«Quanti figli ho? Dipende»

     

    Quando anni fa venne accolto al Patronato, tra le domande di rito (età, nome, cognome ecc.) gli si chiese se avesse dei figli: “Otto” rispose. Per questo qualche tempo dopo mi sorpresi quando al suo medico disse di averne sei. “Ma non erano otto?” obiettai. “Sì, ma due sono morti da piccoli”.

    Il chiarimento era convincente. In un’altra occasione, dovendo regolarizzare il permesso di soggiorno, al suo avvocato precisò di averne 4. “Non è possibile che ogni volta tu diminuisca il numero…” gli dissi spazientito. Senza scomporsi spiegò che altri due erano frutto del suo primo “amore” e che una volta in Italia non aveva saputo più nulla né di lei né delle bimbe.

    L’ultima trovata è di pochi giorni fa: alla domanda di un funzionario, risponde di avere “due figli”. Lo metto alle strette: “Prima i figli erano 8, poi 6, poi 4, ora 2. Immagino che alla prossima risponderai 1…a che gioco stai giocando?”. Farfuglia una spiegazione in un misto di inglese e italiano dai dettagli confusi, ma dal significato chiaro.

    Spiega che cercava solo di gestire i suoi dati tenendo conto di chi aveva di fronte, per non compromettere la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno tanto desiderato: “Gli ho detto solo due, perché voi italiani non avete più di due figli per famiglia…E così ho cercato di adeguarmi”.

     

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