III Settimana di Pasqua
Avvenne il 20 aprile…
1303 – Papa Bonifacio VIII istituisce lo Studium Urbis, oggi Università di Roma “La Sapienza”
1902 – Pierre e Marie Curie purificano e isolano l’elemento radio.
1945 – Le truppe sovietiche entrano a Berlino.
1972 – L’Apollo 16 si posa sulla superficie della Luna.
1999 – Massacro della Columbine High School: in una sparatoria muoiono 15 persone, fra cui i due autori della strage e 24 rimangono ferite
2008 – Papa Benedetto XVI visita Ground Zero a New York
Aforisma di Giambattista Vico (1668-1744)
“Gli uomini prima sono mossi dalla necessità, poi cercano l’utile, poi si beano nel conforto, ancora dopo si trastullano nel piacere, quindi si dissolvono nel lusso e infine impazziscono e sprecano la loro sostanza.”
Santa del giorno

Nata in anno incerto da famiglia nobile di Montepulciano, a nove anni è in collegio dalle monache, dette ‘Saccate’ dal loro particolare abito. E lì poi rimane. Cinque anni dopo accompagna la maestra delle novizie suor Margherita a Proceno (Viterbo) per fondarvi un nuovo monastero. Passa un altro anno e incredibilmente ne diventa superiora: lei, Agnese, a quindici anni, con approvazione pontificia; e “per la visibile forza esercitata dalla sua santità”, come scriverà più tardi fra Raimondo da Capua nella sua entusiastica biografia di Agnese.
Una santità di cui parlano tutti, e che i cittadini di Montepulciano ‘sequestrano’ per sé: insistono, premono, e infine riescono a farla tornare tra loro da Proceno, per fondare nel borgo di Gracciano un monastero, nel 1306. È dedicato a Santa Maria Novella, si alimenterà della spiritualità domenicana e Agnese ne sarà la badessa fino alla morte.
Preghiera Colletta
Dio onnipotente, fa’ che, spogliati dell’uomo vecchio con le sue passioni ingannevoli, viviamo come veri discepoli di Cristo, al quale ci hai resi conformi con i sacramenti pasquali. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio Giovanni 6,22-29
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberiade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbi, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.
Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Riflessione Frammenti di vita
Magra come un chiodo, con gli stopposi capelli biondi ingrigiti dal tempo e il viso spigoloso e pieno di lentiggini, con i suoi modi bruschi e diretti, a 50 anni faceva solo intuire come poteva essere stata da giovane quando decise di entrare nella compagnia di Charles de Foucauld diventando Rosemary la “petite soeur de Jésus”. Dal Belgio si era spostata in America Latina approdando nella zona di El Alto all’estrema periferia di La Paz e viveva in una stanza senza luce né acqua corrente di una casetta di adobes (=mattoni di fango) di cui era custode.
Aveva avuto il permesso di poter tenere il Santissimo in casa, in una teca davanti a cui passava ore in preghiera. Per mantenersi, faceva i lavori più umili: pelare patate nei ristoranti popolari e pulire le strade prima dell’alba con le donne più povere che la emarginavano perché pensavano che la “gringa” (=bianca) volesse rubare loro il “trabajo”.
I pochi risparmi li dava al suo direttore spirituale P. José Ferrari perché li donasse ai carcerati. Espansiva e cordiale, si trovava a volte con i bergamaschi condividendo le nostre cene e lei abituata a digiuni e avanzi, mangiava tutto con gusto. I boliviani non la capivano e forse neppure noi italiani, ma non potevamo non rispettare e non ammirare una come lei che aveva scelto di diventare in tutto e per tutto come quei poveri che Gesù ha proclamato beati.
Intenzione di preghiera
Preghiamo perché i tentativi di dialogo fra Stati belligeranti producano qualche risultato in vista di una pace stabile e duratura in Medio Oriente e in tante altre parti del mondo.
Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo
CARL HEINRICH BLOCH: IL CRTSTO DERISO (THE MOCKING OF CHRIST)
1890, Olio su tela, Museo d’arte Brigham Young University – Utah USA

Carl Heinrich Bloch (23-5-1834 – + 22-2-1890) è un pittore danese noto per i suoi dipinti religiosi che sembrano fotografare la figura di Gesù più che dipingerla. Ha fatto scalpore la riscoperta di un suo dipinto “il Cristo deriso” rimasto nascosto per 130 anni finché M. Magleby direttore del Museo d’Arte della Brigham Young University (Utha – U.S.A.) lo ha riconosciuto e acquistato.
È un dipinto potente, in cui lo sguardo del Cristo è rivolto allo spettatore. Nei suoi occhi non si legge sofferenza, ma la delusione di chi sa di non essere stato capito. Gesù è ritratto in primo piano, avvolto in un mantello rosso e il capo cinto dalla corona di spine, mentre un soldato romano, con espressione beffarda e crudele, si avvicina al suo volto per prendersene gioco e umiliarlo; tiene in mano una canna che rappresenta una parodia del potere di Gesù. Bloch utilizza una tecnica realistica, prestando grande attenzione sia ai dettagli che alle espressioni dei volti, rendendo la scena incredibilmente viva e coinvolgente.
L’intensità e il pathos sono ancora più accentuati dal contrasto tra l’espressione feroce del soldato e la serena accettazione di Cristo. Un ruolo fondamentale lo svolge anche il gioco di luci e ombre: la luce cade sul volto di Cristo per farlo risaltare ed emergere dall’oscurità del fondo, la stessa che avvolge parzialmente il soldato romano. Il dipinto invita a una riflessione sulla natura del sacrificio e della redenzione.








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