martedì 21 luglio ’20

     

     

    nell’immagine un dipinto di Carl Frieseke

     

     

     

     

    XVIa Settimana tempo Ordinario

     

    Proverbio del Giorno (Etiopia)

    Chi non perdona gli altri distrugge il ponte nel punto in cui anche lui deve passare.

     

    Iniziamo la giornata Pregando

    Padre sapiente e misericordioso, donaci un cuore umile e mite, per ascoltare la parola del tuo Figlio che ancora risuona nella Chiesa, radunata nel suo nome, e per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli. Per il nostro Signore Gesù Cristo…Amen

     

    Daniele

    l’ultimo dei 4 profeti maggiori, nato a Gerusalemme da famiglia nobile, fu deportato a Babilonia tra il 606-605 a.C. Qui fu scelto con altri tre giovani giudei (Anania, Azaria e Misaele) dal re colpito dalla sua intelligenza e rettitudine. A corte Daniele si distinse come oracolo e giudice giusto, ebbe visioni e operò segni grandiosi nel nome del suo Dio. Sopravvisse al crollo dell’impero neo-babilonese (539-38) e vide i primi anni del nuovo impero persiano prima della morte

     

    Ascoltiamo la Parola di Dio (Mt 12,46-50)

    In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

     

    Riflessione Per Il Giorno (Mattutino Ravasi)

    “La ricchezza guasta l’intelligenza, come un pasto troppo forte vela di sonno anche l’occhio più vivace” Il primo effetto di un eccessivo amore per la ricchezza è la perdita della propria personalità. Si è tanto più persona, quanto meno si amano le cose. Si usa chiamare «la sindrome dei fratelli Collyer»: Homer e Langley si rinchiusero nella loro casa sulla Quinta Strada di New York colmandola all’inverosimile di oggetti (14 pianoforti, decine e decine di grammofoni, macchine da scrivere, giocattoli, carrozzine per bimbi, casse, barili, fusti, lampade, vestiti, libri, tonnellate di giornali e cibi e altro), sigillarono le porte, introdussero trabocchetti per vietare l’accesso e là morirono sommersi dalla loro ossessione per la “roba”. Chi non ricorda la terribile finale della novella intitolata appunto «La roba» di Giovanni Verga, quando il protagonista, sentendo prossima la morte, esce in cortile e si mette ad ammazzare a colpi di bastone le sue anatre e tacchini, strillando: «Roba mia, vientene con me!»? Vitaliano Brancati (è sua la citazione iniziale) ci ricorda che chi ama troppo le realtà materiali perde la propria personalità, è accecato nella mente e ha il cuore indurito. È suggestivo il monito della Bibbia secondo il quale chi adora l’idolo diventa simile ad esso (Salmo 115,8), si tramuta cioè in oro o pietra egli stesso e Paolo dichiara che l’attaccamento alle ricchezze è appunto idolatria (Col 3,5). Raccogliamo l’appello di Cristo: «Non accumulatevi tesori sulla terra dove ladri scassinano e rubano, ma tesori in cielo” Perché sulla terra dov’è il tuo tesoro, sarà il tuo cuore» (Mt 6,19-21).

     

    Intenzione del giorno

    Preghiamo per i monasteri femminili soprattutto quelli di clausura.

     

    Don’t forget! 

    21/07/1992: muore don Ambrogio Fiami, prete del Patronato.

     

    “1.000 quadri più belli del mondo”

    Gli spillatori di vino è una delle opere più significative di Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto (Milano 1698 – Milano 1767). Il soprannome Pitocchetto deriva dai soggetti preferiti dell’artista: i contadini, gli umili, gli ultimi, i pitocchi insomma. Giacomo Ceruti nei primi decenni del Settecento fu attivo a Brescia, dove ha lasciato una ricca produzione artistica fra dipinti a soggetto religioso, ritratti e scene di vita quotidiana. La sua arte si inserisce nel filone di un realismo che a Brescia si sviluppò intorno ad artisti quali Moretto e Savoldo e in Lombardia ebbe esiti eccelsi con Foppa e Caravaggio. Nelle sue opere scorre la quotidianità con tratti di lucidità spietata, che nelle opere minori si orienta verso un’interpretazione quasi teatrale. Gli spillatori di vino (forse padre e figlio) esprime un realismo vivo

    GIACOMO CERUTI “IL PITOCCHETTO”: SPILLATORI DI VINO 1740 - olio su tela - 117 x 151 cm. - Collezione privata Salvadego di Padernello

    GIACOMO CERUTI “IL PITOCCHETTO”: SPILLATORI DI VINO 1740 – olio su tela – 117 x 151 cm. – Collezione privata Salvadego di Padernello

    e maturo, oltre le pose da rappresentazione teatrale evidenti in altri suoi dipinti. La composizione si presenta come un’istantanea nello scorrere dei giorni: lo spillatore, piegato sulle ginocchia davanti alla botte, sembra essersi voltato di scatto avvertendo la presenza di qualcuno. Con i toni tenui caratteristici del Pitocchetto, il tratto cromatico della scena propone sfumature che ingentiliscono il mondo degli umili. Le mani, ad esempio, o i capelli del ragazzo rivelano una delicatezza che sembra ringiovanire i protagonisti. Del resto nelle opere del Ceruti la povertà appare come una condizione spirituale più che materiale, perde i connotati della privazione e appare come un valore positivo, per cui molti aspetti della vita popolare che il pittore bresciano ritrae sono connotati da ingenuità e freschezza. Un tratto caratteristico che dà a una certa rassegnata tristezza e alla malinconica inedia di tante raffigurazioni, segni di grande modernità.

     

     

     

     

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