Lunedì 14 settembre 2026

     

    24.a settimana tempo ordinario

     

    Avvenne il 14 settembre…

    81 – Tito Flavio Domiziano diventa imperatore romano dopo la morte del fratello Tito

    629 – L’imperatore Eraclio rientra a Costantinopoli dopo la vittoria nella guerra contro i Persiani (602-629) portando in trionfo la reliquia della Vera Croce da lui riscattata.

    1812 – L’esercito russo dà fuoco a Mosca per impedire che Napoleone la catturi

    1953 – Nikita Khruščëv è eletto primo segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica

    1959 – La sonda sovietica Luna 2 si schianta sulla Luna, primo manufatto umano a raggiungerla

    1960 – Viene fondata l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC)

    1965 – Apertura del quarto ed ultimo ciclo del Concilio Vaticano II

     

    Aforisma dalla lettera di S. Paolo a Galati

    “Non ci sia per noi altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.”

     

    Festa del giorno

    Questa festa nacque a Gerusalemme, nell’anniversario della dedicazione, avvenuta il 14-9-335, delle due basiliche fatte edificare da Costantino, l’una sul Golgota (ad Martyrium), l’altra presso il santo Sepolcro (Anastasis), anche a seguito del ritrovamento delle reliquie della croce da parte di Elena, madre dell’imperatore.

    La croce, già strumento del più terribile fra i supplizi, che Costantino nel 320 proibì di usare, per il cristiano è l’albero della vita, il talamo, il trono, l’altare della Nuova Alleanza: dal Cristo, nuovo Adamo addormentato sulla croce, è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa.

    La croce è il segno della signoria di Cristo su coloro che nel Battesimo sono configurati a lui nella morte e nella gloria (cf. Rm 6, 5). Nella celebrazione eucaristica di oggi il colore liturgico è il rosso, il colore della Passione di Gesù che richiama appunto la S. Croce e viene utilizzato anche il Venerdì Santo.

     

    Preghiera Colletta

    O Padre, che hai voluto salvare gli uomini con la croce del tuo Figlio unigenito, concedi a noi, che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero, di ottenere in cielo i frutti della sua redenzione. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

     

    Parola di dio Giovanni 3,13-17

    In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

     

    Riflessione frammento del giorno

    La prima lettura della 23.a domenica del Tempo Ordinario inizia così: “Rancore e ira sono cose orribili e il peccatore le porta dentro” (Sir. 27). È tracorso da soli due gorni il 25° anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle (11-9-2001) dal quale è nata una serie di guerre durata 20 anni. E manca meno di un mese al 3° anniversario della strage di Hamas in Israele (7-10-2023) da cui sono nati i conflitti che sconvolgono Gaza e il medio Oriente.

    Coloro che, dominati dal rancore e dall’ira hanno commesso queste stragi così spaventose, hanno scatenato un’ira e un rancore ancor più terribili che rendono le parole del Siracide di 2300 anni fa tragicamente attuali. Nei primi anni del 3° millennio siamo stati testimoni di un’orribile violenza che tutti a parole condannano, ma che troppi di fatto hanno lasciato insinuare nei pensieri, nel linguaggio e nei comportamenti della “gente per bene” che credono di essere.

    Così se dei ragazzini devastano per gioco una chiesetta o un giovane getta la sua donna dal ponte e si uccide, se un malnato carpisce la buona fede di un’anziana per sottrarle i risparmi di una vita…capita che la giustificazione finisca per delegittimare il bene e che lo sdegno duri solo 24 ore, perché bisogna riservarne un po’ allo scandalo successivo. Rancore, ira, vendetta sono anche oggi cose atroci.

    Ma se le popolazioni colpite dalle stragi del 2001 e del 2023 coi loro capi avessero risposto all’orrore innalzando il livello della loro umanità, potremmo forse cominciare a sperare di vedere un’alba di pace e giustizia».

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché in un mondo che non fa sconti a nessuno i cristiani si distinguano per la loro capacità di chiedere perdono a Dio e di perdonare al prossimo.     

     

    Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo

    UMBERTO BOCCIONI: MATERIA

    • 1912
    • Olio su tela
    • 35 x 23 cm
    • Collezione Peggy Guggenheim 
    • Venezia – Italia 

    Umberto Boccioni (1882-1916) realizzò questo ritratto della madre poco prima di abbandonare la pittura per dedicarsi alla scultura. È una immagine tra le più intense e sconvolgenti dell’epoca e rappresenta una tra le massime espressioni del futurismo che fu la riposta italiana al cubismo. Insieme a Filippo T. Martinetti, Gino Severini, e altri, Boccioni iniziò a pubblicare manifesti che illustravano un approccio nuovo e rivoluzionario all’arte e alla vita moderna.

    I futuristi celebravano la tecno- logia, le macchine e le città industrializzate e insieme propugnavano il rifiuto dei valori e degli stili di vita tradizionali. Quest’opera influenzata dall’opera contemporanea di Picasso, Braque, Duchamp trasforma lo stile statico e analitico del cubismo e lo arricchisce con un energico ed esplosivo dinamismo.

    In Materia, la madre diventa un caleidoscopio di colori e di piani che si sovrappongono: l’immagine materna a metà fra il suo mondo interiore e quello esteriore, seduta sul balcone di casa sua, lascia ai frammenti della strada e della stanza alle sue spalle il compito di attirare lo sguardo dell’osservatore. Il sogno futurista svanì durante la 1.a guerra mondiale quando emersero prepotentemente gli orrori di cui le società meccanizzate erano capaci. 

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