III Settimana di Pasqua
Avvenne il 22 aprile…
1500 – Il portoghese Pedro Álvares Cabral è il 1° europeo ad avvistare le coste del futuro Brasile
1509 – Enrico VIII d’Inghilterra sale al trono dopo la morte del padre.
1915 – Le truppe tedesche, nella seconda battaglia di Ypres, fanno ricorso all’utilizzo di gas tossici contro i nemici: è la nascita della guerra chimica.
1945 – Avendo appreso che le forze sovietiche sono entrate a Eberswalde senza combattere, Adolf Hitler chiuso nel suo bunker, ammette la sconfitta e afferma di essere intenzionato a suicidarsi.
1975 – Il parlamento italiano approva con legge 151/1975 la riforma del diritto di famiglia
Aforisma di Origene
“Se Dio fosse buono e non fosse severo, tutti disprezzerebbero la sua bontà; se fosse soltanto severo senza essere buono, i nostri peccati ci condurrebbero alla rovina.”
Santo del giorno

Il padre di Origene, Leonida, insigne maestro di Alessandria, subì il martirio sotto Settimio Severo nel 204, lasciando orfani sette figli, il maggiore dei quali, Origene, aveva appena 17enne che già mostrava precoce ardore per gli studi biblici.
Eusebio di Cesarea, storico ecclesiastico, narra con dovizia di particolari l’educazione impartita da Leonida al giovane Origene, sottolineando l’amore paterno e la venerazione per la precoce devozione del figlio. La tradizione agiografica greca inserisce Leonida tra un gruppo di martiri celebrati il 5-6.
Dopo la sua morte, vennero confiscati i beni della vedova e i sette orfani furono gettati in mezzo a una strada, e si sarebbero ridotti randagi e mendicanti se una signora di Alessandria non li avesse raccolti e mantenuti. Il Martirologio Romano lo commemora il 22 aprile, sebbene l’identificazione con il martire di Corinto presente nel Geronimiano sia incerta.
Preghiera Colletta
Assisti, o Padre, la tua famiglia, e a quanti nella tua bontà hai donato la grazia della fede concedi di aver parte all’eredità eterna nella risurrezione del tuo Figlio unigenito. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio Giovanni 6,35-40
In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Riflessione di don Arturo Bellini
«Amatevi a vicenda. È il grande precetto di Gesù. È la materia di esame di coscienza». don Giuseppe Vavassori (1964-1969 Diario-Dialoghi domenicali)
Non si nasce capaci di amare. Tutti abbiamo bisogno di imparare. Non si impara ad amare con lezioni scolastiche, ma grazie alla presenza di qualcuno che ci ama che con la sua presenza ci spalanca orizzonti vitali. Senza presenze di genitori, insegnanti educatori significativi senza esperienze di amicizia vera si rischia di crescere negli anni ma di rimanere infantili nell’anima, di restare allo stato adolescenziale, incapaci di uscire dal piccolo orizzonte dei propri interessi, di dedicarsi veramente agli altri, di volere il Bene al di là del proprio tornaconto. Don Bepo in tutte le case di accoglienza da lui aperte volle che fosse posto in bella evidenza il comando di Gesù: “Amatevi a vicenda”.
Imparare ad amare perciò è l’urgenza più importante di sempre. Le forme di condivisione e di prossimità oggi richieste non possono essere la semplice ripetizione dei secoli passati. Oggi ci sono tante persone che testimoniano in modo sublime la dedizione agli altri, l’oblatività dei rapporti, la condivisione di vita. Essi sono i segni per il cammino di tutti.
Sono segni di speranza. Don Giò, da ragazzo, meditando sull’episodio delle mamme che presentano a Gesù i loro bambini affinché li accarezzasse e sul gesto di Gesù che li prende fra le braccia, pone le mani sopra di loro e li benedice, dà voce al desiderio del cuore: «Quanto mi piacerebbe poter essere uno di quei bambini! Stare teneramente tra le Tue braccia… Sentire attraverso questo tocco tutta la Tua potenza ma soprattutto il Tuo amore per me… So che dicendo così può sembrare che io manchi di fede, perché anche in questo momento Tu sei qui vicino a me e mi abbracci col tuo amore…Ma come sarebbe bello poterti sentire, per una volta, fisicamente…Vorrei condividere perfino il tuo dolore, ma spesso in mezzo a tutti questi desideri mi sembra di affogare, come il povero Pietro quella notte…».
Il vero incontro non è emozione, ma è profonda commozione. Il vero incontro è quello che trasforma il nostro sguardo. Ha scritto papa Benedetto: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con la Persona di Gesù Cristo, “che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”.
Il vescovo di Feltre/Belluno qualche anno fa ha raccontato di essere rimasto molto colpito da un prete, che gli ha raccontato il momento in cui la sua vita si è aperta, liberata, ritrovando la bellezza per cui gli era stata donata. Mi ha detto: «Non c’è nient’altro da fare: occorre arrivare a perdonare il passato». Poi mi ha consegnato una croce, vuota, dove c’erano delle gocce di oro proprio lì dove avrebbero dovuto esserci le ferite sanguinanti del crocifisso. Un piccolo biglietto portava scritto: «Non un crocifisso ma il vuoto, il risorto, l’infinito. Unica eredità: l’oro nelle ferite».
Intenzione di preghiera
Preghiamo il buon Dio affinché non faccia mancare al popolo cristiano preti e religiosi che donino ogni giorno la Parola divina, il pane di vita eterna e il perdono dei peccati.
Don’t Forget! Santi della carità
SAN CORRADO DA PARZHAM
GIOVANNI EVANGELISTA BIRNDORFER
RELIGIOSO CAPPUCCINO
1818 – 1894


Si può imparare molto dalla vita dei santi: conducono una vita semplice, mangiano poco, rinunciano a tutto per risparmiare, ma la loro non è avarizia poiché non accumulano tesori da tenere nascosti. Il denaro risparmiato lo usano per aiutare gli indigenti nel momento del bisogno e per incoraggiarli, con parole di conforto e di comprensione, a superare il periodo critico. I santi condividono le asprezze del povero e pensano: «Se fossi io al suo posto come vorrei essere trattato?».
Così si comportò per tutta la vita il tedesco GIOVANNI EVANGELISTA BIRNDORFER, nato a Parzham (Germania) nel 1818. I suoi genitori erano contadini benestanti, i quali, mossi da un profondo sentimento religioso, insegnarono ai 12 figli a essere generosi con i bisognosi. Giovannino, undicesimo dei fratelli, rimase orfano a 16 anni: era un ragazzo mite, dolce, gioioso, amante della natura. Lavorava i campi assieme ai dipendenti del padre dei quali era amico e mentre zappava la terra recitava il Rosario.
Frequentava la chiesa e andava in pellegrinaggio nei santuari. Avrebbe potuto condurre l’azienda di famiglia, ma Giovanni desidera aderire al Terz’Ordine Francescano, perciò regalò la sua eredità ai poveri e diventò cappuccino col nuovo nome di Corrado. Per tutta la vita fu portinaio del Convento di S. Anna ad Altötting (Baviera, luogo di nascita di papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger). Chiamato “Santo portinaio”, ai poveri che suonano la campanella del convento, apriva accogliendoli con un sorriso e non era mai né nervoso né arrabbiato. Aveva pazienza, confortava, incoraggiava, distribuiva gratuitamente pane, minestra e birra leggera prodotta dai frati stessi.
Devoto della Madonna, Corrado continuò la sua quotidiana e semplice missione fino all’ultimo giorno della sua vita. Basso di statura, ricurvo, calvo, con una corona di capelli canuti sulla nuca, la lunga barba bianca, accoglieva, a qualsiasi ora del giorno e della notte, chiunque bussasse alla porta del convento. Morì nel 1894 ad Altötting, nella chiesa conventuale ora a lui intitolata, nel santuario mariano più famoso della Germania.








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