martedì 27 luglio ’21

     

    17a Settimana del tempo ordinario

     

    Proverbio del giorno (Proverbi biblici)

    L’odio provoca liti, ma l’amore copre una moltitudine di colpe.

     

    Preghiera del giorno

    Ti rendiamo grazie, o Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci hai concesso per mezzo di Gesù, tuo Figlio.

    Come questo pane spezzato, prima sparso sui monti, è stato raccolto per farne uno solo, così raccogli la tua Chiesa dalle estremità della terra nel tuo regno.

    Perché a Te è la gloria e la potenza per Gesù Cristo nei secoli! Amen.

     

    Santo del giorno

    SAN PANTALEONE MEDICO E MARTIRE (+305) Pantaleone nacque nella seconda metà del III secolo a Nicomedia, nell’odierna Turchia.

    Diventerà successivamente medico e sarà perseguitato dall’imperatore di Costantinopoli Galerio per la sua adesione alla fede cristiana.

    Fu condannato a una morte crudelissima nel 305. È il patrono di medici (insieme ai santi Cosma e Damiano) e delle ostetriche. Viene considerato uno dei quattordici santi ausiliatori.

     

    Parola di Dio del giorno – Mt 13,36-43

    In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

    Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno.

    La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli.

    Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

    Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

    Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

     

    Riflessione del giorno (Card. Ravasi: Mattutino)

    In un luminoso mattino il folle piomba in piazza del mercato con la sua lampada gridando: «Dov’è andato Dio? Noi lo abbiamo ucciso, voi e io!… Le nostre mani grondano del suo sangue. Non sentite il lezzo della sua putrefazione? Dio è morto e resterà morto!… Chi uccide Dio diventerà Dio lui stesso!».

    Il testo qui sintetizzato è tratto da una celebre pagina della Gaia scienza (1882) del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche.

    Ai suoi occhi il nuovo Dio è il Superuomo, libero dalle catene della morale da schiavi che secondo Nietzsche il cristianesimo avrebbe imposto, un superuomo che è artefice autonomo del suo destino.

    Questo ateismo aveva una sua qualche grandezza che è difficile riconoscere nel banale e sarcastico strepitare di alcuni “atei, agnostici, razionalisti” e affini dei nostri giorni, contenti solo di sbeffeggiare gli aspetti degeneri della religione o di interpretarne banalmente alcuni asserti.

    Ma purtroppo il Superuomo divinizzato si è spesso rivelato orrido (Hitler rimanderà al filosofo tedesco!) oppure è decaduto nella mediocrità e non di rado si è deificato l’essere umano più vile.

    Per questo è necessario ritornare, credenti e atei, a interrogarci seriamente su quale Dio, perché con lui e senza di lui nulla resta identico.

     

    Intenzione di preghiera per il giorno

    Perché i disastri, i morti e i dispersi provocati dai cambiamenti climatici in atto, ci aiutino a riflettere sulla nostra responsabilità e ad attuare un serio cambiamento di rotta.

     

    Don’t forget! 1000 quadri più belli del mondo

    CERUTI GIACOMO detto il PITOCCHETTO: RITRATTO DI FANCIULLA CON VENTAGLIO

    1740 – olio su tela – 54,9 x 65,5 cm – Accademia Carrara Bergamo

    Quest’opera è uno dei capolavori assoluti di Giacomo Ceruti (1698/1767) che nasce a Milano nel 1698. Degli anni della sua formazione si sa poco: si suppone abitasse a Brescia, ma nel 1734 è attestato a Gandino, nell’omonima valle bergamasca.

    Nel corso degli anni Trenta l’artista soggiorna perlopiù in Veneto, dove ha l’occasione di conoscere l’opera di artisti veneziani dal Cinquecento al suo tempo: è evidente l’influsso di Giovan Battista Tiepolo, suo contemporaneo.

    Ceruti si cimenta in una grande varietà di generi: pittura sacra, nature morte e molti quadri di genere. Questo bellissimo quadro, di provenienza ignota, faceva parte della collezione di Giovanni Morelli con attribuzione erronea a Francesco Zuccarelli.

    Nel passaggio dell’eredità Morelli all’Accademia Carrara, nel 1891, l’opera fu attribuita al pittore veneziano Pietro Longhi fino a che il critico d’arte Roberto Longhi, nel 1927, assegnò definitivamente l’opera al Ceruti.

    Non sappiamo nulla sull’identità della ragazzina che però ha tutta l’aria di essere una popolana. Abbigliata con semplici abiti e gioielli, un ventaglio di poche pretese esibito con il malcelato impaccio di chi non è abituato a usare certi oggetti, era forse pagata pochi spiccioli per fare da modella; il volto serio rivolto verso il pittore ha un’ombra malinconia che rivela assieme alla dignità un disagio psicologico nello stare immobile per farsi guardare e duplicare come facevano i nobili e i borghesi.

    Il dipinto presenta un’essenzialità cromatica giocata sul rosso dei capelli, il turchese dell’abito e il violaceo del grande ventaglio che spiccano dal fondo bruno e che accentuano la contraddizione tra l’ostentata atmosfera di festa, evidenziata da monili e fiocchetti, e la sostanziale malinconia della ragazza, che pare già consapevole di un destino privo di agi.

     

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