta che la Madonna non possa che essere felice di uno scambio del genere”.

    Intenzione del giorno

    Preghiamo perché trasformiamo l’ostilità in ospitalità attraverso gesti di solidarietà e accoglienza

    Don’t Forget! I “1.000 quadri più belli del mondo”

    ABID: JAHANGIR RICEVE IL PRINCIPE KHURRAM, AJMER, APRILE 1616

    Folio 192v dal Windsor Padshahnama, ca. 1635-36 Biblioteca Reale di Windsor Londra

    Il dipinto ritrae un “Dabar” cioè la riunione del re con i dignitari di corte. L’evento che è del tutto ordinario, questo caso presenta una particolarità: siamo nell’aprile 1616 e Jahangir il sovrano (vedi ritratto a fianco), presenta alla sua corte il figlio ed erede, il principe Khurram, che una volta salito al trono si farà chiamare Shan Jahan. Il dipinto è realizzato negli anni trenta del ‘600 e Jahangir è morto da qualche anno (1627); si tratta quindi di un’opera fatta realizzare da Shan Jahan per legittimare il suo potere e ricordare il padre. Dal punto di vista tecnico, la composizione manca del tutto di prospettiva: gli artisti indiani in ritardo, avevano appreso le regole prospettiche europee, ma per una precisa decisione del sovrano, queste non dovevano essere utilizzate nelle raffigurazioni imperiali.

     

    Pur senza l’aiuto della prospettiva, possiamo immaginare una grande sala allungata, con una transenna divisoria a circa 1/3 della stanza e con in fondo una piccola balconata, coperta da un baldacchino che evidenzia i personaggi principali: l’imperatore al centro, il principe Khurram a sinistra e un servitore, forse un “Sufi” (figura religiosa musulmana) a destra. In basso i dignitari di corte, divisi da una transenna dorata che li separa in base al grado di nobiltà, rintracciabile anche dalla diversa qualità del vestiario e dei gioielli indossati.

    Quest’ultimo dato è molto interessante e riflette l’attenzione che i pittori dell’atelier Mughal avevano per la definizione dei particolari più minuti. Si noti, inoltre, l’influenza che il cristianesimo importato dai Gesuiti ha sulla figurazione Mughal: i puttini che fanno da corona al sovrano posto al centro della parte bassa della scena, sovrano che abbraccia un globo –anche questo elemento mediato dall’arte europea- a indicare il suo dominio sul mondo.

     

     

     

    nell’immagine un quadro di Jacek Yerka

     

     

     

     

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